Il giudice sportivo chiude il caso Wesley: “Nessuno scambio di persona, il fallo su Diao lo commette lui”
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Redazione Sport
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L’intervento, per la precisione, sarebbe avvenuto con il ginocchio sinistro del brasiliano sulla gamba destra dell’attaccante spagnolo: un contatto minimo, certo, ma che per l’arbitro Davide Massa, diretto in quella domenica al Sinigaglia, è stato sufficiente per estrarre il secondo cartellino giallo ai danni di Wesley, costringendo la Roma a giocare in inferiorità numerica gran parte del secondo tempo e, di fatto, influenzando l’esito della partita contro il Como. Da lì, com’è noto, la sconfitta per 2 a 1 e la coda di polemiche che ne è seguita, con il club capitolino che ha deciso di varcare la soglia della giustizia sportiva per tentare di ottenere la revisione del provvedimento. La società, attraverso i propri legali, ha presentato una segnalazione formale ex articolo 61, comma 2 del Codice di Giustizia Sportiva, sostenendo la tesi di un possibile “errore di persona”. Secondo la ricostruzione offerta dalla Roma, insomma, a stendere Diao non sarebbe stato il numero 43, bensì il compagno di squadra Devyne Rensch, circostanza che, se provata, avrebbe permesso al Var di intervenire per rettificare il destinatario del provvedimento disciplinare, anche in presenza di un doppio giallo.
Le verifiche in sala Var e la posizione della Can
La richiesta del club, tuttavia, si è scontrata con le risultanze istruttorie raccolte dal giudice sportivo, il quale ha acquisito un supplemento di rapporto sia dal direttore di gara sia dal Var Michael Fabbri. Dalle loro dichiarazioni, messe nero su bianco nel comunicato ufficiale diramato nella giornata di ieri, emerge una verità processuale differente: Massa ha ribadito con fermezza che, nell’azione incriminata, Rensch contrasta bensì Diao, ma lo fa in maniera regolare, mentre è Wesley a intervenire in modo falloso. Una versione, questa, confermata anche dal Var, il quale, come da prassi, ha effettuato il check per scongiurare uno scambio d’identità, concludendo però che non sussistevano i presupposti per un intervento. La sala Var, dopo aver rivisto le immagini, ha dato ragione alla decisione presa in campo, certificando che il fallo basso sulla gamba destra, quello che ha determinato il fischio, porta la firma del terzino brasiliano. Nel corso dell’ultima puntata di Open Var, la trasmissione di Dazn dedicata alla moviola, il componente della Can Dino Tommasi ha avallato senza riserve l’operato della terna, spiegando che, una volta accertato che il contatto avviene tra Wesley e l’attaccante lariano, ne consegue automaticamente la sanzione disciplinare per aver interrotto un’azione potenzialmente pericolosa.
La simulazione di Diao e l’automatismo del cartellino giallo
L’aspetto che forse più ha fatto discutere, e che probabilmente continuerà a tenere banco nell’opinione pubblica, non è tanto l’identità del giocatore falloso, quanto la natura stessa del contatto. Le immagini televisive, amplificate e riviste al rallentatore, mostrano un contatto lieve, al limite della percettibilità, tanto che in molti, inclusi i tifosi e alcuni commentatori, hanno parlato apertamente di una simulazione da parte di Diao, il quale si sarebbe lasciato andare sfruttando la minima pressione per ottenere il calcio di punizione. Eppure, la giurisprudenza arbitrale, almeno per come è stata esposta in sede di moviola, è chiara e categorica. La giornalista Federica Zille, durante il programma, ha incalzato Tommasi proprio su questo punto, chiedendo se un contrasto tanto lieve potesse effettivamente giustificare un’ammonizione. La replica dell’esperto è stata netta: nel momento stesso in cui l’arbitro fischia, ritenendo l’azione pericolosa e quindi meritevole di sanzione, il giallo diventa un automatismo, una conseguenza ineludibile della valutazione tecnica compiuta dal direttore di gara in frazioni di secondo. Una valutazione che, per dinamica e per ciò che si è visto dal campo, è stata giudicata “sostenibile”, per usare il lessico arbitrale, anche a posteriori.
Il dispositivo del giudice sportivo e le conseguenze per la Roma
Alla luce di questi elementi, il Giudice Sportivo Gerardo Mastrandrea ha emesso il suo verdetto, dichiarando di non poter applicare quanto previsto dall’articolo 61 comma 2 e respingendo dunque la segnalazione della Roma. Il ricorso era basato sulla presunta “mistaken identity”, ma, come si legge nel dispositivo, “il calciatore n. 38 del Como Diao era contrastato in maniera regolare dal calciatore n. 2 della Roma Rensch ma, al contempo, subiva un intervento falloso dal calciatore n. 43 della Roma Wesley”. Una formulazione che non lascia spazio a interpretazioni e che chiude definitivamente il capitolo giudiziario, anche se non quello delle polemiche. Per Wesley, di conseguenza, scatta la squalifica per un turno, dovendo scontare il classico stop per doppia ammonizione; salterà, pertanto, la prossima e delicata sfida interna contro il Lecce, appuntamento fondamentale per la corsa europea dei giallorossi. Va da sé che, anche in caso di accoglimento del ricorso, il risultato del match non sarebbe cambiato, ma almeno Ranieri avrebbe potuto contare su un effettivo in più per il proseguo della stagione. Invece, così non è stato.




