Andrea Mamaliga, 22 anni, muore in un incidente in ferrata sulle Piccole Dolomiti: trovato dopo due giorni di ricerche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ultima volta che la sua voce ha raggiunto i familiari era sabato 29 agosto, all’ora di pranzo. Poi, il silenzio. Un silenzio che si è protratto per tutto il fine settimana, fino a quando la preoccupazione non si è trasformata in allarme, nella tarda serata di domenica. Una preoccupazione che, purtroppo, ha trovato un esito tragico nella giornata di lunedì, quando i soccorritori del Soccorso Alpino hanno individuato il corpo senza vita di Andrea Mamaliga, un ragazzo di soli 22 anni originario di Saonara.

Il giovane, che era partito da solo per affrontare la Ferrata del Vajo Scuro, nel suggestivo ma insidioso Gruppo del Fumante delle Piccole Dolomiti in provincia di Vicenza, è precipitato per oltre 200 metri, morendo probabilmente sul colpo. La sua passione per la montagna, che lo aveva spinto a organizzare questa escursione con l’intento di trascorrere una notte in rifugio, si è trasformata in una tragedia senza appello.

La dinamica e le ricerche, un intervento complesso in un ambiente impervio

La famiglia, non ricevendo riscontri dal giovane dopo la partenza di sabato, ha atteso fino a domenica sera prima di lanciare l'allarme ai carabinieri, temendo il peggio. Le operazioni di ricerca, avviate immediatamente e condotte dagli specialisti del Soccorso Alpino della zona, si sono rivelate estremamente complesse a causa della morfologia del terreno e della natura tecnica del percorso che Andrea aveva scelto. La ferrata del Vajo Scuro è un itinerario che richiede una certa esperienza alpinistica, con passaggi esposti e tratti in cui la roccia è particolarmente scivolosa.

È proprio in uno di questi punti che, secondo una prima e parziale ricostruzione degli inquirenti, il ragazzo avrebbe perso l'equilibrio, scivolando e precipitando nel vuoto per oltre 200 metri, un volo che non gli ha lasciato scampo. Il ritrovamento del suo corpo, avvenuto nel primo pomeriggio di ieri, ha messo fine a ogni speranza, restituendo alla famiglia solo il dolore di una perdita immensa.

Chi era Andrea Mamaliga, campione di Taekwon-do e neolaureato

Andrea Mamaliga, però, non era solo un appassionato di montagna. La sua breve ma intensa vita era un intreccio di talento e sacrificio, che lo aveva reso un punto di riferimento per i suoi coetanei. Ventiduenne di Saonara, Andrea era un atleta di alto livello, un campione di Taekwon-do che vestiva con orgoglio i colori della società sportiva locale di via Bachelet. La sua disciplina e la sua forza fisica, affinate sui tatami, erano l’immagine di una determinazione che applicava a tutti gli aspetti della sua esistenza.

A coronamento di questi sforzi, proprio pochi giorni prima della tragedia, si era laureato, un traguardo che rappresentava l'inizio di un nuovo capitolo della sua vita, un capitolo che la montagna ha tragicamente e prematuramente chiuso.

Il dolore della comunità e il ricordo di un ragazzo esemplare

La notizia della sua scomparsa si è diffusa rapidamente, gettando nello sconforto non solo i familiari ma anche tutti coloro che lo conoscevano. Nel suo paese, il ricordo che emerge è quello di un ragazzo solare, un esempio per centinaia di giovani che lo seguivano e che si allenavano con lui. La sua passione per lo sport e per la vita, la sua voglia di mettersi alla prova e di superare i propri limiti, lo avevano reso un beniamino e un modello.

Ora, a restare impressa, è l’immagine di un ventiduenne che ha inseguito i suoi sogni fino all'ultimo respiro, incontrando il suo destino su quelle rocce che tanto amava e che, forse, conosceva meno di quanto credesse. Le indagini proseguono per chiarire esattamente le cause della caduta, anche se per la comunità resta il vuoto di una vita spezzata troppo presto mentre cercava la solitudine e la bellezza delle vette vicentine.

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