Spiagge semivuote e prezzi alle stelle: la rivolta dei bagnanti divide l’Italia
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Redazione Interno
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Se c’è un dato che emerge con chiarezza dall’estate 2025, è la crescente insoddisfazione verso i costi proibitivi degli stabilimenti balneari, accusati di aver alzato i prezzi al punto da scoraggiare anche i turisti più affezionati. Mentre i lidi faticano a riempirsi, persino i vip – di solito poco inclini a polemizzare – hanno alzato la voce: Alessandro Gassmann, con un tweet ironico ma tagliente, ha messo il dito nella piaga, chiedendo ai gestori se «forse avete esagerato». E i numeri, del resto, sembrano dargli ragione.
Sul litorale romano, dove fino a pochi anni fa in agosto era impossibile trovare un ombrellone libero, le presenze sono crollate del 25%, mentre in Riviera la situazione non è migliore: «Si lavora bene solo nel weekend», ammettono gli operatori, scontrandosi con la realtà di lungomare semideserti e alberghi con camere vuote. Le tariffe, che per un gazebo arrivano a sfiorare i 2.200 euro, hanno spinto molti a rinunciare o a cercare alternative, complici anche le spese generali aumentate per le famiglie.
Non è la prima volta che il tema divide l’opinione pubblica. Già nel 2008, quando Walter Veltroni fu fotografato mentre cercava spiagge libere a Sabaudia, si parlava di accessibilità negata. Oggi, però, la protesta ha assunto toni più duri, perché a lamentarsi non sono solo i turisti occasionali, ma anche chi – come Gassmann – normalmente frequenta stabilimenti esclusivi. Se persino loro trovano «improponibili» certe cifre, c’è da chiedersi come reagisca chi deve fare i conti con un budget limitato.




