Wesley e quel rosso col Como: “Non era fallo, episodio grave”. Ma il Giudice Sportivo respinge il ricorso della Roma
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Redazione Sport
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La conferenza stampa della vigilia, quella che solitamente serve per annunciare le ultime novità di formazione e per fare il punto sulla sfida imminente, si è trasformata per Wesley nell’occasione, forse l’unica, per tornare su un episodio che continua a non convincerlo. Il terzino brasiliano, presentatosi davanti ai microfoni alla vigilia di Roma-Bologna, il ritorno degli ottavi di Europa League che vale l’accesso ai quarti, ha speso più di una parola sul cartellino rosso rimediato domenica scorsa al Sinigaglia, nella sconfitta esterna contro il Como. Una partita, quella, che ha lasciato strascichi pesanti, non solo per il risultato negativo, ma anche per la dinamica che ha portato alla sua espulsione. Wesley, infatti, non ci sta e lo dice senza troppi giri di parole: per lui, quell’intervento che gli è costato il secondo giallo non era fallo. «Ero consapevole di essere già ammonito – ha spiegato il giocatore – e non volevo assolutamente lasciare la squadra in dieci. Nell’azione, gli corro al lato e gli appoggio solamente il braccio, perché era lui che mi stava quasi cadendo addosso». Una ricostruzione, la sua, che dipinge un attaccante del Como, Diao, abile nel cercare il contatto e nel sfruttare la situazione, ma che si scontra con una versione dei fatti ben diversa, emersa in maniera inequivocabile dai canali ufficiali.
Un ricorso respinto punto su punto: la parola dell’Aia e del Giudice Sportivo
Se Wesley parla di ingiustizia subita, dall’altra parte, quella delle istituzioni, arriva una sentenza netta e priva di appigli. La Roma, nelle ore successive alla partita, aveva presentato un ricorso formale, avvalendosi dell’articolo 61 del Codice di Giustizia Sportiva, nella speranza di dimostrare un presunto scambio di persona. La tesi del club giallorosso, peraltro circolata anche in alcuni commenti post-partita, era che l’arbitro Davide Massa avesse punito il brasiliano per un fallo commesso in realtà dal compagno di squadra Rensch. Un’ipotesi, però, che non ha retto alla prova dei fatti. Il Giudice Sportivo, Gerardo Mastrandrea, dopo aver acquisito le immagini televisive e, soprattutto, dopo aver richiesto e ricevuto un supplemento di istruttoria dallo stesso Massa e dal VAR Michael Fabbri, ha chiuso la questione in maniera definitiva. Dall’analisi, infatti, è emerso che l’azione incriminata, quella del 19’ del secondo tempo, vedeva Rensch contrastare regolarmente Diao, ma, contestualmente, Wesley intervenire in modo falloso sullo stesso avversario. Una dinamica, questa, confermata anche dalla sala VAR, che pure aveva effettuato il consueto check di controllo proprio per escludere un errore di persona, senza però trovare i presupposti per un intervento. Il ricorso, di conseguenza, è stato dichiarato inaccoglibile.
La versione del diretto interessato tra nervosismo e voglia di rivalsa
La giornata di riflessione, che costringerà Wesley a saltare la prossima partita di campionato contro il Lecce, è dunque un dato di fatto inappellabile. Ciononostante, il giocatore, nella sua prima uscita pubblica dopo i fatti del Sinigaglia, non ha nascosto tutto il suo disappunto. «Per me non era assolutamente fallo – ha ribadito con forza davanti ai giornalisti – e neanche Rensch lo fa. Quando mi hanno sanzionato, continuavo a dirlo, ma mi è stato risposto che dalle immagini risultava il contrario». Un botta e risposta a distanza, quello tra il brasiliano e la classe arbitrale, che non si limita alla mera contestazione tecnica. Wesley, infatti, parla di episodio «grave, decisivo e inaccettabile», sottolineando come l’inferiorità numerica, arrivata sul punteggio di 1-1, abbia inevitabilmente condizionato il resto della gara. Una partita, quella con il Como, che ha visto i giallorossi crollare proprio nel finale, subendo il gol del definitivo 2. Un ko pesante, che ha allontanato ulteriormente la squadra dalla zona Champions League e che ora rischia di lasciare il segno anche in termini di nervosismo, in vista di un impegno europeo altrettanto delicato come quello contro il Bologna.
La sfida europea e il peso specifico di un episodio archiviato
Archiviata la pratica davanti al Giudice Sportivo, l’attenzione di Wesley e dei suoi compagni è tornata a concentrarsi esclusivamente sul campo. Il ritorno degli ottavi di finale contro il Bologna, in programma tra le mura amiche dell’Olimpico, rappresenta un crocevia fondamentale per l’intera stagione. All’andata, al Dall’Ara, era finita 1-1, un risultato che lascia aperta qualsiasi possibilità ma che obbliga la Roma a vincere per staccare il pass per i quarti. «Tutti noi teniamo a questo trofeo – ha detto Wesley, cercando di spostare il focus sul presente – e vogliamo fare bene. Voglio continuare su questa strada e diventare un giocatore importante per la Roma». Parole di speranza e di impegno, che fanno il paio con i ringraziamenti al tecnico Gian Piero Gasperini, «che mi ha voluto qui e che mi chiede di avere regolarità e di mantenere equilibrio tra fase offensiva e difensiva». Un equilibrio, quello richiesto dal mister, che il terzino dovrà ritrovare anche nella gestione delle emozioni, cercando di lasciarsi alle spalle una settimana turbolenta. L’espulsione, con tanto di ricorso respinto, resterà negli archivi, ma la voglia di rivalsa del ragazzo potrebbe trasformarsi in un’arma in più per una notte europea che si preannuncia infuocata.




