I dazi di Trump minacciano l'economia calabrese: a rischio milioni di export
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Redazione Esteri
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La decisione di Donald Trump di imporre dazi del 25% sui prodotti europei a partire dal 2 aprile sta creando un clima di incertezza che si estende ben oltre il settore automobilistico, già fortemente colpito. Sebbene le auto siano state il primo bersaglio, la minaccia di estendere le tariffe a "tutto il resto" ha acceso un campanello d'allarme per molte regioni italiane, tra cui la Calabria, che potrebbe subire perdite significative nel proprio export. Secondo i dati Istat elaborati da Sace, il gruppo controllato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, gli Stati Uniti rappresentano la principale destinazione extra-Ue per le esportazioni calabresi, con una quota del 9,36%. Un dato che, seppur non dominante, evidenzia una dipendenza economica non trascurabile, soprattutto per un territorio che fatica a trovare sbocchi commerciali alternativi.
La Calabria, infatti, esporta oltre ai prodotti agroalimentari – come l'olio d'oliva e gli agrumi – anche manufatti e componenti industriali, settori che potrebbero essere duramente colpiti dalle nuove tariffe. Sebbene non sia ancora chiaro quali categorie di merci saranno effettivamente coinvolte, il timore è che l'effetto a catena possa danneggiare non solo le grandi aziende, ma anche le piccole e medie imprese, che rappresentano il cuore pulsante dell'economia regionale.
Nel frattempo, l'Unione Europea si trova divisa tra due reazioni opposte: da un lato, c'è chi fatica a superare lo sconcerto per una politica commerciale così aggressiva, dall'altro, chi vede nella crisi un'opportunità per rilanciare l'integrazione europea e avvicinarsi ad altri blocchi geopolitici, come quello cinese. Tuttavia, queste speculazioni rischiano di distogliere l'attenzione dalla concretezza del problema: i dazi statunitensi potrebbero costringere molte aziende europee a rivedere le proprie strategie produttive, con il rischio di delocalizzazioni o ridimensionamenti.
L'industria farmaceutica, ad esempio, è tra i settori più esposti. Le aziende statunitensi, che oggi producono in Europa, potrebbero decidere di riportare la produzione negli Stati Uniti, rispondendo così alla politica del "Made in Usa" promossa da Trump. Una mossa che, se attuata, avrebbe ripercussioni non solo economiche, ma anche occupazionali, con potenziali ricadute negative su intere filiere produttive.
Per l'Italia, il rischio è particolarmente elevato. Dal prosecco alle auto di lusso, dai farmaci ai componenti elettronici, molti settori potrebbero subire contraccolpi significativi. La Calabria, sebbene non sia tra le regioni più industrializzate, non è immune da queste dinamiche. Anzi, la sua struttura economica, caratterizzata da una forte presenza di piccole imprese, potrebbe rendere il territorio ancora più vulnerabile agli shock esterni.




