Dopo gli scontri di Milano, l'Italia delle chat nel panico: falsi allarmi e scuole semivuote

Dopo gli scontri di Milano, l'Italia delle chat nel panico: falsi allarmi e scuole semivuote
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   A Milano, dopo gli scontri di sabato e domenica, la situazione è tornata regolare, anche se l'allerta resta alta per il prossimo fine settimana. Ma c'è un'altra ondata che non si vede per strada e che sta paralizzando le famiglie in mezza Italia: è quella dei messaggi vocali concitati, dei testi sgrammaticati e delle voci infondate che rimbalzano di smartphone in smartphone, spacciate per verità assolute. Bufale smentite dalle forze dell'ordine, ma capaci di alimentare una psicosi collettiva che ha svuotato le aule e riempito i centralini delle questure.

Il copione delle liste e degli allarmi ritagliati sull'intelligenza artificiale

Il meccanismo è collaudato e, come raccontano diverse segnalazioni, sorprendentemente semplice da replicare. Un messaggio che circola nelle chat delle scuole di Bologna, per esempio, annuncia che sarebbe stata inviata una lista di persone da violentare, corredata di nomi veri o presunti tali: «Hanno mandato la lista delle persone che vogliono stuprare, se le conoscete scrivetegli». Il testo viene poi modificato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale in pochi passaggi, cambiando i nomi e adattando il riferimento geografico, così da rendere l'allarme credibile per qualsiasi quartiere o città.

Un gioco da ragazzi, appunto, che produce però effetti concreti: a Piacenza le scuole sono rimaste semivuote per la paura di scontri e violenze che non si sono mai verificati. I dirigenti hanno sospeso uscite didattiche e spostamenti verso le palestre esterne, mentre moltissimi genitori hanno preferito trattenere i figli a casa.

La presa di posizione dei sindaci e le rassicurazioni delle autorità

A Bologna il sindaco Matteo Lepore è intervenuto direttamente per cercare di arginare il fenomeno, rivolgendosi ai genitori attraverso un messaggio pubblico. «Come in altre città italiane, anche a Bologna oggi sono girati nelle chat delle scuole messaggi molto violenti, con minacce per l'incolumità dei ragazzi e delle ragazze», ha dichiarato il primo cittadino, definendo quelle catene social come strumenti «creati per diffondere il terrore e confusione».

Lepore ha poi precisato che le forze dell'ordine stanno seguendo la vicenda con attenzione, ma che «al momento non si rilevano reali elementi di pericolo», invitando le famiglie a mantenere un rapporto diretto con le scuole. La stessa linea è stata seguita a Imola, dove la dirigente scolastica del Polo liceale ha diffuso una comunicazione ufficiale per tranquillizzare studenti e docenti, sottolineando che le verifiche sono in corso ma che non risultano elementi concreti di rischio.

Il Veneto e la paura degli stupri: centocinquanta assenti al Fortuny

Se in Lombardia le chat hanno diffuso il timore di assalti e pestaggi, in Veneto le fake news hanno viralizzato lo spettro dello stupro. Al liceo Fortuny di Brescia si sono contate centocinquanta ragazze assenti in un solo giorno, con il preside costretto a spiegare che i genitori temevano per le proprie figlie.

A Chiari, paese della provincia bresciana, si sono vissute scene di isteria collettiva dopo che su Telegram era stata annunciata una manifestazione violenta con duemila partecipanti: le forze dell'ordine hanno presidiato la stazione fin dal mattino, ma si sono presentati soltanto piccoli gruppi di studenti con intenti del tutto pacifici.

A Como la psicosi ha prodotto un episodio paradossale: un gruppo di ragazzi si è autoproclamato «guardia del corpo» di un'amica il cui nome era comparso in un presunto elenco di vittime designate, finendo fermato dai carabinieri fuori da una scuola proprio mentre cercava di proteggerla da violenze inesistenti.

La geografia delle bufale e il ruolo della Digos

Il fenomeno non conosce confini regionali e ha toccato, con modalità simili, città come Novara, Pavia, Verona, Monza e Ravenna, dove sono circolati video e messaggi su aggressioni mai avvenute e su fantomatici gruppi di neofascisti pronti a colpire gli stranieri nelle stazioni. Le questure delle città coinvolte hanno fatto sapere che la Digos sta conducendo indagini per risalire all'origine dei primi messaggi, ma che in generale le segnalazioni sono state ritenute infondate.

A Piacenza, in particolare, gli accertamenti proseguono per ricostruire la catena di segnalazioni che ha condizionato l'organizzazione scolastica, mentre l'attenzione resta alta in vista di sabato 24 ottobre, data citata in alcune chat come possibile momento di nuove tensioni.

Le indagini sugli scontri milanesi e il precedente di febbraio

Sul fronte giudiziario, la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta dopo i violenti scontri di piazzale Corvetto, dove un corteo contro le Olimpiadi invernali è degenerato nel lancio di petardi e sassi contro le forze dell'ordine. Sei persone risultano indagate per manifestazione non autorizzata, travisamento e resistenza a pubblico ufficiale, mentre la polizia e la Digos continuano a visionare le telecamere di videosorveglianza per individuare altri responsabili.

Un episodio, quello di febbraio, che appartiene a una stagione di tensione diversa e precedente, ma che mostra come il confine tra protesta e disordine resti un terreno su cui le forze dell'ordine sono chiamate a intervenire con continuità.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.