Professioni, dal Senato i tempi delle riforme. Ad aprile gli ordini, commercialisti e avvocati a giugno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il percorso di riforma delle professioni regolamentate, un tema da anni al centro del dibattito politico ed economico, acquisisce finalmente una road map definita, delineando una calendarizzazione precisa degli interventi legislativi. La commissione competente al Senato, dopo un lungo lavoro preparatorio, ha infatti stabilito un cronoprogramma che suddivide il vasto universo professionale in blocchi, ciascuno dei quali sarà oggetto di specifiche modifiche normative in sessioni dedicate.

Il calendario degli interventi legislativi

Secondo quanto predisposto, il primo gruppo a essere chiamato in esame sarà quello degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie, il cui iter legislativo è previsto per il prossimo mese di aprile. Seguirà, con scadenza fissata a giugno, l’esame delle proposte di modifica che riguardano gli ordini forensi e quello dei dottori commercialisti, categorie, queste, particolarmente numerose e il cui assetto normativo suscita da tempo riflessioni per un adeguamento. Tale scansione temporale, la quale non preclude la possibilità di ulteriori approfondimenti per settori specifici, risponde all’esigenza di trattare materie complesse con la necessaria gradualità, evitando di approvare riforme omogenee che potrebbero rivelarsi inadeguate per realtà professionali molto diverse tra loro.

Il ddl sul consenso e la mediazione in corso

Parallelamente, un altro fronte normativo di grande rilevanza sociale vede impegnato Palazzo Madama, ovvero quello della riforma della legge sulla violenza sessuale. Al centro del dibattito c’è il disegno di legge che intende introdurre nel codice penale il principio del consenso, già approvato dalla Camera, ma sul quale il Senato sta operando significative revisioni. La presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, sta lavorando a una proposta di mediazione che cerca di conciliare le diverse sensibilità politiche emerse: la nuova formulazione, in vista del passaggio in Aula previsto per il 10 febbraio, mantiene il consenso come elemento cardine per definire il reato, ma lo qualifica attraverso l’aggettivo «riconoscibile».

Le critiche alla nuova formulazione

Questa aggiunta, voluta per venire incontro a una parte della maggioranza, non è però stata accolta positivamente da tutte le parti in causa. Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza donna, ha espresso una netta opposizione, definendo l’introduzione dell’aggettivo «riconoscibile» un «passo indietro» rispetto sia alla giurisprudenza consolidata che ai dettami della Convenzione di Istanbul. Secondo questa posizione, il consenso non necessiterebbe di alcuna qualificazione aggiuntiva, poiché la sua natura è già di per sé chiara e inequivocabile, un principio che, se modificato, rischierebbe di indebolire la tutela delle vittime invece di rafforzarla.

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