Il progetto sui bambini geneticamente modificati e l'etica della scienza
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Redazione Economia
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A disegnare, con la sua consueta lucidità, uno scenario che allora appariva come pura finzione letteraria, fu un giurista di rango, il quale, durante un convegno, portò all'attenzione del pubblico un caso giudiziario statunitense di straordinaria portata. Quel figlio, affetto da una patologia genetica gravissima, che citava in giudizio i propri genitori per non averlo voluto abortire, condannandolo a un'esistenza di dolore, rappresentava un paradosso etico e legale che sembrava appartenere a un futuro lontano. Oggi, quel futuro, stando a recenti indiscrezioni, avrebbe cominciato a prendere forma concreta nei laboratori di una startup americana, la Preventive, la quale, sostenuta da ingenti capitali provenienti dall'olimpo della tecnologia, lavorerebbe alla creazione di embrioni geneticamente modificati. L'obiettivo dichiarato, che alcuni definiscono una pretesa di "fare a gara con Dio", è quello di prevenire malattie ereditarie e, forse, di spingersi oltre, selezionando caratteristiche che rispondano ai desideri dei committenti.
Il codice della vita riscritto in laboratorio
Secondo quanto riportato da un'inchiesta giornalistica, il centro di questa operazione, che mira a riscrivere il codice della vita umana, si troverebbe a San Francisco. Qui, un gruppo di lavoro finanziato da alcuni dei nomi più influenti della Silicon Valley, tra i quali spiccano il patron di OpenAI e il fondatore di Coinbase, sta tentando di applicare la tecnica di editing genomico Crispr-Cas9 agli embrioni. Questo strumento, che le sue scopritrici hanno visto premiare con il Nobel, agisce come una sorta di forbice molecolare di precisione, in grado di tagliare e modificare il DNA in punti specifici. L'applicazione su embrioni umani, che solleva questioni tecniche e di sicurezza non indifferenti, aprirebbe la strada a una possibilità fino a ieri inimmaginabile: correggere, ancor prima dello sviluppo, i geni responsabili di malattie ereditarie, impedendone la trasmissione alle generazioni successive.
Dalla cura alla progettazione
La discussione, come evidenziato in un colloquio con un ematologo pediatrico, si è inevitabilmente spostata dalle terapie per malattie un tempo inguaribili alla prospettiva, più ambiziosa e controversa, di una progettazione su misura della prole. Se da un lato la correzione di geni difettosi rappresenta un traguardo medico potenzialmente rivoluzionario, dall'altro il confine tra terapia e miglioramento, il cosiddetto "enhancement", appare labile e carico di implicazioni. La stessa tecnica che potrebbe debellare la fibrosi cistica o l'atrofia muscolare spinale, teoricamente, potrebbe essere indirizzata verso la selezione di tratti non medici, come le attitudini cognitive o il colore degli occhi, trasformando l'embrione in un prodotto da catalogo, costruito secondo specifiche richieste.
Le radici di un dibattito senza tempo
La tentazione di forzare i limiti della natura, che alcuni interpretano come un'usurpazione del ruolo divino, non è affatto un fenomeno nuovo; essa, piuttosto, si ripete nella storia dell'umanità, assumendo di epoca in epoca forme diverse. Ciò che rende l'attuale congiuntura senza precedenti è il livello di sofisticazione tecnologica raggiunto, che dà l'impressione di aver posto l'obiettivo a portata di mano. La vicenda giudiziaria statunitense del figlio che denuncia i genitori, riportata anni fa, non era dunque un semplice esercizio accademico, ma una premonizione dei dilemmi che oggi si pongono con urgenza, dove la scienza avanza con una rapidità che spesso supera la capacità della società di elaborarne le conseguenze etiche e giuridiche.




