Tania Terrin uccisa dall'ex che l'aveva già denunciata. La madre: "Non c'è modo di proteggerle"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il corpo senza vita di Tania Terrin, 39 anni, è stato trovato sul divano della sua abitazione a Camponogara, nel Veneziano, nella serata di domenica 16 agosto. La donna, originaria di Vigonovo, è stata strangolata dall'ex compagno Dino Keber, un meccanico di 43 anni, che dopo aver commesso il delitto si è tolto la vita impiccandosi nella sua officina a Dolo. A dare l'allarme è stata la madre, Marinella Forner, che non riuscendo a contattare la figlia ha chiamato i carabinieri; i militari sono entrati nell'appartamento passando da una finestra lasciata aperta, trovando il corpo della donna.

Sulla porta di casa non c'erano segni di effrazione, il che fa supporre che la vittima abbia volontariamente aperto all'uomo che l'avrebbe uccisa.

Le denunce e i precedenti di Dino Keber

La vicenda assume i contorni di un femminicidio annunciato, considerato il copioso numero di segnalazioni e denunce che avevano già messo in luce la pericolosità di Keber. La stessa Tania aveva sporto querela ai carabinieri il 22 aprile scorso, dopo un'aggressione particolarmente violenta in cui l'uomo, sorprendendola alle spalle, l'aveva stretta al collo fino a farle perdere i sensi. In quell'occasione, la prognosi fu di due giorni.

Durante la denuncia, la donna aveva anche raccontato di un precedente episodio risalente al 18 dicembre 2025, quando Keber l'aveva colpita con schiaffi, uno dei quali le aveva procurato una contusione occipitale con cinque giorni di prognosi. A seguito di queste segnalazioni, a giugno il questore di Venezia aveva emesso un ammonimento nei confronti dell'uomo, una misura di prevenzione che gli imponeva di tenersi lontano dalla vittima.

Ma il passato di Keber era già costellato di episodi simili. Dagli accertamenti investigativi, emersi dal provvedimento di ammonimento, è risultato che l'uomo era stato querelato in precedenza da altre tre compagne. La prima denuncia risale al 2002, le altre al 2010 e al 2021. In tutti questi casi, però, le querele erano state successivamente ritirate dalle donne che le avevano sporte, portando all'archiviazione dei procedimenti. Una dinamica che si sarebbe ripetuta anche con Tania, se la tragedia non avesse interrotto quel meccanismo perverso fatto di violenza, minacce e riappacificazioni.

La paura di Tania e il ricatto emotivo

La paura di Tania per il suo ex compagno era ben nota tra i vicini di casa. Dopo l'aggressione di aprile, aveva inviato un messaggio nel gruppo WhatsApp condominiale, accompagnato da una foto di Keber, con l'avvertimento: "Se viene questa persona non apritegli". Una vicina ha raccontato che Tania si lamentava spesso di vederlo aggirarsi nei paraggi, dicendo "me lo trovo spesso sotto casa". Nonostante l'ammonimento, Keber continuava a presentarsi e a cercarla, alternando pressioni psicologiche a tentativi di riappacificazione.

Secondo quanto ricostruito, era solito fare leva sul senso di colpa della donna, minacciando di togliersi la vita se lei lo avesse lasciato definitivamente; una tattica che aveva già utilizzato con successo con le sue ex, convincendole a ritirare le denunce.

La madre di Tania, Marinella Forner, ha dichiarato di aver denunciato la situazione ai carabinieri insieme alla figlia per sette o otto volte, esprimendo tutta la propria impotenza di fronte a un sistema che non è riuscito a proteggere la ragazza. "I carabinieri devono dire alle donne che denunciano i compagni violenti che si facciano subito la valigia e spariscano", ha affermato con rabbia e dolore la madre, "perché non c'è modo di proteggerle e devono mettere in conto che potrebbero morire".

Il dolore e il rammarico sono stati espressi anche da Marco Smaniotto, titolare dell'autofficina dove Tania lavorava, che ha condiviso sui social un messaggio di commiato alla sua dipendente, una ragazza che descrive come solare e piena di vita.

Le indagini e il dibattito sulle misure di prevenzione

La procura di Venezia ha aperto un fascicolo per omicidio-suicidio. Gli inquirenti stanno ricostruendo gli ultimi momenti di vita della coppia, anche attraverso l'analisi dei telefoni cellulari e il ritrovamento di due bicchieri nell'abitazione della vittima. Una circostanza, quest'ultima, che potrebbe aiutare a chiarire se Keber fosse stato invitato a entrare o se si fosse introdotto con l'inganno.

Un altro particolare emerso riguarda lo stato di salute mentale dell'assassino: Keber era stato seguito per un breve periodo da un centro di salute mentale quattro anni fa, ma si era presentato solo a poche sedute, senza mai iniziare una terapia farmacologica. Aveva inoltre problemi di alcolismo, una combinazione di fattori che rendeva la sua condotta ancora più imprevedibile.

Il caso ha riaperto il dibattito politico sull'efficacia delle misure di prevenzione attuali, come l'ammonimento del questore, giudicato da molti uno strumento inefficace di fronte a soggetti violenti e recidivi. La domanda che molti si pongono è se l'applicazione di un braccialetto elettronico a Keber avrebbe potuto scongiurare l'ennesima tragedia.

Elisa Ercoli, presidente di "Differenza Donna", pur evitando certezze sul fatto che Tania oggi sarebbe viva, ha sottolineato come la vicenda evidenzi la necessità di una maggiore preparazione delle forze dell'ordine nella gestione di questi casi complessi. L'omicidio di Tania Terrin, avvenuto a pochi chilometri da dove viveva Giulia Cecchettin, rappresenta l'ennesimo drammatico fallimento di un sistema che, nonostante le denunce e i campanelli d'allarme, non è riuscito a proteggere una donna dalla furia del suo ex compagno.

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