Decima notte di attacchi Usa sull'Iran, Trump: "Pagheranno molte volte per ogni soldato ucciso". Khalil al-Hayya è il nuovo capo dell'ufficio politico di Hamas

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro l’Iran, nella decima notte consecutiva di operazioni militari che stanno ridisegnando gli equilibri di una regione già infiammata. Un comunicato del CentCom, il Comando centrale degli Stati Uniti, ha annunciato che le forze armate americane hanno avviato questa ennesima ondata di attacchi, concepiti per degradare ulteriormente le capacità militari iraniane utilizzate per attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

Le esplosioni hanno riecheggiato in diverse città nel sud dell'Iran, mentre il ministero dell'Interno del Qatar ha confermato che tre persone, tra cui un bambino, sono rimaste ferite a causa della caduta di schegge durante le operazioni di intercettazione; lo scrive Al-Jazeera, specificando che si tratta di un messaggio dello Stato del Qatar all'Onu e al Consiglio di Sicurezza. L'agenzia di stampa Fars riporta molteplici esplosioni a Chahbahar, nell'Iran orientale, e segnalazioni di esplosioni giungono anche dall'isola di Qeshm, mentre la tensione cresce ora minuto dopo minuto.

Obiettivi di guerra che cambiano e timori per la leadership in casa

Tutto era iniziato con interventi americani di altissima precisione contro i siti nucleari iraniani, e in quel momento l'obiettivo di Donald Trump era chiarissimo: distruggere o quanto meno danneggiare in modo gravissimo le capacità iraniane di arricchimento dell'uranio e possibilmente anche le scorte di uranio già arricchito. Questa strategia iniziale, va detto, raccoglieva un ampio consenso internazionale, trovando un terreno fertile nelle preoccupazioni condivise circa la proliferazione nucleare in Medio Oriente.

Poi le cose si sono complicate, e le operazioni si sono estese ben oltre gli obiettivi originari, trasformando quello che poteva apparire come un intervento chirurgico in un conflitto aperto e multiforme, con ripercussioni che si avvertono lungo tutte le rotte marittime del Golfo Persico. Le parole del presidente americano, che ha minacciato che gli iraniani "pagheranno molte volte per ogni soldato ucciso", riecheggiano come monito in un contesto dove la linea tra offensiva preventiva e guerra su vasta scala si è ormai definitivamente assottigliata.

Le ripercussioni sullo Stretto di Hormuz e le vittime collaterali

Il teatro di questa nuova fase del conflitto resta principalmente lo Stretto di Hormuz, un passaggio obbligato per circa un quinto del petrolio globale, dove le tensioni si trasformano quotidianamente in episodi di fuoco. L'Ukmto, l'ente marittimo britannico, ha segnalato che una petroliera è stata colpita da un proiettile nello Stretto, un evento che conferma come le acque internazionali siano ormai divenute un campo di battaglia fluido e pericoloso per la navigazione civile.

Nonostante gli attacchi americani siano stati pubblicamente giustificati come necessari per proteggere il commercio internazionale da quelle che vengono definite "aggressioni iraniane", l'escalation ha prodotto inevitabili effetti collaterali, come dimostrano le vittime in territorio qatariota, ferite da schegge durante operazioni di intercettazione che evidentemente non sono rimaste confinate allo spazio aereo iraniano.

Le esplosioni a Chahbahar e Qeshm indicano inoltre che la portata dei raid americani si sta allargando a macchia d'olio, colpendo obiettivi sempre più distanti dai siti nucleari che avevano giustificato l'inizio delle ostilità.

Il nuovo corso di Hamas tra diplomazia e resistenza

In questo quadro di instabilità regionale, un evento politico di rilievo ha catturato l'attenzione degli osservatori: Khalil al-Hayya è stato nominato nuovo leader dell'ufficio politico di Hamas, succedendo a Yahya Sinwar, ucciso due anni fa. Nato a Gaza nel 1960, al-Hayya è un esponente storico del movimento islamista palestinese e uno dei suoi dirigenti più influenti, considerato vicino all'Iran e alle sue direttrici strategiche, nonché figura chiave nei complessi negoziati per le diverse tregue con Israele che si sono succedute negli ultimi anni.

La sua ascesa alla guida dell'ufficio politico non è un dettaglio secondario, poiché si inserisce in un momento in cui il conflitto tra Stati Uniti e Iran rischia di travolgere gli equilibri già precari della regione, coinvolgendo indirettamente tutte le fazioni e i movimenti che gravitano nell'orbita della Repubblica Islamica.

La scelta di al-Hayya, che ha dimostrato capacità diplomatiche nei momenti di crisi più acuta, potrebbe rappresentare un tentativo di Hamas di mantenere aperti canali di dialogo in un contesto sempre più dominato dalla logica militare, sebbene la sua vicinanza a Teheran ne faccia al contempo un potenziale bersaglio delle ritorsioni israeliane o statunitensi.

La risposta di Teheran tra missili e droni

Teheran, da parte sua, non è rimasta a guardare e ha risposto con un lancio di missili e droni contro le basi statunitensi dislocate nel Golfo, segnando un pericoloso salto di qualità nella contrapposizione diretta tra le due potenze. L'uso di droni, in particolare, rappresenta una costante della strategia iraniana, che punta a saturare le difese aeree avversarie e a colpire obiettivi sensibili con un rapporto costo-efficacia che mette in difficoltà le sofisticate tecnologie occidentali.

La decisione del presidente Trump di proseguire con gli attacchi nonostante le vittime civili e le ritorsioni dimostra come la Casa Bianca sia intenzionata a mantenere una linea dura, forse nella speranza di indebolire il regime degli ayatollah fino a provocarne un collasso interno, oppure per negoziare da una posizione di forza un nuovo accordo che sostituisca il vecchio JCPOA ormai defunto.

La comunità internazionale segue con apprensione gli sviluppi, mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si trova ancora una volta di fronte alla propria impotenza, relegato a ricevere proteste formali come quella del Qatar, mentre le bombe continuano a cadere sul suolo iraniano e le navi da guerra solcano le acque dello Stretto in un silenzio assordante che precede chissà quali ulteriori sviluppi.

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