La Corte dei Conti affonda il ponte di Salvini: "Gravi criticità, progetto illegittimo"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo, decisivo colpo di maglio giuridico si è abbattuto sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, l'opera faraonica da oltre tredici miliardi e mezzo di euro voluta con forza dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. La sezione centrale di controllo della Corte dei Conti, i cui magistrati contabili avevano già negato il visto di legittimità lo scorso novembre, ha depositato ieri le motivazioni complete della sentenza, delineando un quadro di inadempienze e di incompatibilità che sembra lasciare ben poco spazio a tentativi di recupero. Le ragioni della bocciatura, come si evince dal documento, investono ogni aspetto della colossale infrastruttura, da quello tecnico a quello ambientale, fino a quello procedurale ed economico, in un intreccio di profili che vanifica l'iter sin qui seguito.

Il nodo delle regole Ue e della convenzione modificata

Il cuore della pronuncia risiede nella palese violazione delle normative europee che disciplinano la modifica dei contratti pubblici durante il loro periodo di validità. Il decreto ministeriale relativo al cosiddetto "terzo atto aggiuntivo" alla convenzione tra il Ministero stesso e la società Stretto di Messina Spa, infatti, è stato giudicato palesemente incompatibile con quel complesso di regole. Si tratta di un passaggio cruciale, poiché evidenzia come l'operazione di aggiornamento e riavvio del progetto, fortemente voluta dall'esecutivo, si sia mossa al di fuori del perimetro legale stabilito dall'Unione, rendendo di fatto nullo l'atto amministrativo che ne doveva sancire l'avanzamento.

Il piano finanziario in frantumi e lo slittamento dei fondi

Parallelamente al danno giuridico, si consuma anche quello finanziario. La sentenza della Corte dei Conti, infatti, ha implicitamente travolto anche il piano economico dell'opera, basato su una concessione che le recenti modifiche hanno reso irregolare. Questa situazione, unita alla perdita di legittimità del decreto, imporrebbe di fatto la riapertura della gara d'appalto, un percorso lungo e incerto che azzererebbe ogni calendario finora annunciato. Il governo, del resto, ha già dovuto prendere atto delle crescenti difficoltà, deviando tramite un emendamento alla legge di Bilancio i 780 milioni di euro originariamente stanziati per il 2025, la cui disponibilità è ora rinviata al 2033.

Un'opera senza via d'uscita e lo stallo politico

L'accumularsi degli stop da parte dell'organo di controllo contabile rappresenta ormai un ostacolo quasi insormontabile, configurando uno stallo tecnico-giuridico di vaste proporzioni. Le ripetute pronunce negative, fondate su motivazioni puntuali e stringenti, non lasciano adito a facili correzioni di rotta, costringendo i promotori dell'opera a un virtuale ripartenza da zero che ne compromette irrimediabilmente la fattibilità nei termini e nei costi previsti. L'annunciata apertura dei cantieri, più volte evocata nel dibattito pubblico, appare dunque sempre più come un'ipotesi lontana, sepolta sotto il peso delle criticità sollevate dai magistrati, i quali hanno sostanzialmente dichiarato che il Ponte, così come concepito e proposto, "non s'ha da fare".

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