GP Australia, la Mercedes torna subito regina: doppietta e un messaggio per Wolff

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Per quattro lunghi anni, Toto Wolff aveva dovuto assistere ai trionfi altrui, lui che di vittorie ne aveva collezionate a raffica, costruendo la dinastia più longeva dell’era moderna della Formula 1. Eppure, domenica a Melbourne, assaporando quella sensazione perduta — il profumo dello champagne sul podio, il peso della coppa dei vincitori — le sensazioni erano quelle di un tempo, quelle che il team principal austriaco ha inseguito con ostinazione durante tutto il digiuno. La nuova Mercedes W17, quella che sfrutta la rivoluzione regolamentare del 2026, ha risposto presente nel modo più eclatante: una doppietta firmata George Russell e Andrea Kimi Antonelli, la quarta nella storia della Stella a tre punte in un Gran Premio d’Australia. Un segnale nitido, se non altro per l’avvio, che la power unit di Brixworth e il telaio di Brackley hanno imbroccato la strada.

Una gara vinta nel dettaglio, tra sorpassi e strategie

Non è stato, va detto, un monologo incontrastato. Anzi, la prima parte della corsa aveva raccontato una storia ben diversa, con Charles Leclerc scatenato al via: il monegasco, partendo quarto, ha letteralmente fulminato le due frecce d’argento, infilando Russell e portandosi al comando. Per diversi giri, le SF-26 e le W17 hanno duellato ad armi pari, con Leclerc e il pilota britannico della Mercedes che si sono scambiati la leadership in una bagarre serrata e pulita. La svolta, com’è noto, è arrivata attorno all’undicesimo giro, quando l’incidente di Isack Hadjar ha provocato l’ingresso della Virtual Safety Car. Una finestra che il muretto di Wolff ha sfruttato con cinica precisione, richiamando ai box entrambi i piloti per montare le gomme dure, mentre a Maranello sceglievano di tenere le proprie vetture in pista. Una volta ripartiti, il destino era segnato: le Mercedes, con gomma fresca, hanno preso il largo, lasciando a Leclerc e Lewis Hamilton l’ingrato compito di inseguire senza riuscire mai a impensierirle realmente. Lo stesso Wolff, intervistato al termine, ha riconosciuto che, al netto del risultato, la Ferrari c’è e rappresenterà un avversario temibile: "Abbiamo una lotta serrata tra le mani", ha commentato, smorzando qualsiasi entusiasmo prematuro.

Il lusso di un problema giovane chiamato Antonelli

C’è poi una sottotrama tutta italiana in questa domenica di sole australiano, ed è quella che riporta un nostro pilota sul podio iridato a Melbourne da tempi lontani, da quel Jarno Trulli del 2009. Andrea Kimi Antonelli, al suo secondo anno in Formula 1, ha confermato i pronostici della vigilia e le ottime sensazioni mostrate già in qualifica. Il suo secondo posto, costruito con una rimonta poderosa dopo un avvio complicato in cui aveva perso diverse posizioni, profuma di consacrazione definitiva. Certo, George Russell — alla sua sesta vittoria in carriera — rimane il punto di riferimento della squadra, ma il divario tra i due, al traguardo, è stato di meno di tre secondi. Una circostanza che impone a Wolff una riflessione: gestire due piloti così giovani e così veloci, entrambi con la fame del leone, potrebbe rivelarsi un lusso, ma anche una patata bollente nel corso di un mondiale che si preannuncia equilibrato. Il dado è tratto, ma la sensazione, uscendo dal circuito dell’Albert Park, è che la Mercedes abbia ritrovato non solo la competitività, ma anche quella capacità di essere chirurgica nei momenti cruciali che ne aveva fatto la squadra da battere.

Ferrari all’inseguimento, ma il potenziale c’è

Dal fronte di Maranello, nonostante il terzo e quarto posto, non filtra certo sconforto. La SF-26 si è dimostrata l’unica vettura in grado di tenere il passo delle Mercedes, soprattutto nella prima parte di gara, quando le gomme erano ancora fresche e le energie da gestire non rappresentavano un fattore discriminante. Lo stesso Leclerc, pur riconoscendo che forse nemmeno con una strategia alternativa si sarebbe potuta giocare la vittoria, ha sottolineato come la partenza sia stata entusiasmante e come il ritmo complessivo non fosse lontano da quello dei vincitori. Hamilton, dal canto suo, ha battagliato a lungo con Russell, dimostrando un’integrazione nel team ormai completa e una confidenza con la vettura che cresce di giro in giro. La gestione della VSC è stato l’unico, vero, neo di una domenica che per il resto ha visto la Rossa confermarsi come seconda forza. Un avvio di campionato che promette scintille, con la consapevolezza che lo sviluppo durante l’anno — e a Maranello ne hanno di esperienza — farà la differenza. Per ora, la musica è cambiata: la Mercedes detta il ritmo, e le altre, finalmente, possono solo inseguire.

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