Viaggio nella crisi di Nico Paz: così non è un valore aggiunto per il Como

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Se l’argentino gira, l’intera squadra ne trae benefici. In caso contrario, la manovra risulta molto più bloccata e farraginosa. È la sintesi più efficace di ciò che sta accadendo al Como in questa prima parte di stagione, dove il rendimento del suo numero 10 è diventato un tema centrale.

Nico Paz, durante l’incontro di Champions League contro il Feyenoord, alla luce delle difficoltà incontrate dai compagni in fase di palleggio, si è spesso abbassato così da contribuire alla costruzione della manovra, lasciando a Martin Baturina il compito di rivestire il ruolo di terminale offensivo principale. In questo modo, però, si è allontanato dalla porta, perdendo di efficacia sulla trequarti avversaria. Il risultato è stato un rendimento sottotono, con tredici palloni persi e un solo tiro pericoloso, ben controllato dal portiere avversario.

L’emergenza in attacco e il fastidio di Diao

La situazione complicata per Cesc Fabregas parte da lontano, precisamente dall’infermeria. Moise Kean, arrivato in estate per guidare l’attacco lariano, non ha ancora smaltito i postumi di una brutta botta rimediata in Nazionale contro il Belgio, tanto che lo stesso tecnico catalano aveva parlato di un problema alla tibia che lo avrebbe costretto ai box per una decina di giorni.

A Rotterdam, poi, si è fermato anche Assane Diao: l’esterno senegalese aveva appena aperto le marcature con una progressione delle sue, raccogliendo un lancio lungo di Ramon, lasciando sul posto Lopez e piazzando un diagonale imprendibile. La gioia, però, è durata poco: mentre la panchina esultava, lui aveva già cominciato a toccarsi la coscia sinistra. All’inizio voleva continuare, ma quando il dolore è diventato insopportabile è stato costretto a chiedere il cambio, uscendo al 23’ con del ghiaccio applicato sulla coscia.

Un problema muscolare che preoccupa non poco, considerando che in attacco la coperta è corta. «Diao sentiva di non poter più correre dopo il gol, domani lo valuteremo e capiremo meglio», ha detto Fabregas nel post-partita. «Speriamo di averlo fermato in tempo e che non abbia problemi seri. È un giocatore importantissimo per noi. Oggi avevamo impostato la partita su di lui e la sostituzione forzata ha cambiato le cose».

L’uscita prematura dell’esterno senegalese ha ridotto pesantemente le potenzialità offensive dei lariani, costringendo Fabregas a rivedere al volo i piani di una partita che si era messa bene dopo il vantaggio iniziale.

I numeri di un inizio di stagione difficile

Tornando a Paz, i dati del suo avvio di stagione raccontano di un rendimento lontano dagli standard della passata annata. Nelle prime otto partite ufficiali tra campionato e Champions League, l’argentino ha messo a segno un solo gol, il 4 settembre contro il Genoa, a cui ha fatto seguito appena un assist nella gara successiva contro il Parma. Un anno fa, nello stesso periodo, aveva già realizzato quattro reti e fornito quattro passaggi vincenti, confermandosi quel fattore determinante che il Como aveva voluto trattenere a tutti i costi.

La spiegazione di questo calo va cercata anche nel percorso particolare vissuto negli ultimi mesi: Paz ha partecipato al Mondiale con l’Argentina, saltando gran parte della preparazione estiva con il club e aggregandosi al gruppo solo nella seconda metà di agosto.

La cosa curiosa è che con la maglia della Nazionale il rendimento è stato tutt’altro che opaco. Nei tre impegni disputati a inizio ottobre, l’ex Real Madrid ha brillato, trafiggendo Bolivia, Burkina Faso e Benin, in quella che è stata l’incontro d’addio alla Seleccion di Lionel Messi. Prestazioni brillanti che hanno spinto molti, in Patria, a designarlo addirittura come prossimo erede del numero 10 lasciato libero dal fuoriclasse argentino.

Una doppia faccia che alimenta il dibattito sul suo reale stato di forma e sulla capacità di Fabregas di rimetterlo al centro del progetto tecnico. Il Como, dal canto suo, ha piena fiducia nei confronti del giocatore, come testimoniato dai sessanta milioni spesi in estate per acquistarlo a titolo definitivo dal Real Madrid, un investimento che nessuno intende mettere in discussione nonostante un avvio meno brillante del previsto.

La lezione del De Kuip e le scelte di Fabregas

Il primo ko europeo del Como è scaturito anche da scelte iniziali che lo stesso allenatore catalano ha ammesso di aver sbagliato. «Forse ho sbagliato qualcosa nelle scelte», ha dichiarato Fabregas a fine partita, assumendosi la responsabilità del risultato. Per affrontare a viso aperto i primi in classifica in Eredivisie, il tecnico aveva schierato Nico Paz falso nove, con Martin Baturina alle sue spalle ma in continua rotazione, e con l’inedita scelta di Kaiki Bruno alto a sinistra e Alex Valle basso nella linea difensiva a quattro.

Tattiche studiate appositamente per cogliere di sorpresa gli avversari, «come abbiamo visto con il nostro gol di Diao», ha spiegato ancora Fabregas. L’esperimento, però, non ha prodotto i frutti sperati, soprattutto perché l’argentino ha finito per allontanarsi troppo dalla zona di campo dove può essere letale.

«In 18 anni di carriera ho giocato più di centodieci partite in Champions e ne ho perse tantissime così. L’energia dello stadio in Europa ti dà qualcosa in più», ha raccontato l’allenatore spagnolo in conferenza stampa, spiegando l’andazzo della partita contro il Feyenoord, dove un Como giovane e non ancora temprato dall’esperienza si è fatto un bagno freddo nella vasca del De Kuip. Gli errori individuali risaltano nel 3-2 a opera degli olandesi, in primis in difesa, ma anche là davanti l’uscita prematura di Diao ha ridotto pesantemente le potenzialità offensive dei lariani.

Il calendario, ora, mette di fronte la trasferta di Firenze, un avversario che evoca piacevoli ricordi a Paz, che al Franchi il 21 settembre 2025 risultò immarcabile e determinante per la vittoria del Como. Fabregas spera di rivederlo in quella versione, quella che agisce tra le linee con licenza di svariare a sostegno della prima punta.

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