La Ferrari di Hamilton e l’incubo dei freni di Leclerc: il Principato divide il Cavallino
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Redazione Sport
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Non poteva esserci scena più rappresentativa del momento della Scuderia, quella andata in scena ieri sotto il sole di Montecarlo: mentre Lewis Hamilton saliva sul secondo gradino del podio ascoltando l’inno britannico, dall’altra parte del paddock, anzi, dentro le mure soffocanti del proprio box, Charles Leclerc tentava ancora una volta di metabolizzare l’incredibile – o forse, a questo punto, fin troppo prevedibile – intreccio di sfortuna e guai tecnici che lo ha costretto a un ritiro dolorosissimo proprio nel giro che avrebbe dovuto celebrare la rimonta.
Perché se è vero che il principato monegasco ama regalare favole a chi osa, è altrettanto vero che, spesso e volentieri, si diverte a trasformarle in incubi per i suoi figli prediletti, e il pilota di casa ne è stata l’ennesima, sfortunata vittima.
Il dominio di Kimi e la rimonta di Sir Lewis
A dettare legge sul tracciato cittadino, come del resto sta accadendo ormai da settimane, ci ha pensato il giovane astro nascente della Mercedes, quel Kimi Antonelli capace di non tremare nemmeno un secondo sotto la pressione di una partenza cruciale e di una ripartenza, al termine della bandiera rossa, che avrebbe potuto far vacillare anche i più esperti.
La sua è stata una prestazione chirurgica, con il passo e la gestione delle gomme da veterano consumato, tanto da strappargli un grido liberatorio alla radio – «La macchina è stata una bestia» – che suona come un avvertimento per tutto il Circus. Alle sue spalle, a portare a casa la bandiera della Ferrari, ci ha pensato Hamilton, il quale, dopo il secondo posto ottenuto in Canada, ha bissato l’exploit portando a casa una prestazione solida e concreta.
Il sette volte campione del mondo, che ormai da più di un anno condivide il box con Leclerc, ha dimostrato ancora una volta di aver trovato un ottimo feeling con la Rossa, gestendo al meglio una vettura che, a suo dire, richiede ancora qualche intervento in termini di carico aerodinamico per competere davvero ad armi pari con le frecce d’argento.
Il guasto tecnico: tre freni su quattro fuori uso
Se il lato della garage numero 44 era tutt’altro che malinconico, dall’altra parte il clima era ovviamente improntato alla massima frustrazione. Leclerc, che era in corsa per un prezioso piazzamento sul podio se non addirittura per la vittoria, ha visto il proprio Gran Premio crollare miseramente quando, al momento di ripartire dopo la neutralizzazione, la sua SF-26 si è letteralmente rifiutata di curvare, stampandosi contro le barriere.
L’analisi dei dati effettuata a caldo dal muretto ha rivelato una circostanza agghiacciante per un ingegnere: tre dei quattro freni della monoposto avevano smesso di funzionare. Il monegasco, visibilmente scosso ma lucido, ha spiegato che l’anteriore sinistro era l’unico a rispondere ancora, mentre i posteriori erano completamente assenti dai dati telemetrici, una situazione che ha definito al limite del pericoloso e che ha costretto il team a prendere atto di una falla tecnica enorme.
Due approcci tecnici a confronto nel box
A gettare ulteriore benzone sul fuoco delle polemiche sorde che spesso attraversano il Cavallino, ci ha pensato la soluzione immediata proposta da Leclerc per evitare che l’incubo si ripeta. Nel corso delle dichiarazioni rilasciate al termine della gara, il pilota ha infatti confermato che abbandonerà la configurazione freni che ha utilizzato fino ad ora per abbracciare quella adottata dal compagno di squadra, ovvero la stessa di Hamilton.
Un’ammissione, questa, che di fatto sancisce un primato tecnico del britannico all’interno del box, suggerendo che il setup utilizzato dal sette volte iridato è semplicemente più affidabile o performante in condizioni limite come quelle del Principato.
Se per Hamilton, dunque, il momento è di crescita costante – lo dimostra il secondo posto in classifica piloti dove ora sconta un distacco di 66 punti dal leader Antonelli ma ha scavalcato l’ex compagno Russell – per Leclerc si apre una fase di profonda riflessione, dove l’amarezza per l’ennesima occasione sfumata tra le mura di casa rischia di lasciare il segno anche psicologicamente.




