Le temute pulci e zecche sono tornate. I consigli (e gli errori da evitare) per proteggere cani e gatti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Con l’arrivo della primavera e, inevitabilmente, del caldo, la tranquillità di chi convive con un animale domestico viene spesso scossa da un ritorno temuto: quello di pulci e zecche. Non si tratta soltanto di un fastidio stagionale, ma di un vero e proprio rischio sanitario che, complice anche l’evoluzione climatica degli ultimi anni (con inverni più miti che non ne bloccano più il ciclo vitale), si presenta oggi con una finestra di attività molto più ampia rispetto al passato. La veterinaria Anna Chiara Peluso, interpellata in merito, mette in guardia i proprietari da una sottovalutazione che potrebbe costare cara alla salute degli amici a quattro zampe, soprattutto se si ricorre a rimedi improvvisati o a logiche ormai obsolete.

Errori letali e consigli pratici per la stagione calda

Quando si parla di prevenzione, il primo errore – che la dottoressa Peluso evidenzia con fermezza – è quello di limitare i trattamenti ai soli mesi estivi. Le pulci, ad esempio, trovano nelle abitazioni riscaldate l’ambiente ideale per sopravvivere e riprodursi anche a dicembre, mentre le zecche iniziano a dare il tormento non appena la temperatura supera stabilmente i 7-8 gradi. La scelta del prodotto, inoltre, non può essere lasciata al caso o al fai-da-te. Un equivoco frequente, e potenzialmente tragico, riguarda la convivenza tra cani e gatti: molti antiparassitari studiati per i primi (contenenti principi attivi come la permetrina) sono letali per i secondi se applicati erroneamente, causando tremori, salivazione eccessiva o collassi. La veterinaria consiglia quindi di rivolgersi sempre al proprio veterinario per dosaggi e formulazioni, ricordando che un prodotto “naturale” come l’olio di neem, sebbene meno tossico, ha spesso una durata d’azione troppo breve per essere realmente efficace in caso di forte esposizione.

L’invasione silenziosa e le tecniche di rimozione

La situazione, in Italia, è aggravata da un fenomeno documentato anche da enti di sorveglianza zooprofilattica: le zecche non sono più confinate ai soliti boschi di montagna, ma si stanno espandendo verso Nord e verso altitudini più elevate (oltre i 1400 metri), occupando anche aree verdi urbane e giardini privati. In questo scenario, il controllo del mantello dopo ogni passeggiata diventa un’abitudine cruciale. Ma cosa fare se si trova una zecca già attaccata? Secondo i protocolli divulgati dagli esperti, bisogna assolutamente evitare di “stressare” il parassita con rimedi casalinghi come alcool, olio o fiamme; queste azioni, infatti, provocano un rigurgito della zecca, che inietta nuovamente nella ferita i succhi gastrici e i patogeni (come quelli della malattia di Lyme o della Babesiosi) proprio che si volevano evitare. L’unica tecnica sicura prevede l’uso di una pinzetta a punte sottili o di un apposito sganciatore, afferrando il parassita il più vicino possibile alla cute dell’animale (dove si trova il rostro, l’apparato boccale) ed estraendolo con una trazione lenta, costante e perpendicolare, senza mai torcere.

La gestione ambientale e le disinfestazioni pubbliche

Non sempre la minaccia arriva direttamente dal bosco: anche le aree pubbliche urbane rappresentano un ricettacolo di rischi, tanto che diverse amministrazioni locali (come si evince da cronache recenti relative a interventi in via dei Donatori o in via San Gregorio) organizzano calendari di disinfestazione mirati per abbattere la proliferazione dei parassiti nel verde pubblico. Tuttavia, l’intervento istituzionale non è sufficiente se non affiancato da una corretta igiene domestica. Per quanto riguarda le pulci, il problema è spesso sistemico: se l’animale è infestato, lo è anche la casa (tappeti, divani, cucce). In questi casi, il solo trattamento dell’animale non basta; la veterinaria suggerisce di intervenire sull’ambiente aspirando con frequenza e utilizzando, se necessario, prodotti specifici (spesso a base di regolatori di crescita come il metoprene o il piriprossifen) che impediscano lo sviluppo delle larve, interrompendo così il ciclo vitale del parassita.

Perché la copertura deve essere annuale

Se un tempo si credeva che il freddo risolvesse ogni problema, oggi i dati raccolti in Italia dimostrano che le malattie trasmesse da vettori – come l’Ehrlichiosi, l’Anaplasmosi e la già citata malattia di Lyme – sono in aumento costante proprio a causa della maggiore finestra di attività delle zecche. Per questo, l’errore più grave è considerare l’antiparassitario come un farmaco “d’emergenza” da usare solo quando si vede il parassita. In realtà, la protezione deve essere costante: esistono formulazioni in compresse (che agiscono uccidendo il parassita dopo il morso) o spot-on (pipette) e collari ad azione repellente (che cercano di evitare il contatto diretto), e la scelta dipende dallo stile di vita dell’animale, dalla sua età e dal suo stato di salute. Evitare di applicare le pipette subito dopo un bagno (lo strato lipidico del pelo deve essere integro per distribuire il principio attivo) o segmentare una dose studiata per un animale di 30 kg su un animale più piccolo sono solo alcuni dei dettagli che separano una prevenzione efficace da un costoso (e pericoloso) fallimento terapeutico.

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