L’affondo dell’inverno tardivo: ciclone artico in arrivo, crollo termico e neve a bassa quota
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Redazione Interno
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La primavera astronomica, inaugurata da pochi giorni con l’equinozio del 20 marzo, sembra già aver ceduto il passo a una reminiscenza invernale destinata a farsi sentire con decisione. Le elaborazioni dei modelli matematici, come spesso accade quando l’atmosfera si appresta a cambiare registro, non lasciano spazio a interpretazioni alternative: l’irruzione di aria artica, una di quelle che solitamente caratterizzano il cuore dell’inverno, è ormai una certezza e si prepara a investire l’Italia con un’intensità che richiama scenari decisamente più rigidi. L’evoluzione, al momento considerata la più probabile, vede la rapida formazione di un minimo ciclonico secondario – un vortice destinato a scavare sottovento alle Alpi – il quale, già nel corso della giornata di giovedì, si sposterà con velocità verso i Balcani, trascinando con sé un fiume di correnti gelide.
Il ritratto di una settimana instabile tra correnti orientali e gelo artico
L’attuale configurazione meteorologica racconta ancora di una penisola avvolta da un campo termico diffusamente al di sotto delle medie stagionali, un dato confermato dalla persistente affluenza di correnti fredde da est che continuano a scorrere dall’Europa orientale. È questo il quadro che fa da prologo a ciò che accadrà a metà della settimana, quando un secondo e più incisivo fronte freddo si abbatterà sul paese. A spiegare la dinamica è Roberto Nanni, tecnico meteorologo certificato secondo i criteri della World Meteorological Organization: se la primavera è iniziata ufficialmente con l’uguaglianza quasi perfetta tra ore di luce e buio, il primo weekend primaverile ha già rivelato un cambio sostanziale nella circolazione atmosferica, un’instabilità che troverà il suo apice nei giorni a venire. Non si tratta, quindi, di un semplice peggioramento passeggero, ma di una vera e propria riconfigurazione barica destinata a riportare la neve a quote che, per il periodo, appaiono anomale.
La data da cerchiare in rosso: dal 25 marzo il vortice artico colpisce
L’attenzione degli esperti è focalizzata su una finestra temporale ben precisa, quella compresa tra la serata di mercoledì 25 e il 28 marzo. Lorenzo Tedici, meteorologo de iLMeteo.it, non usa mezzi termini nel definire l’evento imminente, parlando di una “fase estrema” caratterizzata da una perturbazione capace di innescare fenomeni violenti. Tra questi, oltre ai consueti rovesci e ai venti tempestosi, non si escludono temporali organizzati e grandinate, elementi che testimoniano la forza della massa d’aria in discesa. L’arrivo di questo ciclone – alimentato da una saccatura di origine artica – comporterà un ulteriore, sensibile, abbassamento delle temperature, con un crollo termico che riporterà indietro le lancette del clima di diversi gradi sotto lo zero in quota. Le conseguenze più evidenti si avranno proprio sul fronte delle precipitazioni nevose: attese fino a bassa quota sul versante adriatico e lungo l’arco appenninico, laddove l’interazione tra il freddo in arrivo e l’umidità residua potrebbe regalare spettacoli inconsueti per un fine marzo.
Il contesto attuale: una primavera in affanno prima della tempesta
Mentre si attende il clou di questo evento, l’avvio della settimana si presenta all’insegna di una relativa tregua solo in apparenza. Le previsioni indicano infatti una debole ripresa dei valori termici nelle prime ore, ma si tratterà di un fuoco di paglia prima del nuovo e definitivo tracollo. L’instabilità atmosferica, già in atto, è alimentata proprio da quelle correnti balcaniche che continuano a lambire il paese, mantenendo il tempo ballerino soprattutto sulle regioni del Centro-Sud. È in questo contesto di transizione, sospeso tra un inverno che non vuole andare in pensione e una primavera che fatica ad affermarsi, che si inserisce l’irruzione artica pronta a ridisegnare il paesaggio meteo della penisola, con venti forti che spazzeranno le coste e mari destinati a diventare molto agitati, restituendo scenari che ricordano più il pieno inverno che il risveglio primaverile.




