Nato-Russia, Cavo Dragone: «Non siamo in guerra, ma neanche in pace»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La Nato non considera l’Europa in guerra, ma neppure in una condizione di pace piena: è la valutazione espressa da Giuseppe Cavo Dragone mentre cresce la tensione tra Nato e Russia e dalle intelligence europee arrivano allarmi su possibili iniziative di Mosca dirette a mettere alla prova la capacità di reazione occidentale. Intervistato da Tgcom24, il presidente del Comitato militare dell’Alleanza ha indicato una linea precisa: non si è verificata un’aggressione tale da innescare la difesa collettiva, ma le pressioni e le attività attribuite alla controparte hanno creato una situazione molto diversa dalla normale stabilità. L’ammiraglio ha assicurato che i Paesi alleati sono preparati a difendere il proprio territorio.
Gli allarmi su una possibile prova dell’Articolo 5
Uno dei timori indicati riguarda la possibilità che Mosca cerchi di verificare concretamente la tenuta dell’Articolo 5, il principio della difesa collettiva tra gli Stati membri. Gli alert citati in diversi Paesi europei riguardano scenari nei quali una pressione militare o un’azione ostile potrebbe essere utilizzata per sondare la determinazione degli alleati senza arrivare immediatamente alla forma tradizionale di un conflitto dichiarato. È proprio questa fascia intermedia a rendere più difficile l’interpretazione degli eventi: cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, incidenti con droni e violazioni dello spazio aereo possono produrre conseguenze rilevanti lasciando però aperta la questione dell’attribuzione e della risposta da adottare. L’attivazione della difesa comune, ha spiegato il vertice militare, non costituisce un automatismo legato a qualsiasi singolo incidente.
Il problema della cosiddetta guerra ibrida riguarda infatti operazioni costruite per esercitare pressione mantenendosi sotto la soglia dell’aggressione militare conclamata. In questo tipo di confronto assume un peso particolare la “negabilità plausibile”, cioè la possibilità per chi conduce un’azione di evitare una rivendicazione diretta e rendere più complessa una risposta immediata. Nel quadro descritto, questo margine appare progressivamente più sottile, perché l’intensità degli episodi e la loro frequenza aumentano il livello di attenzione europeo. Le preoccupazioni espresse negli ultimi giorni da dirigenti politici e responsabili dei servizi di intelligence si concentrano proprio sul rischio che una successione di azioni sempre più incisive possa ridurre i tempi disponibili per capire natura, responsabilità e obiettivi di un episodio ostile.
A Copenaghen i vertici militari discutono deterrenza e tecnologia
Il tema è stato affrontato anche durante la riunione del Comitato militare tenuta a Copenaghen il 18 e 19 settembre, alla quale hanno partecipato i capi di Stato Maggiore della Difesa dei 32 Paesi alleati insieme ai comandanti strategici. I lavori hanno riguardato il rafforzamento della deterrenza e della difesa collettiva, il sostegno all’Ucraina, l’innovazione e l’adozione più rapida di nuove capacità militari. L’organizzazione ha indicato tra le priorità il passaggio dagli impegni finanziari alla disponibilità effettiva di strumenti utilizzabili sul terreno, con l’obiettivo di trasformare gli investimenti decisi dai governi in capacità operative. Il Comitato militare rappresenta la massima autorità militare dell’Alleanza e fornisce al Consiglio Nord Atlantico indicazioni condivise sulle questioni di sicurezza.
Tra le questioni sollevate c’è anche la rapidità con cui uomini, mezzi e armamenti possono essere spostati attraverso l’Europa. Procedure nazionali differenti, autorizzazioni e infrastrutture non sempre adatte al transito di veicoli pesanti possono rallentare una mobilitazione, motivo per cui la logistica viene considerata parte integrante della capacità di deterrenza. Ponti, gallerie e collegamenti devono poter sostenere esigenze che non dipendono soltanto dalla disponibilità di sistemi d’arma. All’industria della difesa viene chiesto nello stesso tempo di ridurre i tempi fra ordini e consegne: per i vertici militari il punto centrale non è soltanto destinare maggiori risorse al settore, ma fare in modo che quelle risorse producano equipaggiamenti concretamente disponibili.
L’intelligenza artificiale accorcia i tempi di reazione
Un ulteriore elemento riguarda l’intelligenza artificiale, considerata capace di modificare profondamente la velocità delle operazioni militari. Sistemi automatizzati possono ridurre l’intervallo fra individuazione di una minaccia, analisi delle informazioni e decisione, imponendo strutture di comando in grado di reagire con tempi molto più brevi rispetto al passato. L’impostazione illustrata prevede però che la responsabilità finale delle decisioni rimanga umana anche quando una parte crescente dell’elaborazione viene affidata alle nuove tecnologie. In uno scenario caratterizzato da droni, attività informatiche e strumenti automatici, la capacità di riconoscere rapidamente ciò che sta avvenendo diventa importante quanto la disponibilità di mezzi tradizionali.
Il vertice di settembre ha prodotto anche una decisione sulla futura guida del Comitato militare: i responsabili della Difesa hanno eletto il generale tedesco Carsten Breuer come successore dell’attuale presidente. Il passaggio di consegne è previsto nell’estate del 2027. Breuer è attualmente capo della Difesa tedesca ed è stato scelto dai rappresentanti militari dei Paesi membri durante la conferenza in Danimarca.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
