Riccardo Cocciante, ottant’anni e un nuovo album: “Ho vent’anni con te” anticipa il ritorno discografico
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nato a Saigon da padre italiano e madre francese, cresciuto artisticamente a Roma e capace di attraversare i confini linguistici con la stessa naturalezza con cui si passa da una sponda all’altra del Tevere, Riccardo Cocciante taglia oggi un traguardo che per molti sarebbe solo un numero, ma che per lui diventa l’occasione per un nuovo inizio discografico. Compiere ottant’anni, il 20 febbraio, non significa certo fermarsi: lo dimostra l’uscita del singolo Ho vent’anni con te, pubblicato proprio nel giorno del compleanno, che anticipa l’omonimo album in arrivo il 13 marzo a vent’anni di distanza dall’ultimo lavoro di inediti. Un ritorno atteso, che porta la firma dello stesso Cocciante insieme a Luc Plamondon e Pasquale Panella, e che si presenta come un regalo dell’artista a sé stesso e a chi lo segue da decenni -1-4.
A rendere ancora più denso questo periodo di attività, c’è la presentazione in anteprima nazionale del docufilm Il mio nome è Riccardo Cocciante, firmato dal regista Stefano Salvati e prodotto da Daimon Film con Rai Documentari. Sarà il Cinemacity di Ravenna a ospitare la prima visione da oggi fino al 23 febbraio, in una sorta di ideale abbraccio tra la città e un artista che proprio nel capoluogo romagnolo, lo scorso anno in occasione del festival Imaginaction, aveva cominciato a seminare le prime immagini di questo racconto cinematografico -3-6. Il documentario, che per la prima volta ricostruisce in modo organico la parabola umana e professionale di Cocciante, si avvale anche di sequenze realizzate con l’intelligenza artificiale per colmare i vuoti visivi dell’infanzia e dell’adolescenza, quelle in cui il piccolo Riccardo muoveva i primi passi tra l’Oriente e l’Occidente.
Un amore lungo oltre cinquant’anni, tra vita e musica
Dietro ogni traguardo, e dietro ogni nota, c’è una presenza silenziosa ma ingombrante, quella di Catherine Boutet. L’attrice francese, che nel 1971 era venuta a Roma per salutare la sorella prima di partire per gli Stati Uniti, incrociò Cocciante in circostanze del tutto fortuite e da quel momento non se ne separò più. Lei rinunciò alla trasferta americana, lui trovò la compagna di una vita, sposata poi nel 1983, e insieme hanno cresciuto il figlio David, oggi grafico a New York. «Cathy è la vestale della mia poetica», ha raccontato il cantautore qualche anno fa, spiegando come la moglie sia stata decisiva anche nelle scelte artistiche più coraggiose, a cominciare da quel Notre Dame de Paris che in molti all’inizio avversavano e che lei invece lo spinse ad accettare -2-5. Una consulenza tecnica, certo, ma anche un giudizio severo e affettuoso, quello di chi da oltre mezzo secolo condivide il palco e la vita.
Dal teatro all’arena, i progetti di un artista inesauribile
Non c’è solo la celebrazione del passato, in queste iniziative, perché Cocciante guarda avanti con la stessa determinazione di sempre. L’opera popolare moderna dedicata a Victor Hugo, Notre Dame de Paris, torna in scena dal 26 febbraio con una lunga tournée che attraverserà l’Italia fino ai primi giorni del 2027, a quasi venticinque anni dal debutto italiano -4-7. Parallelamente, l’estate vedrà l’artista impegnato in una serie di live all’aperto, la tournée Io… Riccardo Cocciante nel 2026, che toccherà location suggestive come Piazza San Marco a Venezia, il Teatro Greco di Siracusa, l’Anfiteatro degli Scavi di Pompei e lo Sferisterio di Macerata, per citarne solo alcune -1-7. Una programmazione fittissima, quella che accompagna l’ottantesima candelina, e che racconta di un uomo che alla musica ha consegnato tutto sé stesso, senza risparmiarsi mai.
L’album e il significato di una canzone generazionale
Il brano Ho vent’anni con te, che dà il Titolo al nuovo lavoro discografico, è stato descritto come una sorta di testamento emotivo, una dichiarazione d’intenti più che un ripiegamento malinconico sul tempo che passa. Cocciante, attraverso i versi di Panella e Plamondon, racconta la giovinezza come condizione interiore, come slancio che resiste alla stanchezza degli anni e che trova nell’amore un rifugio e una ragione. Non è un caso che il titolo richiami l’età, ma lo faccia al plurale, quasi a condividere con qualcuno il privilegio di sentirsi ancora leggeri -4-7. Una poetica, la sua, che ha sempre guardato all’essenza delle cose, come quando negli anni Settanta scriveva Margherita con Marco Luberti, e che oggi ritrova in questo nuovo capitolo una coerenza rara.




