Roma, danneggiato l'elefantino del Bernini: le immagini della zanna spezzata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ha definita, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, una ferita inferta a uno dei simboli più significativi della Capitale, e in effetti l’immagine dell’Elefantino di piazza della Minerva, con una delle sue zanne marmoree spezzata di netto e il frammento prezioso ritrovato al suolo, ha fatto rapidamente il giro dei notiziari locali e nazionali, riaccendendo i riflettori, semmai ce ne fosse bisogno, sulla fragilità del patrimonio artistico italiano esposto in spazi pubblici non sempre adeguatamente protetti. L'allarme, come ricostruito dagli organi di stampa, è scattato nella serata di lunedì 16 febbraio, intorno alle ore 21:00, quando una segnalazione giunta alla Sovrintendenza capitolina ha permesso di constatare il danno alla celebre scultura che, progettata da Gian Lorenzo Bernini nel 1667 e realizzata dall'allievo Ercole Ferrata, sorregge un piccolo obelisco egizio davanti alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

Sul posto, come riportano le cronache, sono intervenuti prontamente gli agenti del I Gruppo Centro della polizia locale, i quali hanno proceduto al recupero del frammento distaccatosi dall’opera, consegnandolo poi ai tecnici della Soprintendenza; questi ultimi, ora, dovranno valutarne con precisione lo stato di conservazione e le modalità tecniche più idonee per procedere a un restauro che si preannuncia delicato, vista anche la natura del materiale e l’altezza alla quale si trova il punto in cui è avvenuta la rottura. Le indagini, coordinate dagli stessi agenti, si concentreranno in queste ore sull’analisi delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nell’area, un esame che gli inquirenti spera possa chiarire la dinamica esatta dell’accaduto e, cosa non meno importante, stabilire se ci si trovi di fronte a un gesto volontario e deliberatamente vandalico oppure se il distacco possa essere stato causato, in via accidentale, da fattori atmosferici come le forti piogge dei giorni scorsi o da qualche urto involontario, sebbene quest’ultima ipotesi appaia, al momento, meno suffragata dai primi rilievi.

La reazione del ministro e il valore simbolico dell'opera

Durissimo, e privo di ambiguità, è stato il commento rilasciato dal ministro Giuli, il quale, in una nota diffusa nella serata di martedì, ha parlato espressamente di un “assurdo atto di barbarie”, sottolineando come l’episodio assuma una connotazione ancora più amara se letto alla luce dell’imminente inaugurazione della grande mostra dedicata proprio al genio di Gian Lorenzo Bernini, in programma a Palazzo Barberini. L'opera danneggiata, ha ricordato il titolare del dicastero della Cultura, non è solo un capolavoro assoluto del barocco romano, ma anche un monumento denso di significati e curiosità storiche; basti pensare, per esempio, alla celebre e pungente “vendetta” artistica che il Bernini inflisse ai frati domenicani della vicina chiesa, i quali avevano criticato la stabilità del suo progetto: l’artista orientò la parte posteriore dell’animale proprio verso il loro convento, un dettaglio che ancora oggi i passanti più attenti possono cogliere con un sorriso. Il Ministero, attraverso la Soprintendenza Speciale di Roma, ha già fatto sapere che fornirà tutto il supporto tecnico e finanziario necessario alla Sovrintendenza Capitolina, dalla quale il monumento dipende direttamente, per ripristinare al più presto l'integrità della scultura, la cui zanna era già stata oggetto di un intervento di restauro, stando a quanto emerso, nel lontano 2016, a seguito di un precedente danneggiamento.

L'intervento dei tecnici e il recupero del frammento

I tecnici della Sovrintendenza, una volta preso in consegna il frammento, dovranno ora esaminare la frattura per comprendere se si sia trattato di una rottura netta e secca, che potrebbe facilitare un reincollaggio con resine specifiche, o se invece i margini della lesione presentino scheggiature o sbriciolamenti tali da richiedere un intervento più complesso, magari con l’integrazione di piccole parti in materiale compatibile. Nel corso della mattinata di mercoledì, è probabile che venga allestito un piccolo ponteggio o una piattaforma mobile intorno alla statua per consentire ai restauratori di lavorare in sicurezza e di valutare dall’alto l’esatta conformazione del danno; un’operazione, questa, che attirerà inevitabilmente l’attenzione dei numerosi turisti che ogni giorno affollano il piccolo slargo, trasformando il restauro in una sorta di teatro a cielo aperto, con i curiosi pronti a immortalare con i telefonini le fasi del lavoro. La speranza, condivisa da residenti e amministrazione, è che l’intervento possa concludersi in tempi rapidi, restituendo alla città l’Elefantino integro e sottraendolo, almeno per un po’, alla triste fama di bersaglio privilegiato di atti incivili e gratuiti che troppo spesso, a Roma come in altre città d’arte, finiscono per deturpare bellezze secolari in pochi, drammatici istanti.

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