Tassa pacchi, da ottobre si pagano 5 euro: il doppio prelievo Ue-Italia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con l'arrivo dell'autunno, e più precisamente dal prossimo 1° ottobre, i consumatori italiani che effettuano acquisti online da piattaforme extraeuropee dovranno fare i conti con un rincaro destinato a far discutere. Il costo per ogni spedizione di valore non superiore a 150 euro, infatti, è destinato a salire a 5 euro. Una cifra che, in molti casi, potrebbe addirittura superare il prezzo del bene acquistato, mettendo in discussione la convenienza di questi acquisti.

L'aumento è frutto della sovrapposizione di due diverse misure: il dazio temporaneo di 3 euro introdotto dall'Unione Europea, già in vigore dal 1° luglio, e il contributo italiano di 2 euro, la cui entrata in vigore è prevista per i primi di ottobre.

La conferma di Giorgetti e il cumulo delle due misure

A fugare ogni dubbio sulla possibilità che i due prelievi possano coesistere, è stato il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Interpellato alla Camera dei deputati in un question time presentato da Forza Italia, con la deputata Deborah Bergamini come prima firmataria, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha chiarito che le due misure hanno finalità differenti e, pertanto, possono essere applicate congiuntamente.

Il dazio europeo risponde a una logica di protezionismo commerciale a livello comunitario, mentre la tassa italiana si inserisce in un quadro di interventi nazionali volti a regolamentare il settore e, probabilmente, a disincentivare gli acquisti di basso valore da Paesi terzi, come la Cina, che spesso aggirano i controlli e le fiscalità tradizionali.

L'impatto sugli acquisti low cost

L'effetto concreto di questa doppia imposizione sarà un incremento significativo del costo finale per il consumatore. Fino al 30 giugno, molti di questi pacchi erano esentati da dazi grazie a una soglia di esenzione che ora viene di fatto azzerata. Con il nuovo regime, ogni singolo pacco, indipendentemente dal suo valore intrinseco, subirà una tassazione fissa di 5 euro. Questo meccanismo colpisce in modo particolare quei prodotti di piccolo costo, come accessori, componenti elettronici o articoli di bigiotteria, il cui prezzo di vendita è spesso inferiore alla stessa tassa.

Un cambiamento che potrebbe ridurre drasticamente la competitività dei venditori extra UE, i quali hanno costruito il loro successo proprio sui prezzi estremamente bassi e sulle spedizioni veloci, spesso dalla Cina.

Il nodo della proroga e le prospettive future

Nonostante la data del 1° ottobre sembri ormai certa, il ministro Giorgetti ha lasciato intendere che potrebbero esserci sviluppi. Le sue dichiarazioni, pur confermando l'impianto delle due misure, non hanno escluso la possibilità di future novità, lasciando aperto uno spiraglio a un possibile ripensamento o a un rinvio dell'entrata in vigore della tassa italiana. Tuttavia, allo stato attuale, la norma è destinata a diventare operativa, segnando una svolta nelle politiche commerciali verso i giganti dell'e-commerce extraeuropei.

L'obiettivo dichiarato è quello di tutelare il mercato interno e le imprese europee, spesso penalizzate da una concorrenza che beneficia di minori oneri fiscali e doganali. Un tema complesso, che tocca gli equilibri del commercio internazionale e le abitudini di milioni di consumatori, ma che al momento sembra destinato a tradursi in un costo aggiuntivo a carico delle loro tasche, almeno per i prossimi mesi.

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