A Cape Canaveral esplode il razzo di Bezos, e la corsa verso la Luna si complica
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Era una sera di fine maggio quella che doveva rappresentare l’ennesimo passo avanti nella privatizzazione dello spazio, ma il boato che ha scosso la Florida poco dopo le 21 (ora locale) ha raccontato una storia ben diversa: il gigantesco New Glenn della Blue Origin, il vettore pesante su cui Jeff Bezos ha riposto le sue più ambiziose speranze lunari, è esploso sulla piattaforma di lancio del complesso 36 a Cape Canaveral.
ilmessaggero
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Le fiamme, di un arancione così intenso da essere visibili dalla vicina Cocoa Beach, hanno illuminato a giorno il cielo mentre la struttura metallica del lanciatore crollava su se stessa, un'immagine apocalittica che ha subito fatto il giro dei social media, seminando panico tra i residenti che hanno raccontato di aver sentito le fondamenta delle proprie case tremare. repubblica +3
L’azienda, in una nota ufficiale, ha comunque voluto subito tranquillizzare tutti sull’incolumità del personale, confermando che non ci sono state vittime e che l’intera area è stata messa in sicurezza, anche se le operazioni di spegnimento dei roghi secondari sono proseguite per diverse ore. milanofinanza +3
Un test finito male e una rampa di lancio distrutta
L’incidente, come specificato dalla Blue Origin, è avvenuto durante un cosiddetto "hotfire test", una procedura di routine in cui i motori del primo stadio vengono accesi per alcuni secondi mentre il razzo è saldamente ancorato al suolo, al fine di verificare la tenuta dei sistemi di propulsione prima del lancio vero e proprio. wired +3
Quello che doveva essere un semplice collaudo si è però trasformato in un disastro ingegneristico di proporzioni notevoli: non solo il vettore è andato perduto, ma le prime stime dai danni suggeriscono che la piattaforma di lancio sia stata gravemente danneggiata, se non resa inagibile. corriere +3
Questo dettaglio, a ben vedere, rappresenta un intoppo ben più grave della perdita del razzo stesso, perché ricostruire le infrastrutture del Launch Complex 36 – che la Blue Origin aveva riconvertito spendendo centinaia di milioni di dollari – richiederà mesi di lavoro, congelando di fatto la capacità operativa dell’azienda di Bezos sulla East Coast. dday +3
La beffa dei 48 satelliti e il problema "Amazon Leo"
La tempistica, come spesso accade in questi casi, non avrebbe potuto essere peggiore. Il New Glenn, va ricordato, si stava preparando per quello che sarebbe dovuto essere il suo quarto volo in assoluto, una missione cruciale che avrebbe dovuto trasportare in orbita bassa ben 48 satelliti appartenenti alla costellazione "Amazon Leo". sky +3
Per fortuna della divisione spaziale di Amazon, i satelliti non erano ancora stati integrati sul razzo al momento dell’esplosione: un piccolo scampato pericolo economico che non cancella però il fatto che l'intero dispiegamento della rete internet di Bezos, destinata a competere con Starlink di Elon Musk, subirà ora un ritardo pesantissimo.
Le conseguenze, insomma, si riverberano a cascata sull’impero finanziario del fondatore, colpendo sia il suo progetto di esplorazione spaziale che quello di connettività globale, due facce della stessa medaglia tecnologica. sky +3
La Nasa nel mezzo e la sfida con Pechino che si infiamma
A guardare con maggiore preoccupazione a quanto accaduto in Florida, però, non sono solo i vertici di Amazon o i fan delle esplosioni controllate, ma gli ingegneri della Nasa e gli strateghi del Pentagono.
L’esplosione del New Glenn arriva in un momento di fragilità oggettiva per il programma Artemis, l’erede delle missioni Apollo che punta a riportare l’uomo sul suolo lunare entro la fine del decennio. lanuovasardegna +3
Se infatti da un lato l’azienda di Bezos avrebbe dovuto fornire il modulo di atterraggio (il Blue Moon) per le missioni successive, dall’altro la sua incapacità di lanciare pesante blocca anche il trasporto di componenti essenziali per la futura base orbitale. editorialedomani +3
A complicare ulteriormente il quadro, come se non bastasse, ci si mette anche la SpaceX di Elon Musk, l’altra gamba su cui poggia il sogno spaziale americano: il megarazzo Starship, infatti, è attualmente bloccato a terra a seguito delle decisioni della Federal Aviation Administration, dopo che l’ultimo volo di prova si è concluso con la perdita del secondo stadio. ilmanifesto +3
In questo contesto di immobilismo, la Cina – che non ha mai nascosto le proprie mire di diventare la superpotenza dominante dello spazio profondo – guarda avanti, avanzando silenziosamente con la propria tabella di marcia che prevede il primo sbarco umano entro il 2030.
Con due giganti privati come Bezos e Musk che arrancano, e con l’amministrazione Trump che ha fatto della riconquista della Luna un vessillo politico, la sfida geostrategica si fa sempre più calda, e il divario temporale con Pechino rischia di assottigliarsi pericolosamente. ildolomiti +3
La risposta del capo della Nasa, Jared Isaacman, arrivata via social pochi minuti dopo l’esplosione, suona quasi come un requiem per le ambizioni immediate: "Il volo spaziale è spietato", ha scritto, promettendo di analizzare l’impatto sul programma. astrospace +3




