La “mutazione genetica” del Pd, Gualmini lascia e va in Azione: “Schlein ha fatto un capolavoro, ma per me non c’è più spazio”
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Redazione Interno
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L’europarlamentare Elisabetta Gualmini ha ufficializzato ieri nel corso di una conferenza stampa convocata al Senato il suo addio al Partito Democratico e l’approdo in Azione, il movimento guidato da Carlo Calenda che siede nel gruppo liberale Renew Europe a Strasburgo -2. Una scelta, quella della professoressa bolognese, definita “molto sofferta” ma al contempo “estremamente convinta”, maturata dopo un lungo periodo di riflessione e di progressivo allontanamento dalla linea politica impressa dalla segreteria di Elly Schlein -1. Gualmini, che lascia anche il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento Europeo, ha motivato il divorzio con un mutamento che lei stessa definisce genetico, una trasformazione strutturale e profonda del partito che, a suo avviso, avrebbe ormai imboccato una direzione radicale inconciliabile con la sua storia personale di moderata e riformista. Non è mancato, nel corso dell’incontro con i giornalisti, un riconoscimento, per certi versi paradossale, alla segretaria: “Schlein ha fatto un capolavoro – ha dichiarato l’eurodeputata – si è presa tutto il partito, ha una maggioranza del 92%, ed è la leader più longeva alla guida del Nazareno. Ha modellato il partito secondo la sua idea, ma così facendo ha ridotto lo spazio di agibilità politica per chi, come me, ha una visione più moderata e di governo” -4.
I tre nodi che hanno portato alla rottura: Ucraina, politica industriale e il referendum sulla giustizia
A scandire i tempi di questa separazione, che nell’aria si avvertiva ormai da settimane e che era stata anticipata da voci insistenti su un suo possibile coinvolgimento in corse elettorali locali per il 2027, sarebbero tre questioni dirimenti -6. Il primo fronte di scontro riguarda la politica estera e, in particolare, la posizione assunta dai democratici sul conflitto ucraino: Gualmini non tollera quella che definisce una colpevole ambiguità, un’alleanza di fatto con chi in Europa vota contro il sostegno militare a Kiev, e ribadisce come la battaglia a favore della democrazia liberale e contro il sovranismo rappresenti un crinale insormontabile -3. Il secondo tema caldo è quello del Green Deal, rispetto al quale l’europarlamentare contesta un approccio troppo ideologico e punitivo nei confronti del tessuto industriale, sposando di fatto le critiche che spesso Carlo Calenda, ora suo nuovo alleato, ha mosso alla transizione ecologica così come è stata gestita. C’è poi la questione della giustizia, resa incandescente dall’imminente referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati: Gualmini ha definito “disdicevole” la campagna condotta dal suo ormai ex partito, lamentando la scomparsa di quel dibattito garantista che storicamente apparteneva anche alla cultura del centrosinistra e denunciando una deriva populista che porta a bollare come fascista chiunque intenda votare Sì -4. Lei, al contrario, ha già annunciato il suo voto favorevole alla riforma, convinta che non si possa sempre e comunque opporsi a priori.
L’approdo in Renew Europe e la smentita su Bologna: “Non mi candido, penso a Bruxelles”
L’approdo in Azione, per Gualmini, rappresenta una sorta di ritorno alle origini ideali, un approdo in quella che lei stessa ha definito “l’unica casa dei riformisti, dei liberali e dei popolari” in grado di offrire un’alternativa credibile tanto al sovranismo di destra quanto al populismo di sinistra -5. La sua intenzione, una volta completati i passaggi formali necessari, è quella di inserirsi stabilmente nel gruppo di Renew Europe, dove al momento non sono presenti rappresentanti italiani eletti, con l’obiettivo di portare avanti un’agenda fortemente europeista e pragmatica. Nel corso della conferenza stampa, l’eurodeputata ha voluto mettere un punto fermo anche sulle voci che la davano in lizza per la poltrona di sindaco di Bologna in vista delle amministrative del 2027: “Non mi candiderò – ha giurato – il mio impegno resta a Strasburgo e a Bruxelles, voglio prima di tutto riuscire a entrare nel nuovo gruppo e lavorare sulle procedure che questo comporterà” -7. Una precisazione, questa, giunta dopo settimane in cui il suo nome era stato accostato a più riprese a una candidatura civica per Palazzo d’Accursio, quasi a voler tacitare ogni illazione su un suo eventuale ritorno sulla scena politica locale.
Il benvenuto di Calenda e il futuro di Azione: “Piano piano altri seguiranno”
Al suo fianco, in Senato, non poteva mancare Carlo Calenda, che ha accolto Gualmini a braccia aperte paragonando il suo percorso a quello di tanti altri che, negli anni, hanno scelto di abbandonare i due poli maggioritari per costruire uno spazio terzo. Il leader di Azione, pur senza fare nomi, ha lasciato intendere che l’arrivo dell’europarlamentare potrebbe rappresentare solo il primo tassello di un mosaico più ampio: “Penso che piano piano altri seguiranno – ha pronosticato – non è facile, oggi stare in uno dei due poli è la scelta più comoda, ma noi offriamo una casa a chi non si piega alla logica destra-sinistra e non vuole tradire la propria storia” -9. Un auspicio, il suo, che arriva in un momento politico complesso, segnato dal dibattito sul Board of Peace voluto dall’amministrazione Trump e dalla necessità di costruire un’alternativa al sovranismo, ma Gualmini, per il momento, preferisce non aggiungere altro e si limita a prendere atto della propria nuova avventura politica, senza alimentare facili illusioni su una diaspora imminente dai dem.




