Elisabetta Gualmini lascia il Pd ed entra in Azione: “Il partito con Schlein ha subito una mutazione genetica”
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Redazione Interno
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La decisione, maturata dopo un lungo periodo di riflessione e di crescenti divergenze politiche, è stata ufficializzata nel corso di una conferenza stampa convocata al Senato. Elisabetta Gualmini, europarlamentare modenese e figura storica dell’ala riformista del Partito Democratico, ha annunciato il suo passaggio ufficiale nelle fila di Azione, il partito guidato da Carlo Calenda. Al suo fianco, oltre al leader nazionale, c’era il senatore Marco Lombardo, bolognese come lei, a sottolineare – e non potrebbe essere altrimenti – il significato territoriale di un’adesione che arriva dopo anni di militanza nei dem. “È un po’ come tornare a casa”, ha esordito Gualmini dinanzi ai giornalisti, ricordando le battaglie comuni affrontate in passato proprio con Calenda e con lo stesso Lombardo, un legame che evidentemente non si era mai spezzato del tutto e che ora trova una sua naturale ricomposizione politica.
Le ragioni di una scelta ponderata e le critiche alla nuova linea dem
Non si è trattato, e Gualmini tiene a sottolinearlo con una certa enfasi, di un addio impulsivo o dettato da ragioni personali. “È stata una scelta molto sofferta, che non ho fatto dalla sera alla mattina”, ha spiegato l’eurodeputata, motivando il divorzio dal Partito Democratico con un’analisi che investe la natura stessa del partito guidato da Elly Schlein. A suo giudizio, non sarebbe lei ad essersi allontanata dai principi fondativi, quanto piuttosto l’intero impianto politico dei dem ad aver subito una trasformazione profonda, una “mutazione genetica”, per usare le sue parole, che ne avrebbe ridefinito l’asse culturale. Un’evoluzione, questa, che sposterebbe il baricentro del partito verso una sinistra radicale, allineata su posizioni vicine a Giuseppe Conte, a Maurizio Landini e agli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra come Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, finendo con l’escludere di fatto quella cultura del riformismo pragmatico di cui Gualmini si dice da sempre testimone e interprete. “Elly Schlein ha fatto un capolavoro”, ha dichiarato a tal proposito, riconoscendo alla segretaria la capacità di aver impresso una direzione precisa e maggioritaria – parla di un consenso interno del 92 per cento – che però, e qui sta il punto, non lascerebbe più spazio a chi, come lei, concepisce il partito come una forza di governo, moderata e con una chiara e distinta visione in politica estera.
L’approdo a Renew Europe e le battaglie dirimenti su Ucraina e giustizia
Il trasferimento in Azione comporta inevitabilmente un cambiamento anche negli equilibri europei. Gualmini, che siederà tra i banchi del gruppo Renew Europe, portando per la prima volta un rappresentante italiano in quella famiglia liberale e centrista, ha già chiarito quali saranno i temi su cui intende concentrare il suo impegno. Tra questi, il sostegno senza ambiguità all’Ucraina assume un ruolo centrale, quasi dirimente. “La battaglia sull’Ucraina è il crinale”, ha scandito, marcando una netta distinzione dalle posizioni che, a suo avviso, nel Pd restano invece ambigue e legate a un’alleanza con chi in Europa vota contro gli aiuti militari a Kiev. Un’altra divergenza sostanziale, emersa con forza nel suo intervento, riguarda la posizione assunta dai dem in vista del referendum sulla giustizia. Gualmini ha definito “disdicevole” il modo in cui il partito sta conducendo la campagna per il no, accusandolo di aver imboccato una deriva populista. “Se voti sì sei un fascista”, ha ironizzato, citando lo slogan che a suo dire sintetizzerebbe la linea ufficiale dem, per poi annunciare che lei, al contrario, voterà convintamente a favore della riforma, ritenendola giusta e necessaria.
I rapporti personali con la segretaria e il futuro dei riformisti nel Pd
Nonostante la durezza delle critiche politiche, l’ex vicepresidente della Regione Emilia-Romagna ha tenuto a precisare che la sua uscita non è segnata da rancori personali. “Ci siamo parlate e spiegate”, ha riferito a proposito del confronto con Elly Schlein, aggiungendo che tra loro esiste un ottimo rapporto personale e una stima reciproca che, almeno nelle sue intenzioni, non verrà intaccata da questa decisione. “L’unica persona che non dovevo tradire ero me stessa”, ha ribadito, quasi a voler sottolineare la coerenza di un percorso individuale che non si pone come obiettivo quello di innescare un effetto a catena. Interrogata sulla possibilità che altri colleghi possano seguirla in questa fuoriuscita, Gualmini è stata cauta, rispondendo di non avere notizie di imminenti addii e rimandando ogni domanda in merito ai diretti interessati. Ha comunque riconosciuto che nel Pd rimangono persone per le quali nutre grandissima stima, citando indirettamente la scelta di Stefano Bonaccini, presidente del partito, che a suo dire ha optato per una linea unitaria che lei, pur non condividendola fino in fondo, comprende. Il suo futuro, ora, si giocherà tutto a Strasburgo e Bruxelles, dove cercherà di rappresentare quella visione moderata ed europeista che, nel nuovo corso del Pd, non sentiva più di poter incarnare.




