Il messaggio di Trump a Kiev alla vigilia del vertice di Ginevra
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scelto il volo di rientro verso Washington da Mar-a-Lago per lanciare un messaggio chiaro e diretto alla delegazione ucraina, la stessa che proprio in queste ore si trova a Ginevra in attesa dell'avvio dei colloqui trilaterali con Russia e Stati Uniti. “L’Ucraina dovrebbe sbrigarsi a venire al tavolo delle trattative”, ha dichiarato Trump ai giornalisti presenti a bordo dell’Air Force One, un’esortazione che suona come un avvertimento, se si considera la concomitanza con l'offensiva russa della scorsa notte, un attacco combinato che ha visto l'impiego di quasi quattrocento droni e una trentina di missili, come denunciato dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La capitale, nel frattempo, registra i danni di un conflitto che non conosce tregua: a Odessa, in particolare, l'emergenza è gravissima, con decine di migliaia di persone rimaste senza riscaldamento e acqua corrente a seguito dei bombardamenti, e un bilancio che parla di nove feriti, tra i quali, purtroppo, anche alcuni bambini.
Mentre la diplomazia si muove, la macchina bellica russa continua la sua avanzata, o quantomeno la sua strategia di logoramento. Il ministero della Difesa di Mosca, prima ancora che i rappresentanti delle tre nazioni si incontrassero nella città svizzera, aveva già rivendicato l'abbattimento di oltre centocinquanta droni nemici, la maggior parte dei quali diretti verso il Mar Nero, la Crimea e il Mar d'Azov. D'altro canto, la folta delegazione russa, composta da una ventina di persone e guidata da Vladimir Medinsky, uomo di fiducia del Cremlino nonché ex ministro della Cultura, è atterrata a Ginevra nelle prime ore della mattinata, intorno alle sei. I rappresentanti di Kiev, dal canto loro, erano già giunti ieri, a testimonianza di una volontà, almeno procedurale, di non voler mancare all'appuntamento.
L’arrivo delle delegazioni e il nodo degli attacchi durante la tregua
Il vertice di Ginevra, che prende il via in questa giornata del 17 febbraio 2026, si apre dunque sotto una coltre di fumo e ambiguità. Da un lato, c’è la spinta statunitense, con Trump che preme per una risoluzione rapida del conflitto, sottolineando la necessità di un accordo “rapido” tra le parti. Dall’altro, però, i fatti sul campo raccontano una realtà diametralmente opposta allo spirito negoziale. L'attacco russo, descritto da Zelensky come “deliberatamente calcolato” per infliggere il massimo danno possibile al settore energetico ucraino, non è solo un atto di guerra, ma anche un messaggio politico che rischia di minare alla base ogni tentativo di dialogo. Gli osservatori internazionali non possono fare a meno di notare come l’intensificarsi delle ostilità coincida spesso con l’avvio di tavoli diplomatici, quasi a voler ridefinire i rapporti di forza mentre si discute.
L'incontro odierno, a cui partecipano i rappresentanti dei tre Paesi, si propone di affrontare i nodi cruciali del conflitto, ma la presenza stessa di Medinsky alla guida dei negoziatori russi è vista da molti analisti come un segnale della volontà di Mosca di tenere saldamente le redini del discorso, senza concessioni sostanziali. E mentre a Ginevra si cercano possibili punti d'incontro, l'eco delle esplosioni e la cronaca dei feriti, tra cui i bambini di Odessa, gettano un'ombra lunga e minacciosa sulle speranze di una pace che appare, al momento, più un obbligo formale che una concreta volontà delle parti. Le infrastrutture civili ucraine continuano a essere nel mirino, e la popolazione paga un prezzo altissimo in termini di vite umane e privazioni, con interi quartieri privati di servizi essenziali come acqua e riscaldamento proprio nel cuore dell'inverno.




