Cremona, l'allarme disordini si rivela un falso: scuole semivuote e centro deserto
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Redazione Interno
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Le scuole di Cremona sono rimaste aperte, ma le aule hanno registrato un'assenza massiccia nella mattinata di martedì 20 ottobre. L'allarme per una presunta protesta violenta, diffuso attraverso i social e le chat di messaggistica, ha indotto numerose famiglie a tenere a casa i figli, nonostante le lezioni si siano svolte regolarmente. Il timore era legato a una manifestazione annunciata come emulazione dei disordini verificatisi a Milano nei giorni precedenti, ma che a Cremona non ha mai avuto luogo.
L'assenteismo record al Ghisleri e la città blindata
L'istituto Ghisleri ha fatto registrare il dato più eclatante: come riferito dalla dirigente Lorenza Badini, solo quattro studenti erano presenti a scuola. Un numero esiguo, che racconta meglio di qualsiasi statistica l'effetto prodotto dal tam tam digitale. Nel resto della città la situazione non è stata molto diversa, con molti istituti che hanno visto una partecipazione ridotta all'osso.
Le forze dell'ordine, nel frattempo, hanno predisposto un dispositivo imponente: carabinieri e polizia hanno presidiato le scuole, la stazione ferroviaria, quella dei pullman e il centro storico, senza però registrare alcun momento di tensione né presenze sospette.
Vetrine protette e negozi chiusi
Il centro cittadino ha assunto per l'intera mattinata un aspetto insolito, con le vie del salotto urbano quasi completamente deserte. Diversi commercianti hanno scelto di non aprire le serrande, mentre altri hanno protetto le vetrine con pannelli di compensato per timore di possibili saccheggi. Nel pomeriggio molte attività hanno riaperto, anche se con pochissimi clienti, in una giornata che ha comunque inflitto una ferita al tessuto commerciale locale. La città è rimasta sospesa per ore, in attesa di un corteo che non si è mai materializzato.
Le indagini della Digos e i provvedimenti
Gli accertamenti della Digos della questura di Cremona si sono concentrati sulle chat in cui sono circolati gli annunci delle manifestazioni violente. Gli investigatori hanno identificato tre amministratori di un gruppo WhatsApp: due di loro, entrambi minorenni, sono stati denunciati in stato di libertà con le accuse di istigazione a delinquere e procurato allarme, mentre il terzo è risultato estraneo ai fatti in quanto semplice intestatario dell'utenza telefonica utilizzata dal fratello minore.
Nel corso delle perquisizioni domiciliari sono stati sequestrati materiale informatico, due passamontagna e una pistola giocattolo priva del tappo rosso.
Il tam tam social e il contesto locale
L'allarme era scattato nella giornata di lunedì, quando sui canali social dei giovani, in particolare WhatsApp, hanno iniziato a circolare messaggi che parlavano di occupare scuole, danneggiare proprietà pubbliche e saccheggiare esercizi commerciali. Il sindaco Andrea Virgilio aveva seguito la vicenda partecipando a un incontro in prefettura del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, mentre la direzione del centro commerciale CremonaPo aveva invitato gli operatori ad abbassare le serrande al minimo segnale di disordine.
Alcuni studenti, interpellati in mattinata nei pressi della stazione, hanno spiegato di essersi recati sul posto proprio dopo aver letto sui social la notizia di possibili disordini, senza però avere alcuna intenzione di partecipare a una protesta.
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