Pil ed export in caduta libera: Trump affronta la crisi economica domestica
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Redazione Economia
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Dopo aver gestito con mano ferma la tregua tra Iran e Israele e spinto gli alleati Nato ad alzare la spesa militare fino al 5% del Pil, Donald Trump si trova ora a dover fronteggiare una realtà ben più ostica: quella di un’economia americana in affanno. I dati diffusi dal Bureau of Economic Analysis parlano chiaro: nel primo trimestre del 2025, il Pil si è contratto dello 0,5%, un risultato ben al di sotto delle attese e delle stime precedenti, che avevano inizialmente indicato un -0,3% e poi un -0,2%.
A determinare questo peggioramento è stato soprattutto il crollo dei consumi, rivisto dall’1,2% allo 0,5%, il livello più basso dall’inizio della pandemia. Un dato che riflette la crescente prudenza delle famiglie, strette tra inflazione persistente e un mercato del lavoro meno dinamico del previsto. Ma non è tutto. L’aumento delle importazioni, spinto dalla corsa delle aziende ad accaparrarsi beni prima dell’entrata in vigore dei nuovi dazi, ha ulteriormente aggravato il quadro.
Quella che doveva essere una misura protezionistica, pensata per rafforzare l’industria nazionale, si è dunque trasformata in un boomerang, contribuendo a frenare la crescita. E mentre la Casa Bianca cerca di minimizzare l’entità del rallentamento, sottolineando la solidità strutturale dell’economia, gli analisti iniziano a interrogarsi sulle possibili ripercussioni politiche.
Trump, che aveva fatto della ripresa economica uno dei cavalli di battaglia della sua campagna, si trova ora costretto a rivedere le priorità. Se all’estero ha ottenuto risultati tangibili, in patria la situazione si fa più complicata. E con le elezioni di mid-term all’orizzonte, ogni punto percentuale in meno sul Pil rischia di pesare come un macigno.




