La Lega rilancia la tassa sugli extraprofitti delle banche e sfida Forza Italia
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Redazione Economia
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Oltre cinquanta miliardi di utili dichiarati, un prelievo del cinque per cento che potrebbe tradursi in una cifra compresa tra i due e i tre miliardi di euro e una maggioranza che, sulla carta, sembra destinata a spaccarsi. Sono questi i numeri al centro del nuovo scontro tra Lega e Forza Italia, emerso con chiarezza durante la prima giornata del convegno "A tua difesa – Verso la finanziaria 2027", tenutosi a Roma e organizzato dal partito guidato da Matteo Salvini.
Il vicepremier, intervenendo in chiusura dei lavori, ha ribadito con forza la proposta di introdurre un contributo strutturale a carico degli istituti di credito, ipotizzando di calcolarlo sulla differenza tra gli interessi attivi praticati alla clientela e le commissioni applicate. L'obiettivo dichiarato, come riferito da fonti vicine al Carroccio, sarebbe quello di reperire risorse fresche da destinare al sostegno delle famiglie, al rilancio delle imprese e al potenziamento dei dispositivi di sicurezza, in un momento in cui la manovra finanziaria tiene banco nell'agenda politica.
Il nodo del consenso nella maggioranza
La tensione tra i due principali partiti di governo è esplosa quando, all'interno dell'auditorium gremito da amministratori locali, militanti e rappresentanti dei territori, è cresciuto un malumore palpabile verso quelli che vengono percepiti come ostacoli interni alla coalizione. Secondo quanto appreso, la dirigenza leghista giudica incomprensibile la posizione espressa da Forza Italia, che si è detta contraria a qualsiasi forma di prelievo forzoso sugli extraprofitti bancari.
"Ci siamo accorti che la sinistra dice di no a tutto", ha commentato Salvini, "ma siamo onesti: anche in maggioranza c'è qualcuno che, invece di accelerare, prova a rallentare". L'attacco, seppur velato, è parso rivolto direttamente agli alleati azzurri, con il vicepremier che ha però espresso la convinzione che, una volta posti di fronte all'evidenza dei dati economici, le resistenze possano cadere.
"Sono assolutamente convinto che anche al tavolo di maggioranza gli alleati, davanti ai numeri, non potranno che dire di sì", ha scandito, utilizzando una formula che lascia intendere la volontà di portare la discussione fino al voto finale, se necessario.
Una misura strutturale contro le misure una tantum
La proposta avanzata dal leader leghista non si configura come un intervento una tantum, bensì come un meccanismo permanente destinato a drenare risorse dal comparto creditizio in maniera continuativa. Salvini ha specificato che il prelievo dovrebbe essere "definitivo e strutturale", andando così a incidere in modo stabile sul bilancio degli istituti che, stando ai dati diffusi, hanno accumulato utili per oltre 50 miliardi.
Questa impostazione, se da un lato risponderebbe all'esigenza di finanziare interventi pluriennali, dall'altro inasprisce il contrasto con le posizioni di chi, all'interno del centrodestra, ritiene più opportuno evitare misure che possano essere interpretate come un'aggravio fiscale sul sistema bancario. Nel suo intervento, Salvini ha descritto il tributo come un "contributo" da parte delle imprese più ricche d'Italia, sottolineando che si tratterebbe di un sacrificio proporzionato agli ingenti profitti realizzati in un contesto di tassi d'interesse elevati.
Il contesto politico e la mobilitazione sindacale
La scelta di rilanciare la sfida proprio in questo frangente non appare casuale, considerando che le discussioni sulla legge di bilancio 2027 si stanno intensificando. La giornata di ieri ha visto anche il segretario della Cgil, Maurizio Landini, annunciare una mobilitazione autunnale contro i contenuti della manovra, allargando il fronte delle opposizioni che premono sul governo.
La Lega, nel corso dell'evento capitolino, ha tentato di intercettare questo malcontento sociale, proponendo non solo il prelievo sulle banche ma anche il rilancio di misure come il taglio dell'età pensionabile a 64 anni, temi che potrebbero incontrare il favore di ampie fasce di elettorato. Le fonti del Carroccio hanno riferito che l'insofferenza verso i continui "no" di alcuni alleati sta diventando un fattore critico, alimentando la percezione che le riforme attese da famiglie e imprese rischino di arenarsi di fronte a veti incrociati.
L'aver messo nero su bianco la richiesta di un prelievo del 5%, quantificando il potenziale gettito in un range di 2-3 miliardi, rappresenta una mossa tattica per costringere i partner di coalizione a prendere una posizione chiara, spostando il dibattito dal piano astratto a quello concreto dei conti pubblici.
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