Generali, il risiko bancario divide le reti: Ga-Gi chiede garanzie, Anagina punta sull’insurbanking

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il risiko bancario che ruota attorno a Generali continua a muovere interessi contrapposti anche all’interno del vasto mondo della distribuzione assicurativa. Da un lato il Gruppo Agenti Generali Italia (Ga-Gi) alza la voce per pretendere un ruolo nel confronto sulle strategie future del Leone di Trieste; dall’altro Anagina, la storica associazione degli agenti imprenditori, sceglie di rafforzare la propria posizione nel capitale della compagnia e di accelerare sulla distribuzione di servizi bancari, trasformando la potenziale turbolenza azionaria in un’occasione di espansione operativa.

La richiesta di Ga-Gi: un tavolo formale sulle strategie distributive

Federico Serrao, presidente del Ga-Gi, ha rivendicato con nettezza la necessità di sedere al tavolo decisionale. L’associazione rappresenta circa 1.200 agenti di Generali Italia e, in una intervista, ha chiesto l’apertura di un confronto formale con la compagnia triestina. Serrao non si è detto contrario a partnership o a nuove alleanze, ma ha posto una condizione precisa: qualsiasi evoluzione dell’assetto azionario non deve produrre sovrapposizioni competitive interne che finiscano per danneggiare la rete agenziale.

Il rischio paventato è che l’assimilazione della raccolta bancassicurativa a quella tradizionale degli sportelli assicurativi indebolisca un modello che, secondo i dati richiamati dal presidente, veicola ancora il 75% dei premi danni in Italia.

Le richieste di Ga-Gi non si limitano a un principio di salvaguardia. Serrao ha parlato della necessità di impegni verificabili su due fronti concreti: la gestione della clientela e gli investimenti destinati alle agenzie. Il gruppo agenti ha ricordato come il group ceo Philippe Donnet e il country manager Giancarlo Fancel abbiano più volte ribadito la centralità della rete nella crescita italiana di Generali, un patrimonio che Serrao intende tutelare qualunque sia l’esito delle operazioni finanziarie in corso.

Il riferimento è all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps, che in caso di successo porterebbe la banca guidata da Carlo Messina a detenere oltre il 13% del Leone, e alla doppia opas di Monte dei Paschi su Banca Generali e Banco Bpm.

Anagina rafforza il peso azionario e spinge sull’offerta finanziaria

Mentre il Ga-Gi chiede garanzie, Anagina muove su un doppio binario. In occasione della 97ª assemblea nazionale tenutasi a Bologna, l’associazione guidata da Davide Nicolao ha annunciato il raggiungimento di una partecipazione complessiva di 2 milioni di azioni Generali, per un investimento superiore a 90 milioni di euro. La cifra segna un salto significativo rispetto agli 1,1 milioni di azioni detenuti alla fine del 2025.

Il passo successivo è stato la costituzione della nuova Commissione Agenti Azionisti, un organo pensato per coordinare e valorizzare il peso degli agenti nel capitale della compagnia, trasformandoli da semplici intermediari a soggetti attivi nella vita societaria.

Il rafforzamento azionario si intreccia con una strategia distributiva che punta a varcare il confine tra assicurazione e banca. Durante l’assemblea è stato annunciato lo sviluppo della collaborazione con Banca Generali, con l’obiettivo di offrire ai clienti un pacchetto integrato di servizi assicurativi, bancari e finanziari. Il progetto non è nuovo: poggia sulle fondamenta dell’insurbanking avviato già nel 2025, quando Generali e Banca Generali avevano delineato un piano per portare nelle agenzie i conti correnti e prodotti di investimento.

Nicolao ha spiegato che gli agenti hanno iniziato a distribuire i conti correnti della banca dopo la chiusura della fase di test, avvenuta nei primi mesi del 2026, e che si tratta solo di un primo passo verso un’offerta più ampia destinata a servire anche la clientela imprenditoriale.

Un modello distributivo sotto pressione

La posta in gioco è il controllo di un canale che, secondo i numeri forniti dalle stesse associazioni, mantiene un peso specifico difficilmente replicabile. Anagina rappresenta oltre 12.000 persone tra agenti e collaboratori, intermediando circa 4,5 miliardi di euro di premi all’anno e gestendo patrimoni per circa 23 miliardi, pari a una quota stimata del 40% del portafoglio di Generali Italia. Il Ga-Gi, dal canto suo, rivendica la rappresentanza di una fetta consistente della rete e sottolinea come circa due terzi della raccolta premi italiana di Generali passi attraverso le reti del gruppo.

Numeri che spiegano perché le operazioni finanziarie in corso, sebbene estranee alla gestione quotidiana delle agenzie, vengano percepite come una minaccia o come un’opportunità a seconda della prospettiva.

Lo scenario delle offerte lanciate da Monte dei Paschi prevede un’integrazione che, se andasse a buon fine, metterebbe sotto lo stesso tetto la banca senese, Banco Bpm e Banca Generali, creando un polo da oltre 810 miliardi di attività finanziarie complessive. Per gli agenti di Generali il nodo non è tanto l’identità dell’azionista di riferimento, quanto la possibilità che il marchio del Leone venga utilizzato presso filiali bancarie in concorrenza con le agenzie.

È su questo punto che le posizioni di Anagina e Ga-Gi finiscono per convergere, pur partendo da strategie diverse: la prima prova a occupare nuovi spazi nella distribuzione finanziaria, la seconda alza un muro difensivo a tutela del modello agenziale. Entrambe, però, chiedono di contare.

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