La Russia e il doppio binario sui Patriot: armi a Kiev ma Trump visto come mediatore di pace
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Redazione Esteri
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La posizione della Russia sulla decisione degli Stati Uniti di concedere all'Ucraina la licenza per produrre missili intercettori del sistema Patriot, annunciata da Donald Trump al vertice Nato di Ankara al termine del bilaterale con Volodymyr Zelensky, si articola su un doppio binario che, nelle parole del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, distingue nettamente tra la fornitura di armi e la volontà di contribuire alla pace.
Da un lato, Mosca riconosce con realismo che Washington continua a rifornire Kiev di tecnologia militare – "non abbiamo gli occhiali rosa", ha commentato il portavoce – ma dall'altro, attribuisce all'amministrazione Trump un'attenzione al processo negoziale che gli europei, secondo Peskov, non avrebbero.
Il no all'escalation e gli attacchi alle infrastrutture
L'unico appunto sostanziale che il Cremlino ha mosso al presidente americano riguarda la sua valutazione, definita "errata", secondo cui l'intensificazione degli attacchi ucraini contro obiettivi russi potrebbe favorire una soluzione pacifica del conflitto.
"Più il regime di Kiev attaccherà le nostre infrastrutture, più saremo costretti ad ampliare la zona di sicurezza", ha avvertito Peskov, riferendosi ai territori nel nord dell'Ucraina, in un passaggio che chiarisce come l'escalation, agli occhi di Mosca, produca l'effetto opposto a quello auspicato da Washington.
Questa posizione ambigua – armi sì, ma anche mediazione – riflette la strategia russa di mantenere aperto un canale di dialogo con la Casa Bianca, pur continuando a contestare l'assistenza militare a Kiev e attribuendo all'Europa un ruolo di maggiore rigidità nel conflitto.
Il nodo Iran e il ruolo di mediatore americano
Peskov ha inoltre accostato alla questione ucraina la crisi in Iran, definita una "notevole complicazione" per gli Stati Uniti, esprimendo la speranza che Washington riesca a risolverla rapidamente per tornare a concentrarsi sugli sforzi diplomatici per l'Ucraina. La dichiarazione, riportata dall'agenzia Interfax, suggerisce che Mosca consideri l'impegno americano in Medio Oriente come un ostacolo alla ripresa di un ruolo di mediazione che, pur tra contraddizioni, il Cremlino continua a riconoscere a Trump.
La decisione di concedere la licenza per i Patriot, peraltro ancora vaga nei dettagli operativi – non è chiaro se si tratti dei missili Pac-2 o dei più avanzati Pac-3, né se le compagnie produttrici, Lockheed Martin e Rtx Corporation, siano state informate – si inserisce in un quadro in cui Mosca distingue tra l'atto di armare Kiev e la volontà, giudicata "sincera", di Washington di sedersi al tavolo dei negoziati.
La distinzione tra Stati Uniti ed Europa
La retorica russa, in queste ore, insiste su una frattura tra l'approccio americano e quello europeo. "Gli Stati Uniti mantengono il desiderio di contribuire a un processo di pace, a differenza degli europei", ha scandito Peskov, accusando l'UE di prepararsi a un conflitto armato con la Russia attraverso la militarizzazione del continente.
La stessa reazione del ministero degli Esteri russo agli impegni assunti dalla Nato ad Ankara, in particolare lo stanziamento di 70 miliardi di dollari di aiuti all'Ucraina per quest'anno e altrettanti per il 2027, ha preso di mira soprattutto i Paesi europei, considerati i principali sostenitori di una linea bellicista.
In questo contesto, la decisione di Trump di aprire alla produzione ucraina dei Patriot – che secondo alcuni esperti potrebbe richiedere da uno a tre anni prima di vedere i primi sistemi uscire da una fabbrica in territorio ucraino – viene letta da Mosca come un gesto che, pur alimentando la capacità difensiva di Kiev, non pregiudica la possibilità di una trattativa.




