Hamas scioglie il governo di Gaza, il nodo del disarmo resta aperto
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Redazione Esteri
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Un annuncio che, sulla carta, segna una svolta storica per la Striscia di Gaza, teatro di un conflitto che si trascina ormai da oltre un decennio. Hamas ha comunicato ufficialmente lo scioglimento dell'organismo di governo che, di fatto, ha amministrato l'enclave palestinese per quasi due decenni, aprendo la strada a un passaggio di consegne che potrebbe ridisegnare gli equilibri politici del territorio.
La decisione, presentata come un gesto di buona volontà verso l'unità nazionale e la ricostruzione, è stata ufficializzata durante una conferenza stampa tenuta a Deir al-Balah dal direttore dell'ufficio stampa del governo, Ismail al-Thawabta, e getta una luce nuova sulle complesse dinamiche di un dopoguerra ancora tutto da scrivere.
Il governo di Hamas cede il passo al comitato tecnocratico
A dare l'annuncio delle dimissioni del cosiddetto "Comitato di emergenza", la struttura amministrativa che ha governato la Striscia dopo la presa di potere del movimento islamista nel 2007, è stato lo stesso Ismail al-Thawabta. Questi ha dichiarato che il capo del comitato, Mohammed al-Farra, ha presentato le proprie dimissioni e ha deciso lo scioglimento dell'organismo per facilitare la transizione amministrativa verso il Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza (NCAG), un organismo tecnico voluto dal Board of Peace.
In una fase transitoria, che dovrebbe durare fino al pieno insediamento del nuovo comitato, la guida della gestione degli affari correnti sarà affidata ad Abdel Hadi al-Agha, sottosegretario del ministero degli Affari religiosi (Awqaf), mentre i dipendenti pubblici continueranno a garantire i servizi essenziali alla popolazione.
Il Board of Peace: "Valuteremo i fatti, non le promesse"
Il Board of Peace, l'organismo sostenuto dagli Stati Uniti e presieduto dal presidente Donald Trump, ha preso atto dell'annuncio di Hamas, ma ha subito voluto precisare che la propria valutazione sarà guidata esclusivamente dai fatti concreti e non da dichiarazioni programmatiche.
In una nota pubblicata sulla piattaforma X, il Board ha ribadito il principio fondamentale per la Striscia, ovvero "una sola autorità, una sola legge e un'unica arma", sottolineando come il consolidamento di tutti gli arsenali sotto il controllo del NCAG sia un requisito imprescindibile previsto dal piano di pace completo e dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L'organismo ha quindi espresso la volontà di attendere "con interesse" la conclusione positiva delle discussioni sulla tabella di marcia, che includono i meccanismi necessari per consentire al NCAG di esercitare la piena autorità di governo in modo indipendente.
Un passo indietro che non risolve il nodo del disarmo
Nonostante la portata storica dell'annuncio, che segna la fine di un'era di amministrazione autonoma di Hamas, permangono ombre significative sul reale portato di questo cambiamento. La mossa è stata accolta con scetticismo da più parti, in particolare da Israele, che ha bollato la decisione come uno "spin mediatico privo di significato", sottolineando che i membri di Hamas manterrebbero di fatto le loro posizioni e che l'annuncio servirebbe solo a guadagnare tempo.
La questione cruciale, mai risolta e che rappresenta il principale ostacolo al passaggio alla seconda fase del piano di pace, rimane quella del disarmo delle milizie. Gli analisti, come il politologo Mkhaimar Abusada, hanno definito la mossa di Hamas come un "gesto simbolico", poiché il movimento non ha accettato di consegnare le proprie armi, e la transizione verso il NCAG è rimasta bloccata per mesi proprio a causa del mancato accordo su questo punto.
Il Comitato tecnocratico, guidato dall'ingegnere Ali Shaath, opera al momento dal Cairo in attesa di poter entrare nella Striscia, ma il suo insediamento effettivo dipende da garanzie di sicurezza e da un'intesa sul controllo delle armi che al momento appare ancora lontana.




