Canzonissima, il ritorno cinquant’anni dopo tra vittorie annunciate e qualche stonatura di troppo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Si è chiuso il sipario sulla prima delle sei puntate di “Canzonissima”, il varietà che Milly Carlucci ha riportato in vita su Rai1 dopo un silenzio durato esattamente cinquantun anni. L’ultima volta che questo titolo storico aveva illuminato il piccolo schermo, era il 6 gennaio del 1975: un’epoca in cui la gara canora faceva rima con lotteria nazionale e in cui il pubblico, attraverso le cartoline, decretava i vincitori in una competizione serrata e spesso spietata. Oggi, però, la formula è cambiata radicalmente, e la prima serata di sabato 21 marzo ha offerto un saggio piuttosto nitido di cosa sia diventato questo revival.
La novità più sostanziale risiede proprio nell’abolizione della competizione tradizionale: non c’è più una classifica che elimina i concorrenti, ma un meccanismo di “Canzonissima della puntata” che premia un brano di repertorio reinterpretato dai cantanti in gara. E infatti, a trionfare nella serata inaugurale è stato Fabrizio Moro con “Il mio canto libero” di Lucio Battisti, un brano che, insieme a tutti gli altri eseguiti, ha ottenuto un curioso ex aequo per il secondo posto. A piazzarsi dietro di lui, di fatto a pari merito, si sono ritrovati nomi del calibro di Enrico Ruggeri con “Lontano dagli occhi” di Sergio Endrigo, Leo Gassmann in “Un giorno credi” di Edoardo Bennato, Michele Bravi con “Ti lascio una canzone” della Vanoni, Fausto Leali che ha ripescato “Pregherò” di Celentano, Malika Ayane in “Città vuota” di Mina, Irene Grandi in “Mi ritorni in mente” (altro omaggio a Battisti) e infine Elettra Lamborghini con “Bella vera” degli 883. Una parata di successi del passato, dunque, che ha messo in luce l’anima amarcord del progetto: l’intento, come dichiarato dalla stessa conduttrice, sarebbe quello di riportare al centro la musica italiana in tutte le sue sfumature, dal pop alla lirica.
Tra pagelle e improvvisazioni, il giudizio del pubblico si fa social
Se nelle edizioni storiche, quelle che andavano in onda tra gli anni Cinquanta e Settanta, l’eccezionalità era rappresentata dal cantare vecchie canzoni, oggi la regola è esattamente l’opposto: ci si nutre di repertorio, di ricordi e di quella nostalgia che sembra essere diventata l’ingrediente principale della tv contemporanea. Un azzardo, quello di Milly Carlucci, che per l’occasione ha indossato un abito bicolore ispirato alla Regina di Cuori di Alice nel Paese delle Meraviglie (con una certa somiglianza, azzardano alcuni, a una clessidra), mentre i ballerini della sigla si aggiravano in un’atmosfera a metà tra il saloon del Far West e il circo. Una scelta estetica che ha suscitato qualche perplessità, così come l’andamento stesso della trasmissione, giudicato da alcuni addetti ai lavori come un ibrido che richiama fin troppo da vicino il suo altro celebre programma, “Ballando con le stelle”.
A muovere le fila del giudizio, oltre al pubblico da casa chiamato a votare tramite social, c’è una giuria di “magnifici sette” composta da volti noti come Claudio Cecchetto, Francesca Fialdini, Pierluigi Pardo e Caterina Balivo. Proprio quest’ultima è finita al centro di alcune critiche per il suo modo di valutare le performance: c’è chi ha parlato di un “affossamento” di alcuni brani considerati dei capolavori, mentre il giudizio sugli artisti in gara ha prodotto pagelle altalenanti. Elettra Lamborghini, ad esempio, ha ricevuto valutazioni contrastanti che oscillavano tra un generoso 7 per l’energia (nonostante qualche momento di confusione in diretta) e un più misero 3 per la performance in playback, con il pubblico che ha notato una certa disparità di trattamento rispetto ad altri colleghi.
Il peso della musica dal vivo e i casi Grigolo e Leali
La questione tecnica, in un programma che vorrebbe celebrare la musica, è emersa prepotentemente proprio nella prima puntata. Se Fausto Leali, ormai considerato un monumento della musica italiana, ha ottenuto il plauso quasi unanime della critica per l’interpretazione di “Pregherò” (un “Leali come il vino”, hanno scritto in molti, per sottolineare la qualità vocale nonostante il tempo che passa), dall’altra parte della barricata si è piazzato il tenore Vittorio Grigolo. La sua esecuzione, invece, è stata definita da più parti come capace di mandare il pubblico a dormire, con un giudizio che non ha superato la sufficienza stringata, fermandosi a un 4 che ne ha decretato la prestazione più deludente della serata. Un’altra nota stonata, questa volta di carattere registico, è arrivata per Elettra Lamborghini: alcuni osservatori hanno segnalato un evidente uso del playback per il suo brano, un dettaglio che stride con la retorica della “musica dal vivo” spesso evocata in questi contesti e che le è valso un severo 3 nelle pagelle comparative.
Un meccanismo a episodi per celebrare le “canzoni del cuore”
La struttura del nuovo “Canzonissima” è pensata per durare sei settimane, con un meccanismo di accumulo che porterà alla finalissima del 25 aprile. Ogni serata avrà un tema specifico: dopo l’esordio dedicato alla “canzone del cuore”, si passerà alla “dedica” (sabato 28 marzo), al “primo successo”, alla “rivincita di Sanremo” e così via. L’obiettivo, in questo modo, è quello di costruire un racconto per episodi, dove i cantanti non sono più rivali in una competizione che dura mesi, ma interpreti di un varietà che cerca di mescolare la leggerezza dell’intrattenimento con la profondità emotiva dei ricordi musicali. La giuria mista, composta da esperti, concorrenti stessi (che votano escludendo la propria performance) e pubblico social, determinerà di volta in volta il brano regina, per poi riproporli tutti nell’atto conclusivo.




