Linda Martinucci, uccisa da un pirata della strada a Viareggio: fermato il 37enne Anatoli Covali
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Redazione Interno
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Sul corrimano del vecchio cavalcaferrovia di Viareggio qualcuno ha posato un mazzo di fiori, un cappellino e una sciarpa della Juventus. È il punto esatto in cui la vita di Linda Martinucci, operaia di 46 anni, si è interrotta nella notte dell'11 settembre, mentre tornava a casa in bicicletta insieme al compagno. Per quell'investimento è finito in carcere un uomo di 37 anni, Anatoli Covali, cittadino moldavo domiciliato in città, raggiunto da un fermo di indiziato di delitto per omicidio stradale e fuga del conducente.
La dinamica dell'incidente
Erano le 3 del mattino quando Linda Martinucci percorreva in sella alla sua bicicletta la discesa del cavalcavia Lombardi, nel tratto compreso tra Torre Matilde e Largo Risorgimento. Procedeva affiancata dal fidanzato, anche lui in bici, rimasto illeso. Alle loro spalle avanzava un'automobile, a sua volta seguita da un furgone Opel. Il conducente del mezzo commerciale ha tentato un sorpasso: rientrando bruscamente nella corsia di marcia, ha centrato a forte velocità la bicicletta della donna, sbalzandola a diversi metri di distanza.
Invece di fermarsi a prestare soccorso, il furgone ha accelerato facendo perdere le proprie tracce.
La fuga e i soccorsi
La chiamata al 112 è partita alle 2:57, inoltrata dal compagno della vittima, dall'automobilista che era stato superato dal furgone e da alcuni passanti. Furono proprio loro a rilevare il numero di targa del veicolo in fuga, un elemento che si è rivelato decisivo per le indagini. L'automedica è arrivata sul posto cinque minuti più tardi, trovando la donna in condizioni critiche per le gravi emorragie riportate. Durante il trasporto verso il pronto soccorso, Linda Martinucci è andata in arresto cardiaco ed è deceduta nonostante i tentativi di rianimazione.
Le indagini e il fermo
Grazie alla targa fornita dai testimoni, i carabinieri hanno rintracciato in breve tempo il furgone Opel. Il proprietario, risultato estraneo ai fatti, ha riferito di aver dato il mezzo in uso a un gruppo di cittadini moldavi che gravitano su Viareggio. Tre uomini sono stati portati in caserma e sottoposti agli accertamenti di rito, compreso l'alcoltest, ma nessuno ha inizialmente indicato chi si trovasse al volante al momento dell'impatto.
La svolta è arrivata in tarda serata, dopo l'acquisizione delle immagini delle telecamere pubbliche e di quelle di un distributore di benzina situato nelle vicinanze del cavalcavia. I fotogrammi registrati prima e dopo lo schianto hanno permesso di stabilire con certezza che a bordo del furgone c'erano due uomini e che alla guida si trovava il 37enne.
Il passeggero denunciato e le accuse
Oltre al fermo per Covali, i carabinieri hanno denunciato a piede libero un connazionale di 33 anni che si trovava sul furgone insieme all'indiziato, con l'accusa di omissione di soccorso. Un terzo uomo, inizialmente condotto in caserma, è stato ritenuto estraneo ai fatti e lasciato andare. Per il 37enne, trasferito nel carcere di Pistoia, le ipotesi di reato contestate sono omicidio stradale e fuga del conducente.
Il fermo è stato disposto anche in considerazione del pericolo di fuga, oltre che per la gravità del reato ipotizzato e per gli indizi raccolti. L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore di Lucca Antonio Mariotti, che nelle prossime ore dovrà trasmettere gli atti al giudice per le indagini preliminari per l'udienza di convalida.
Le richieste di sicurezza stradale
A due giorni dalla tragedia, i consiglieri di opposizione di centrosinistra in consiglio comunale a Viareggio hanno chiesto una seduta di Commissione dedicata al tema della sicurezza stradale. «Una città vivibile è anche una città dove muoversi senza un'auto non significa mettersi a rischio», hanno dichiarato, sostenendo che il nuovo sottopasso rappresenti un primo passo importante ma non sufficiente: mancano ancora piste ciclabili capillari che colleghino davvero i quartieri al centro.
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