Il petrolio vola sopra gli 80 dollari e le Borse affondano, il blocco di Hormuz taglia i traffici del 70%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’escalation militare in Medio Oriente, con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la conseguente risposta di Teheran, ha innescato una reazione a catena sui mercati finanziari e sulle rotte energetiche globali, con il prezzo del petrolio balzato verso quota 80 dollari al barile e le Borse europee precipitate in territorio negativo. Il clima di tensione, che ha portato alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, rappresenta un colpo durissimo per gli approvvigionamenti energetici e per il commercio internazionale, come confermano i primi dati raccolti tra gli operatori del settore. Le quotazioni del Brent, dopo aver toccato un rialzo massimo del 13% nella giornata di oggi, lunedì 2 marzo, si sono assestate poco sotto la soglia degli 80 dollari, mentre il West Texas Intermediate ha registrato un balzo percentuale simile, e i future sul gas ad Amsterdam hanno visto un’impennata del 22% portandosi a 39 euro al megawattora, un livello che non si registrava da febbraio dell’anno scorso.

La ragione di questo shock energetico è da ricercarsi nella paralisi che ha colpito lo Stretto di Hormuz, un vero e proprio collo di bottiglia attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e quasi un terzo del gas naturale liquefatto. Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, la Confederazione Italiana Armatori, ha descritto con preoccupazione la situazione: «Le navi vedono prima di tutti gli altri quello che sta per accadere», ha spiegato, rilevando come nei giorni scorsi l’indice dei noli per le petroliere più grandi avesse già iniziato a crescere, un segnale che non mentiva. Ora, con la chiusura dello stretto e l’interruzione della navigazione in una delle aree più calde del pianeta, i numeri parlano chiaro: Sisto parla di un crollo del traffico del 70%, sottolineando che «con un blocco lungo i danni sarebbero pesantissimi» e che, a differenza di altri passaggi obbligati, per Hormuz non esistono rotte alternative praticabili.

Lo tsunami finanziario e la paralisi dei trasporti

L’ondata d’urto del conflitto si è abbattuta con violenza sulle piazze finanziarie del Vecchio Continente. Piazza Affari ha chiuso in forte ribasso, con il Ftse Mib che ha lasciato sul terreno oltre due punti percentuali trascinato dai sell-off su banche e industriali come Stellantis, mentre hanno tenuto posizione i titoli della difesa e dell’energia. Francoforte, Parigi e Londra hanno seguito il medesimo copione, con il Dax tedesco in calo del 2,42% e il Cac 40 che ha perso più del 2%, in una seduta caratterizzata da una forte avversione al rischio che ha riguardato in particolare i settori delle compagnie aeree e del turismo, con IAG, Lufthansa e Air France-Klm letteralmente in picchiata a causa delle migliaia di voli cancellati da e per l’area mediorientale. L’agenzia europea per la sicurezza aerea, l’Easa, ha raccomandato alle compagnie di evitare gli spazi aerei dell’Iran e dei paesi limitrofi, rendendo di fatto impraticabili le rotte tra Europa e Asia e creando un vuoto di traffico che non si vedeva dai tempi della pandemia.

Sul fronte marittimo, la situazione è altrettanto drammatica. I principali vettori mondiali, da Msc a Maersk, passando per il colosso francese Cma Cgm e i giganti giapponesi, hanno ordinato alle proprie navi di non attraversare lo Stretto e di dirigersi verso porti sicuri, sospendendo di fatto le prenotazioni per le merci destinate al Medio Oriente. Le immagini satellitari mostrano centinaia di navi, tra petroliere e portacontainer, ferme in attesa o raggruppate all’esterno del canale, con costi che lievitano in modo esponenziale. A peggiorare il quadro, l’annuncio della compagnia statale QatarEnergy, che ha interrotto la produzione di Gnl in due dei suoi impianti, Ras Laffan e Mesaieed, a seguito degli attacchi, una mossa che ha fatto schizzare le quotazioni del Ttf ad Amsterdam fino a toccare picchi superiori ai 46 euro.

L’allarme degli armatori e le ripercussioni sui mercati reali

Il blocco dello Stretto di Hormuz, se dovesse prolungarsi nel tempo, minaccia di innescare una crisi degli approvvigionamenti le cui conseguenze si riverseranno inevitabilmente su famiglie e imprese. Il direttore di Confitarma non ha usato giri di parole: se il petrolio e il gas che solitamente transitano non possono più farlo, si crea un serio problema strutturale, non solo di costo. La prospettiva, nel breve periodo, è quella di un prezzo del greggio che potrebbe avvicinarsi pericolosamente ai 100 dollari al barile, un livello che farebbe riaccendere le fiamme dell’inflazione in un’Europa che ancora non ha del tutto metabolizzato gli shock energetici degli ultimi anni. L’industria armatoriale, per quanto flessibile, si trova di fronte a un ostacolo insormontabile: «A Hormuz non si può fare diversamente, è un passaggio obbligato», ha ribadito Sisto, evidenziando come l’unica priorità, in questo momento, resti la sicurezza degli equipaggi di tutte le navi che incrociano in quelle acque.

I primi effetti si stanno già vedendo anche sui listini dei carburanti alla pompa in Italia, dove la media della benzina in modalità self è salita a 1,681 euro al litro e il gasolio ha toccato i massimi da un anno, ma si tratta, come sottolineano gli esperti della Staffetta Quotidiana, solo dell’inizio: gli aumenti odierni non inrano ancora pienamente il balzo delle quotazioni internazionali di questa mattina, e i rincari veri e propri si vedranno nei prossimi giorni. Il Codacons ha lanciato l’allarme anche sulle bollette, dato che l’indice Ttf è in forte rialzo, e sui prezzi al dettaglio di una moltitudine di prodotti, vista la crisi della logistica e l’aumento dei costi di trasporto. Per ora, la Commissione Europea invita alla calma, sottolineando che le scorte di gas sono ancora a un buon livello per la fine della stagione invernale e che non ci sono problemi immediati di sicurezza energetica, ma ha già convocato un gruppo di coordinamento sul petrolio per valutare l’evolversi di una situazione che si preannuncia quanto mai volatile.

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