Como-Roma, l’arbitro Massa promosso con 8,70 in pagella nonostante l’espulsione di Wesley

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La ventinovesima giornata di Serie A, quella che ha visto lo scontro diretto per la zona Champions League tra Como e Roma terminare con la vittoria dei lariani per due a uno, lascia in eredità un caso arbitrale destinato a infiammare il dibattito ben oltre il triplice fischio. Al centro della bufera finisce l’operato del direttore di gara Davide Massa, la cui direzione è stata giudicata in maniera diametralmente opposta tra l’opinione pubblica e i canali ufficiali di valutazione tecnica. Le immagini dell’episodio clou, ovvero il secondo cartellino giallo mostrato al romanista Wesley per un presunto fallo su Diao, continuano a far discutere: dai replay, come analizzato anche dall’ex arbitro Luca Marelli, non si evince un contatto chiaro che giustifichi l’infrazione, con il tocco che sembrerebbe semmai arrivare da un altro calciatore, e la conseguente espulsione ha di fatto condizionato l’intera ripresa, portando la Roma a giocare in inferiorità numerica e a subire la rete decisiva nei minuti successivi.

Nonostante la moviola abbia messo in luce quella che a molti è apparsa come una svista grossolana, e in barba alle proteste dei tifosi giallorossi che vedono nell’episodio un punto di svolta negativo per la propria squadra, l’apparato burocratico arbitrale ha emesso un verdetto sorprendente. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, l’osservatore della Commissione Osservatori Nazionale (CON), l’organismo nato in passato per controllare l’operato dei designatori e considerato da più parti uno strumento politico più che tecnico, ha assegnato a Massa un votazione di 8,70, che corrisponde praticamente al massimo dei voti previsti dalle tabelle di valutazione. Nelle motivazioni, che suonano come un’assoluzione piena, si legge di una prestazione eccellente, di alto livello, condotta con grande personalità e con sbavature definite insignificanti, un giudizio che stride violentemente con la percezione comune di chi ha assistito alla gara e ha visto un errore pesante incidere sull’equilibrio del campo.

Un meccanismo di giudizio sotto accusa

Questa valutazione così alta, che pareggia di fatto il punteggio ottenuto da Guida per la direzione di Lazio-Milan nonostante la differenza abissale nella gestione dei singoli episodi, riaccende i riflettori sul sistema di scrutinio dei fischietti italiani. Il paragone con quanto accaduto a San Siro in Inter-Atalanta è d’obbligo: lì, uno dei vice di Rocchi, Gervasoni, aveva premiato Manganiello con un 8,50 nonostante un rigore non concesso talmente evidente da essere definito “da bambini”, e la logica di queste valutazioni appare quanto meno opinabile. Il sospetto, suffragato da queste ripetute promozioni, è che il meccanismo premi più la gestione dell’autorità e la continuità del protocollo, a prescindere dall’impatto che singoli errori hanno sullo spettacolo e sulla classifica, un cortocircuito che alimenta un clima di crescente insofferenza.

La sensazione, insomma, è che si stia giudicando una partita diversa da quella vista da milioni di spettatori. La CON, nel caso specifico di Massa, ha parlato di episodi valutati nel modo giusto e risolti brillantemente, una lettura che stride con le immagini televisive e con le analisi moviolistiche che hanno evidenziato la probabile insussistenza del secondo giallo a Wesley. C’è da dire che, secondo alcune ricostruzioni, il voto potrebbe essere ritoccato al ribasso, portato a 8,60 proprio per tenere conto dell’errore sull’espulsione, ma la sostanza non cambierebbe: si tratterebbe pur sempre di un giudizio altamente positivo per una prestazione che ha di fatto indirizzato il risultato finale.

La rivoluzione mancata e i nodi politici

Questo ennesimo scandalo valutativo arriva in un momento particolare per la governance arbitrale, con la Federcalcio guidata da Gravina che sta spingendo da tempo per una riforma strutturale del settore. Il progetto, noto come “PGMOL all’italiana”, mira a rendere professionisti i direttori di gara di Serie A e B attraverso la creazione di una società di diritto privato, sul modello inglese, per garantirne maggiore autonomia e competenza; un tavolo tecnico in tal senso è già stato convocato e se ne discuterà anche dopo il prossimo Consiglio federale del 19 marzo. Tuttavia, al di là delle intenzioni di riforma, ciò che emerge con forza dai fatti di Como è la persistenza di un sistema di valutazione interno che appare scollegato dalla realtà e che sembra premiare una logica rativa, più che l’effettiva correttezza tecnica.

Se da un lato si parla di rivoluzione, dall’altro i voti continuano ad assegnare eccellenze a prestazioni che hanno visto errori macroscopici, e questa dicotomia rischia di minare alla base qualsiasi tentativo di rinnovamento. La scelta di promuovere Massa a pieni voti, infatti, non fa che allargare la forbice tra il mondo del calcio giocato e quello della dirigenza arbitrale, alimentando quella sfiducia che periodicamente riemerge in modo prepotente. Il caso di Wesley, che si è visto annullare la partita per un fallo inesistente, diventa così il simbolo di un sistema che si autocertifica e si autogiustifica, produendo pagelle che sembrano scritte con un inchiostro invisibile ai più, ma che determinano gerarchie e designazioni future.

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