Trump mina l'Europa e l'Italia interroga il governo sul caso Breton
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Redazione Economia
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L’ingresso di Donald Trump nel 2026 è segnato, come elemento qualificante, da una precisa costruzione ideologica che fa leva sull’odio e che si rivolge, senza discriminazioni, ai nazionalisti sovranisti di tutto il pianeta. Il suo appello, diramato in ogni direzione e tradotto tanto in un isolazionismo da fortezza assediata quanto in un globalismo tecno-avvenirista, invita esplicitamente a distaccarsi da un’Europa descritta, non a caso, come imbelle, decadente e logora. Una retorica che, mentre cerca nel globo un nemico facile per garantirsi una vittoria politica, converte la propria aggressività verso il Vecchio Continente in prodromi di possibili azioni concrete, lasciando l’Europa in una posizione di evidente difficoltà strategica. Reazioni all’altezza della sfida, del resto, non se ne intravvedono, in un protestare spesso inconcludente.
L'interrogazione del Partito Democratico
Proprio in questo contesto si inserisce la richiesta di chiarimenti avanzata dal Partito Democratico al governo italiano, guidato da Giorgia Meloni. L’oggetto dell’interrogazione, presentata alla premier e al ministro degli Esteri Antonio Tajani, riguarda la vicenda del diniego del visto americano disposto nei confronti di cinque cittadini europei. Tra di essi figura l’ex commissario Ue Thierry Breton, una circostanza che ha spinto i parlamentari a chiedere quali iniziative il governo intenda adottare, definendo la posizione di Breton, secondo quanto riportato, come “servile” nei confronti del presidente statunitense. Una presa di posizione che costringe l’esecutivo a misurarsi pubblicamente con una delle prime frizioni diplomatiche dell’era Trump.
La nuova frontiera dei dazi e il caso Groenlandia
Se il 2025 è stato dominato dall’offensiva dei dazi americani, le cui previsioni sono risultate in larga parte errate tanto per Trump quanto per i suoi critici, il nuovo anno si apre sotto il segno di una risposta europea. Una risposta diversa, più limitata e teoricamente finalizzata a proteggere un bene collettivo come il clima attraverso il cosiddetto Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, che colpisce le importazioni ad alta intensità di gas serra. Mentre Bruxelles tenta questo percorso, l’amministrazione americana mostra i muscoli anche su altri fronti, come dimostra la nomina di un inviato speciale per la Groenlandia con un mandato esplicito: lavorare affinché l’isola diventi parte degli Stati Uniti. Una mossa che, al di là della sua fattibilità, segnala una volontà di pressione e destabilizzazione degli equilibri europei, agendo in aree di tradizionale influenza.
La cronaca nera e il quadro d'insieme
In questo quadro già complesso, si inseriscono con peso ulteriore le inchieste di cronaca nera che vedono coinvolti, in varie forme, soggetti legati all’ambiente trumpiano, le quali procedono senza sosta lungo i loro iter giudiziari, aggiungendo elementi di criticità alla percezione generale. Tutti questi elementi concorrono a delineare un panorama internazionale in rapido cambiamento, dove l’Europa si trova a navigare in acque agitate, costretta a reagire a provocazioni dirette e a gestire le conseguenze di scelte unilaterali che minano alle basi il concetto stesso di alleanza tradizionale.




