Ginevra, nessuna intesa sui territori: per Zelensky “solo progressi tecnici”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il terzo round di negoziati trilaterali tenutosi a Ginevra tra le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti si è concluso senza raggiungere quell’intesa politica che molti, nonostante il pessimismo della vigilia, speravano potesse almeno avvicinare le parti su alcuni dei punti più spinosi del conflitto. Gli incontri, che si sono protratti per due giorni nella città svizzera, hanno visto la partecipazione, in qualità di mediatori, dell’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, e di Jared Kushner, un dettaglio, quest’ultimo, che sottolinea il livello di attenzione che la nuova amministrazione americana intende riservare alla crisi -5. Se da un lato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dovuto constatare l’assenza di risultati concreti su quelle che ha definito “questioni chiave”, dall’altro ha riconosciuto come, sul piano prettamente militare e tecnico, si sia registrato un avvicinamento delle posizioni, in particolare per quanto concerne i meccanismi di monitoraggio di un futuro cessate il fuoco, un aspetto complesso che richiederebbe, come è stato sottolineato, il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti -2. Il nodo, tuttavia, rimane politico e sostanzialmente irrisolto: il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia e, soprattutto, la questione territoriale continuano a rappresentare un muro invalicabile.

Mosca e Kiev, linguaggi divergenti e nessuna intesa di fondo

Le dichiarazioni rilasciate al termine dei colloqui dipingono un quadro fatto di formalismi e sostanziale stallo. Da una parte, il capo negoziatore russo Vladimir Medinsky, inviato del Cremlino noto per le sue posizioni considerate oltranziste, ha definito i negoziati “difficili ma professionali”, un’etichetta che, nella prassi diplomatica, spesso cela l’assenza di progressi significativi -3. Dall’altra, il suo omologo ucraino, Rustem Umerov, ha parlato di lavoro “intensivo e sostanziale”, aggiungendo però che mentre alcuni aspetti sono stati chiariti, altri necessitano di ulteriori coordinamenti, una formulazione vaga che lascia intendere quanto sia profondo il solco tra le due visioni -5. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha raffreddato ogni possibile entusiasmo dichiarando che è “troppo presto” per parlare di risultati concreti, in attesa del rapporto diretto che Vladimir Putin riceverà dalla sua squadra -1. La sensazione, ampiamente diffusa tra gli osservatori, è che la Russia stia giocando una partita complessa, mirando a guadagnare tempo mentre la macchina bellica, nonostante le perdite ingenti stimate in decine di migliaia di uomini al mese, continua a macinare logoramento sul fronte orientale -8.

L’ombra di Putin e la strategia del logoramento nei colloqui di Ginevra

A supportare la tesi di una mancanza di volontà negoziale da parte di Mosca è intervenuta l’analisi dell’Institute for the Study of War (Isw), il think tank americano che segue ora per ora le dinamiche del conflitto. Secondo gli esperti, la scelta di Medinsky alla guida della delegazione non è affatto casuale, ma rappresenterebbe un segnale preciso della volontà del Cremlino di frenare e complicare il negoziato, utilizzando spesso divagazioni storiche per evitare di entrare nel merito delle proposte sul tavolo -3. Lo stesso Zelensky, in una delle sue consuete comunicazioni serali, ha liquidato con durezza questi atteggiamenti, dichiarando di non avere bisogno di “sciocchezze storiche” per porre fine alla guerra, e accusando Putin di volere semplicemente un nuovo zar al comando di un sistema che non cerca la pace -7. Gli obiettivi strategici della Russia, del resto, non sembrano essere mutati: fonti dell’intelligence citate nei giorni scorsi parlano della volontà di rimuovere l’attuale leadership a Kiev e di trasformare l’Ucraina in una zona cuscinetto neutrale, un progetto incompatibile con le richieste di garanzie di sicurezza avanzate dall’Ucraina e dai suoi alleati europei.

Il nodo delle garanzie e il ruolo europeo nel dopo-Ginevra

Parallelamente al confronto diretto tra le parti, a Ginevra si è svolto un altro livello di consultazioni che ha visto coinvolti i consiglieri di Germania, Francia, Regno Unito e Italia, i quali si sono incontrati separatamente con le delegazioni ucraina e americana. Un segnale, questo, che l’Europa intende mantenere un ruolo centrale nel processo, nonostante la spinta impressa dall’amministrazione Trump per una soluzione rapida della controversia -6. Zelensky, pur apprezzando la mediazione statunitense, ha più volte ribadito l’indispensabilità del contributo europeo, sia nella fase di monitoraggio di un eventuale cessate il fuoco, sia nella definizione di quelle che potranno essere le future architetture di sicurezza. Il tema, infatti, non è solo la fine delle ostilità, ma la natura delle garanzie che verranno offerte a Kiev per scongiurare una nuova aggressione. Mentre da Mosca filtrano dichiarazioni secondo cui l’economia russa non è affatto al collasso e che quindi non vi è alcuna fretta di giungere a un accordo, il rischio concreto è che i negoziati si trasformino in un lungo stillicidio, utile solo a ridefinire gli equilibri sul campo senza mai arrivare a una vera soluzione politica -8. Il prossimo round di colloqui, già annunciato, si terrà a breve, ma le premesse per una svolta restano, al momento, estremamente labili.

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