Cavo Dragone: la Nato ha tre piani per il fianco Est, la Russia ha più da perdere che da guadagnare
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Redazione Esteri
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L'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, ha dichiarato che l'Alleanza dispone di tre piani specifici per il fianco orientale, pronti a scattare in caso di escalation. Parlando durante una conferenza stampa a Copenaghen al termine della riunione dei capi di stato maggiore, ha spiegato che i documenti coprono l'intero spettro delle possibili crisi, da un incidente minore fino all'attivazione dell'articolo 5 del Trattato atlantico.
«Abbiamo piani per il fianco Est – ha detto –, più precisamente tre piani, per essere pronti in caso di un'escalation in quella zona». La documentazione complessiva ammonta a circa 4.000 pagine.
Processo decisionale standardizzato
Cavo Dragone ha sottolineato che l'insieme delle azioni, dei movimenti e delle reazioni previste è «ampiamente standardizzato» per rendere il processo decisionale il più rapido possibile, e che il lavoro è già in corso. «I piani sono pronti, la struttura è pronta, e i soldati, i sistemi e gli armamenti sono pronti. In caso di attacco, sappiamo cosa dobbiamo fare», ha aggiunto, precisando che per un eventuale aggressore il rischio di perdite sarebbe nettamente superiore ai possibili guadagni.
Attacchi ibridi e articolo 5
Il presidente del Comitato militare ha anche affrontato il tema degli attacchi ibridi, ricordando che la Nato vi è ormai abituata e che, a suo giudizio, li gestisce con successo. Ha chiarito che le azioni ibride non attivano automaticamente l'articolo 5, perché di norma restano sotto la soglia di una aggressione armata. «Un attacco diretto non è all'ordine del giorno nel senso che ci stiamo preparando a esso, ma in caso di attacco diretto l'articolo 5 verrebbe invocato immediatamente», ha spiegato.
Riguardo a un possibile attacco contro i valichi di frontiera tra Polonia e Ucraina, ha indicato che non è stato discusso come scenario realistico, pur ribadendo che «nessuna parte del nostro territorio, nemmeno un centimetro, deve essere soggetta ad attacco».
Scorte di munizioni e industria della difesa
Cavo Dragone ha riconosciuto che la Nato è pienamente consapevole del problema delle scorte di munizioni in vista di un eventuale conflitto prolungato con la Russia, soprattutto alla luce del volume di proiettili utilizzati quotidianamente nella guerra in Ucraina. Per questo, ha detto, l'Alleanza investe e incoraggia l'industria della difesa a cambiare mentalità, abbandonando la logica del tempo di pace che prevaleva fino a quattro anni fa e aumentando le capacità produttive.
«I finanziamenti saranno garantiti e dobbiamo accelerare le capacità di consegna dell'industria», ha affermato, aggiungendo che il settore si sta muovendo nella direzione giusta ma che gli sforzi vanno intensificati.
Il caso Dkc e l'esproprio degli asset italiani
Sul fronte economico, negli uffici del governo italiano si guarda con preoccupazione al decreto firmato dal presidente russo Vladimir Putin il 31 agosto, che ha posto sotto amministrazione temporanea la società Dielectric Cable Systems, controllata dalla italiana Adventus International. L'azienda, nota come Dkc, produce sistemi di supporto per cavi e apparecchiature elettriche a bassa tensione e impiega in territorio russo 4.200 dipendenti.
Secondo quanto riferito, l'atto è stato definito da fonti di Palazzo Chigi «un attacco ai nostri interessi economici nazionali», con un parallelo al caso Ariston, l'impresa italiana il cui stabilimento nella regione di Leningrado era stato sequestrato nel 2024 e poi restituito alla gestione del gruppo di Fabriano dopo lunghe interlocuzioni diplomatiche.
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