Hamas, Khalil al-Hayya eletto nuovo capo politico. L'uomo di Teheran prevale su Meshaal dopo due anni di guida collegiale
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Redazione Esteri
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Dopo quasi due anni di direzione collegiale, il movimento islamista palestinese Hamas ha ufficialmente eletto il suo nuovo leader, ponendo fine a un periodo di transizione che aveva seguito l'uccisione di Yahya Sinwar. L'annuncio, diffuso nella giornata di lunedì 20 luglio, ufficializza la scelta di Khalil al-Hayya come nuovo capo dell'ufficio politico, un ruolo che lo pone al vertice dell'organizzazione in un momento storico di estrema fragilità per la Striscia di Gaza.
La sua elezione, avvenuta al termine di un ballottaggio serrato contro Khaled Mesh'al, rappresenta una vittoria per la linea più dura del movimento, strettamente allineata con l'Iran, e segna una significativa battuta d'arresto per le istanze di apertura provenienti dall'ala estera del gruppo.
Un percorso segnato dalla guerra e dalle trattative
Khalil al-Hayya, 65 anni, nato a Gaza City nel 1960, è una figura storica del movimento, attivo sin dalla sua fondazione nel 1987 durante la prima Intifada. Il suo nome è indissolubilmente legato alle complesse e interminabili trattative per il cessate il fuoco, avendo guidato la delegazione negoziale di Hamas nei colloqui indiretti con Israele, mediati da Qatar, Egitto e Stati Uniti.
La sua ascesa ai vertici del potere è stata consolidata dalla morte, nell'arco di pochi mesi, di Ismail Haniyeh e di Yahya Sinwar, di cui al-Hayya era considerato il braccio destro e il principale alleato all'interno della leadership di Gaza. Dopo l'eliminazione di Sinwar, avvenuta nel 2024, un comitato direttivo di cinque membri aveva assunto la guida del movimento, in attesa che le condizioni sul campo consentissero lo svolgimento di regolari elezioni interne.
Al-Hayya, che già dal 2023 risiedeva in Qatar, è sopravvissuto a numerosi tentativi di assassinio israeliani nel corso degli anni, incluso un attacco a Doha nel settembre 2025 che ha ucciso suo figlio e altre persone, un elemento che ha contribuito a forgiare la sua immagine pubblica di leader temprato dal conflitto.
Una vittoria di misura che spacca il movimento
Il processo elettorale, che si è svolto attraverso due turni di votazione da parte del Consiglio della Shura, ha visto una competizione estremamente serrata tra i due principali candidati. Al primo turno, Mesh'al aveva ottenuto una maggioranza risicata ma non sufficiente a superare la soglia richiesta, rendendo necessario un ballottaggio che ha visto prevalere al-Hayya con un margine apparentemente minimo di un solo voto, secondo fonti vicine al movimento.
Al di là del risultato numerico, la contesa ha messo in luce una frattura profonda all'interno dell'organizzazione, contrapponendo due visioni antitetiche per il futuro del gruppo. Da un lato, il campo di Mesh'al sosteneva la necessità di un ripensamento strategico, valutando gli attacchi del 7 ottobre 2023 come un errore costato un prezzo umano e materiale insostenibile a Gaza e al movimento stesso, e propugnando un riavvicinamento ai paesi arabi moderati e una maggiore flessibilità politica.
Dall'altro, la fazione guidata dall'ala militare di Gaza e rappresentata da al-Hayya ha respinto qualsiasi ipotesi di cambiamento, ribadendo la volontà di proseguire sulla linea del conflitto armato, del rifiuto del disarmo e del mantenimento del solido asse con l'Iran, considerato un baluardo finanziario e militare irrinunciabile. L'esito del ballottaggio ha così sancito la vittoria di una linea che privilegia la continuità rispetto alla svolta, anche se di misura.
Un leader per la continuità e l'asse con Teheran
L'elezione di Khalil al-Hayya rappresenta quindi una chiara scelta di campo per il movimento islamista. Figura di spicco identificata con l'ala più oltranzista, al-Hayya è percepito come un "duro" e i suoi legami con Teheran sono noti e consolidati, tanto da essere considerato l'interlocutore privilegiato dell'Iran all'interno di Hamas.
Questa sua vicinanza all'asse sciita è un fattore determinante per mantenere aperto il canale di finanziamenti e rifornimenti militari che ha sostenuto l'organizzazione durante la guerra, e si contrappone alla posizione più indipendente nei confronti di Teheran tradizionalmente sostenuta da Khaled Mesh'al.
La sua vittoria chiude, almeno per il momento, la porta a qualsiasi ipotesi di cambiamento significativo nella posizione negoziale di Hamas, blindando richieste come il ritiro totale di Israele da Gaza e la fine definitiva della guerra, condizioni che al-Hayya stesso ha sostenuto in prima persona come capo negoziatore. Sebbene il nuovo leader viva in esilio a Doha, lontano dai territori, il suo potere e la sua influenza sono radicati a Gaza, garantendo che il centro di gravità decisionale del movimento rimanga saldamente ancorato alla realtà del conflitto sul campo.




