Il caso Wesley e la simulazione di Diao: per gli arbitri il secondo giallo è sostenibile, il giudice sportivo respinge il ricorso della Roma

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’ennesimo weekend di Serie A si chiude, puntuale come una volta, con il suo carico di polemiche arbitrali, alimentate a dovere dalla successiva puntata di “Open Var”, il programma di Dazn che permette ai vertici della Can di dissezionare, con il senno di poi e la calma della moviola, le scelte più controverse dei direttori di gara. E se sul fronte di Inter–Atalanta le spiegazioni fornite da Dino Tommasi, componente dell’associazione italiana arbitri, hanno in parte seguito la narrativa ormai consolidata, per quel che riguarda Como–Roma il discorso si fa più spinoso e articolato, incentrato com’è sulla doppia ammonizione rimediata da Wesley, esterno della Roma, per un intervento su Diao che ha scatenato l’ira del club capitolino.

L’episodio, che ha di fatto condizionato la partita del Sinigaglia costringendo i giallorossi a giocare in inferiorità numerica, è stato analizzato minuziosamente in studio, partendo proprio dal lavoro della sala Var. Gli addetti ai lavori, come ha spiegato Tommasi, si sono immediatamente concentrati sull’ipotesi di un possibile scambio di persona, il cosiddetto “mistaken identity”, per verificare se il fallo, che dalle prime immagini poteva apparire commesso in tandem con Rensch, fosse effettivamente da attribuire al brasiliano. La verifica, condotta con la consueta attenzione maniacale, ha portato a una conclusione precisa: “Il contatto avviene tra il ginocchio di Wesley e la gamba destra di Diao”, ha dichiarato Tommasi, avvalorando di fatto la scelta di Massa. Una decisione, quella del direttore di gara, definita “supportabile dal campo”, e che comportava automaticamente una conseguente SPA, ovvero l’interruzione di una promettente azione d’attacco, con il conseguente cartellino giallo, il secondo per Wesley.

La conferma della sala Var e l’automatismo del giallo su una azione pericolosa

Non sono bastati, evidentemente, i rallenti a convincere la Roma, che ha puntato tutto sulla tesi dello scambio di persona per tentare di scardinare la decisione arbitrale. La società, come prassi in questi casi, ha inviato una segnalazione al Giudice Sportivo, richiamandosi all’articolo 61, comma 2 del Codice di Giustizia Sportiva, quello che regola appunto i casi di presunto errore nell’identificazione del calciatore da punire. Una mossa che, almeno sulla carta, poteva apparire come un tentativo disperato, ma che nelle scorse ore è stata ufficialmente e definitivamente respinta. Il Giudice Sportivo, dopo aver acquisito le immagini televisive e richiesto un supplemento di istruttoria sia all’arbitro Massa che al Var Michael Fabbri, ha stabilito che non sussistevano i presupposti per applicare la norma invocata dal club.

La relazione del direttore di gara è stata, in tal senso, lapidaria e priva di ambiguità: Massa ha ribadito che, nell’azione incriminata, Diao veniva sì contrastato in maniera regolare da Rensch, ma che al contempo subiva un intervento falloso, netto e distinguibile, da parte di Wesley. Parole, queste, che hanno trovato piena corrispondenza nella dichiarazione del Var Fabbri, il quale ha confermato di aver effettuato il controllo di prassi per un possibile scambio di persona, senza però ritenere che esistessero i margini per un intervento secondo il protocollo vigente. Un verdetto, quello del giudice, che chiude ogni discorso sulla possibilità di rivedere la squalifica, confermando come per la Can non ci fosse alcun errore, ma solo una dinamica da campo, complessa e interpretabile, che ha portato a un’ammonizione sostenibile.

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