Hamas, Khalil al-Hayya eletto nuovo capo dell'ufficio politico

Hamas, Khalil al-Hayya eletto nuovo capo dell'ufficio politico
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo quasi due anni di direzione collegiale, il movimento islamista palestinese Hamas ha annunciato il nome del nuovo leader che guiderà l'ufficio politico dell'organizzazione. Si tratta di Khalil al-Hayya, figura di spicco del gruppo e stretto collaboratore del precedente capo, Yahya Sinwar, ucciso in un combattimento nell'ottobre del 2024 nell'ambito del conflitto in corso nella Striscia di Gaza.

L'elezione, avvenuta al termine di una procedura interna durata settimane, ha visto Al-Hayya prevalere sull'ex capo dell'ufficio politico Khaled Meshaal, che già aveva ricoperto la carica in passato, in un secondo turno di votazioni che ha risolto un primo scrutinio andato deserto. La sua nomina segna un passaggio cruciale per l'organizzazione, chiamata a definire il proprio futuro politico in un contesto regionale di estrema complessità e incertezza.

Khalil al-Hayya, il negoziatore che ha guidato i colloqui con Israele

La figura di Khalil al-Hayya, 65 anni, nato a Gaza nel 1960, è da tempo al centro delle dinamiche politiche e militari del movimento, del quale è membro fin dalla fondazione nel 1987. Prima di essere eletto alla guida dell'ufficio politico, Al-Hayya ha ricoperto il ruolo di principale negoziatore di Hamas nei colloqui indiretti con Israele, rappresentando il movimento ai tavoli mediati da Qatar, Egitto e Stati Uniti per discutere le tregue e lo scambio di ostaggi.

In questa veste, ha acquisito una notevole rilevanza internazionale, gestendo le complesse dinamiche diplomatiche di un movimento che ha visto decapitata la propria dirigenza a causa dei continui attacchi israeliani. La sua elezione, vista la continuità con il mandato di Sinwar, è interpretata come un segnale di persistenza della linea dura, in particolare per quanto riguarda il rifiuto del disarmo e il mantenimento dell'alleanza con l'Iran, nonostante la matrice sunnita del gruppo palestinese.

L'uomo di Teheran scampato ai raid e la vittoria su Meshaal

Definito da più parti come l'uomo di Teheran all'interno di Hamas, Al-Hayya ha sempre creduto nell'alleanza con l'asse anti-israeliano guidato dall'Iran, una posizione che lo ha contrapposto al suo rivale Khaled Meshaal, considerato invece più vicino a Qatar e Turchia.

Questa visione strategica, che lo ha reso un punto di riferimento per l'ala più intransigente del movimento, non gli ha tuttavia risparmiato attacchi diretti: lo scorso settembre è sopravvissuto a un raid israeliano a Doha che ha colpito un incontro di leader di Hamas, causando la morte di diversi membri del gruppo, tra cui uno dei suoi figli. Nonostante le perdite subite, la sua popolarità e influenza sono cresciute dopo l'uccisione di Sinwar e di Ismail Haniyeh, permettendogli di emergere come il candidato di punta per la successione.

Il processo elettorale, descritto come complesso e segreto per ragioni di sicurezza, ha coinvolto i membri del Consiglio della Shura di Gaza, della Cisgiordania e dell'estero, inclusi i rappresentanti dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, sancendo una vittoria schiacciante per Al-Hayya.

Il comitato dei cinque e la fine dell'interregno

La nomina di Al-Hayya pone ufficialmente fine a un periodo di oltre due anni durante il quale Hamas è stata guidata da un comitato direttivo di cinque membri, istituito dopo la morte di Sinwar per garantire la continuità del movimento e prevenire ulteriori decapitazioni. Questo organo collegiale, presieduto da Mohammed Darwish, ha gestito le operazioni del gruppo in attesa che le condizioni di sicurezza e operative permettessero di svolgere regolari elezioni per la leadership.

Con l'elezione del nuovo capo dell'ufficio politico, il comitato presenterà le proprie dimissioni al Consiglio Generale della Shura, avviando una fase di ristrutturazione della dirigenza che vedrà il nuovo leader operare prevalentemente dall'esilio in Qatar e Turchia, dove risiede da anni. La sua leadership, quindi, si eserciterà a distanza da Gaza, in un momento in cui il movimento cerca di definire il proprio ruolo e la propria strategia politica in un contesto di guerra e pressioni internazionali.

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