L‘elefantino del Bernini danneggiato a Roma, spezzata una zanna nella notte tra lunedì e martedì
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Redazione Interno
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Il piccolo pachiderma di marmo che da secoli regge l’obelisco nel cuore di piazza della Minerva, a due passi dal Pantheon, porta i segni di una nuova, profonda ferita. Una delle zanne della scultura progettata da Gian Lorenzo Bernini è stata trovata spezzata in piú punti, con il frammento principale, quello piú consistente, recuperato al suolo dagli agenti della polizia locale del I Gruppo Centro storico, intervenuti dopo una segnalazione giunta nella serata di martedì alla Sovrintendenza Capitolina. L’allarme, scattato intorno alle 21, ha dato il via agli accertamenti tecnici e scientifici: i caschi bianchi hanno immediatamente messo in sicurezza l’area e acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza piazzate nella zona, nella speranza che le immagini possano restituire la dinamica esatta dell’accaduto e, soprattutto, chiarire se dietro il danneggiamento vi sia la mano deliberata di un vandalo o, invece, il lento e inesorabile lavorio del tempo, aggravato forse dalle abbondanti piogge degli ultimi giorni.
Il ministro Giuli: «Un atto di barbarie inammissibile»
Sulla vicenda, destinata a far discutere e a riaccendere il dibattito sulla tutela del patrimonio artistico italiano, è intervenuto con una nota ufficiale nella tarda serata di martedì il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il quale ha espresso sdegno e ferma condanna per quanto avvenuto. «È inammissibile», ha dichiarato il ministro, «che ancora una volta il patrimonio artistico e culturale della Nazione debba subire un danno così grave», parole che riecheggiano con forza a pochi giorni di distanza dall’inaugurazione della grande mostra dedicata proprio al genio del Barocco presso la Galleria di Arte Antica di Palazzo Barberini. Un paradosso amaro, quello sottolineato da Giuli: l’omaggio al sommo scultore si celebra mentre una delle sue opere piú celebri e amate, l’Elefantino, viene presa di mira. Il ministero, attraverso la Soprintendenza Speciale di Roma, ha già fatto sapere che offrirà il proprio supporto tecnico e scientifico alla Sovrintendenza Capitolina, dalla quale il monumento dipende amministrativamente, per tutte le fasi del restauro e del ripristino. L’obiettivo, una volta recuperato e analizzato il frammento, è quello di ricollocarlo nella sua sede naturale restituendo alla piazza e ai romani l’integrità dell’opera.
Un precedente del 2016 e un’opera dalla storia complessa
Quella che si consuma ora non è purtroppo la prima offesa subita dalla scultura. Nel novembre del 2016, l’Elefantino era già stato vittima di un atto vandalico molto simile: anche allora una zanna, la sinistra, venne spezzata e ritrovata a terra, innescando un intervento di restauro d’urgenza che, in quel caso, permise di ricollocare il frammento originale. La storia stessa del monumento, del resto, è costellata di aneddoti e particolari costruttivi che ne accrescono il fascino. Voluto da papa Alessandro VII Chigi per sostenere un piccolo obelisco egizio rinvenuto nei pressi di Santa Maria sopra Minerva, l’elefante – simbolo di forza e sapienza – fu progettato dal Bernini, ma l’esecuzione materiale venne affidata al suo allievo Ercole Ferrata. Una curiosità legata alla sua realizzazione riguarda il basamento: i frati domenicani della vicina chiesa, preoccupati per la stabilità dell’insieme, imposero la creazione di un massiccio sostegno sotto il ventre dell’animale, che l’architetto dovette accettare malvolentieri, celandolo poi sotto una gualdrappa riccamente scolpita e, si dice, orientando la parte posteriore del pachiderma proprio verso l’ingresso del convento domenicano in un sottile, ironico gesto di rivalsa.
Indagini in corso tra vandalismo e usura
Resta ora da capire, attraverso il vaglio dei filmati di sorveglianza, cosa sia realmente accaduto nella notte tra lunedì e martedì. La polizia locale sta lavorando per ricostruire i minuti precedenti e successivi al danneggiamento, incrociando dati e testimonianze. L’ipotesi del gesto volontario e deliberato è certamente quella su cui si concentrano le attenzioni investigative, ma non viene scartata nemmeno la possibilità, seppur ritenuta meno probabile, che si possa trattare di un cedimento strutturale dovuto all’usura del marmo o alle infiltrazioni di acqua piovana. Il frammento recuperato, nelle prossime ore, sarà sottoposto a tutti gli accertamenti del caso. Quello che è certo è che il piccolo elefante, uno dei simboli piú amati e fotografati della Capitale, resterà sotto osservazione e, per il tempo necessario ai rilievi e alla progettazione dell’intervento conservativo, continuerà a vegliare sulla piazza con la sua zanna ferita, muto testimone di un nuovo sfregio alla bellezza della città.




