New York, la notte dell’estasi Knicks finisce nel caos: 5 bus a disposizione dei mondiali distrutti dai tifosi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   New York si è svegliata, nella mattinata di domenica, con il retrogusto amaro di una festa che – trasformandosi rapidamente in un bagno di folla ingestibile – ha lasciato sul asfalto di Manhattan un vero e proprio autodafé di lamiere e vetri rotti.

Sebbene la storica vittoria dei Knicks, arrivata dopo 53 lunghissimi anni di attesa e una rimonta che ha piegato gli Spurs in gara-5, abbia legittimamente spinto centinaia di migliaia di persone a invadere le strade intorno a Times Square e al Madison Square Garden, la notte ha presto preso una piega violenta che ha richiesto l’intervento massiccio delle forze dell’ordine.

La gioia incontenibile per la conquista dell’anello – la terza nella storia della franchigia – si è scontrata infatti con la cronaca di atti vandalici diffusi, culminati con la distruzione totale di cinque autobus di colore giallo, quel classico “yellow bus” scolastico che nella cultura americana simboleggia il trasporto sicuro e che, in questo caso, era stato requisito per un servizio ben preciso.

Un servizio logistico per i mondiali devastato dalla furia cieca

Quei pullman, è bene sottolinearlo, non erano parcheggiati lì per caso. Facevano parte di un piano di mobilità pensato esclusivamente per agevolare lo svolgimento dei mondiali di calcio, in corso proprio in questi giorni in città: una flotta di mezzi, molti dei quali presi a noleggio durante il periodo estivo per sopperire all’aumento della domanda, aveva il compito delicato di traghettare gli appassionati del pallone da Manhattan allo stadio di MetLife e viceversa.

Secondo le prime ricostruzioni fornite dalle autorità, dei nove bus che si trovavano nell’area al culmine dei festeggiamenti, cinque sono letteralmente stati dati alle fiamme o distrutti a colpi di mazza da baseball, con una folla indiavolata che – come si vede in diversi video amatoriali – è letteralmente saltata sui tetti dei mezzi, sfondando i finestrini e riducendo l’arredamento interno a un cumulo di macerie.

I conducenti dei mezzi, testimoni impotenti di una furia che non avevano mai visto prima, hanno raccontato di scene di pura devastazione, con alcuni di loro che hanno urlato la propria frustrazione temendo addirittura ripercussioni economiche personali per i danni subiti.

Spari, accoltellamenti e un ragazzino ferito tra la folla

Non solo bus incendiati. La lunga notte di follia collettiva ha registrato anche episodi di violenza ben più gravi, che hanno spostato l’attenzione dalla cronaca sportiva a quella giudiziaria. Poco dopo le due del mattino, nei pressi dell’incrocio tra la 42ª strada e Broadway, il caos ha raggiunto il suo apice quando sono stati uditi degli spari: una vera e propria doccia fredda per i tifosi presenti, che si sono dispersi in preda al panico.

Un ragazzo di 17 anni, la cui identità non è stata ancora divulgata, è stato colpito da un proiettile a un piede; talmente fitta era la calca che le ambulanze non sono riuscite a raggiungerlo, costringendo gli agenti a trasportarlo in ospedale con un’auto della polizia. A questo episodio, si aggiungono almeno quattro accoltellamenti (o ferite da taglio) e la distruzione di diverse vetture delle forze dell’ordine, alcune delle quali sono state utilizzate come pedane per poi essere distrutte con spranghe.

I bilanci finali del NYPD parlano di 63 persone finite in manette – un numero che sale a oltre un centinaio se si sommano anche gli arresti delle notti precedenti – e di almeno dieci poliziotti rimasti feriti nel tentativo disperato di riportare la calma. Tra i reati contestati ai fermati, oltre ai danni aggravati e alla resistenza a pubblico ufficiale, figurano anche accuse pesanti come il possesso di armi e le aggressioni.

L’ombra lunga della finale e l’appello inascoltato del proprietario

Se la polizia aveva già alzato il livello d’allerta dopo i disordini seguiti a gara-4, quando un diciassettenne era stato brutalmente picchiato fino a finire in coma fuori dal Madison Square Garden, nessuno forse si aspettava una reazione così dirompente per la chiusura delle danze.

James Dolan, il patron della squadra che ha visto il proprio patrimonio impennarsi nell’ultimo anno parallelamente alla crescita del marchio “Knicks”, aveva provato a gettare acqua sul fuoco con un messaggio apparentemente pacato: subito dopo la vittoria, interrompendo persino la conferenza stampa del giocatore Josh Hart, aveva esortato i tifosi a festeggiare ma con la testa, chiedendo loro di non farsi male e di non fare del male a nessuno. Un appello che, a giudicare dalle immagini dei bus in fiamme davanti ai cartelli pubblicitari di Times Square, è caduto completamente nel vuoto.

Le indagini della polizia si concentrano ora sulle celle di contenimento e sull’analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza per identificare i responsabili materiali dei raid contro i mezzi, un danno operativo non indifferente proprio nel bel mezzo del torneo calcistico più seguito del pianeta.

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