Arrestato in Colombia Federico Starnone, intermediario tra 'ndrangheta e narcos
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Redazione Interno
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Federico Starnone, 46enne originario di Platì e latitante di spicco della 'ndrangheta, è stato catturato a Cali, in Colombia, dove si era rifugiato per sfuggire a un mandato di arresto emesso dal gip di Reggio Calabria lo scorso giugno. L’operazione, condotta dalla Direzione di intelligence della polizia nazionale colombiana con il supporto delle forze speciali locali, ha messo fine alla sua latitanza dopo settimane di appostamenti e monitoraggi, durante i quali sono stati impiegati anche droni per individuarne gli spostamenti. Starnone, considerato un anello cruciale nel traffico di cocaina tra i clan calabresi e i cartelli sudamericani, è stato sorpreso in un appartamento residenziale nel dipartimento di Valle del Cauca, zona nota per essere un crocevia del narcotraffico internazionale.
L’arresto rientra nell’operazione Pratì, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e dal Servizio centrale operativo della polizia, che nelle scorse settimane ha portato all’esecuzione di oltre 20 misure cautelari. Tra queste, due avevano carattere transnazionale, confermando i legami sempre più stretti tra la criminalità organizzata italiana e i narcotrafficanti sudamericani. Starnone, già destinatario di un mandato di cattura europeo e di una Red Notice Interpol, era ricercato per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.
Le indagini, che hanno coinvolto una fitta rete di collaborazioni tra Italia e Colombia, hanno evidenziato il ruolo dell’uomo come ponte tra i clan della Locride e i produttori di cocaina, gestendo flussi illeciti che dalle coste sudamericane raggiungevano l’Europa. La sua cattura, avvenuta senza resistenza, segna un colpo significativo alle infrastrutture logistiche della 'ndrangheta, sempre più proiettata verso affari globali. Non è la prima volta che Cali, città strategica per i narcos, diventa teatro di arresti legati alla mafia calabrese: già in passato altri latitanti erano stati rintracciati nella stessa area, confermando la presenza radicata di emissari dei clan.




