Il messaggio di Tania e le omissioni che hanno trasformato un femminicidio in un caso di Stato
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Redazione Interno
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Le parole di Tania Terrin, scritte il 20 aprile scorso in un messaggio inviato a una delle ex compagne del suo assassino, risuonano oggi come un'amara e tragica premonizione. "Ciao, da donna a donna ti chiedo: Dino è stato violento con te? Sabato mi ha quasi uccisa e sta cercando di dare la colpa a me". A quattro mesi di distanza da quel disperato tentativo di cercare risposte e forse un aiuto, Tania, 39 anni, è stata trovata senza vita nella sua casa di Camponogara, in provincia di Venezia, strangolata dall'ex compagno Dino Keber nella notte tra il 15 e il 16 agosto.
L'uomo, meccanico 43enne di Dolo, si è poi tolto la vita impiccandosi, chiudendo una vicenda che, proprio per gli elementi emersi nelle ore successive al delitto, si è rapidamente trasformata in un caso politico e giudiziario di portata nazionale.
Una storia lunga 24 anni, una catena di denunce ignorate
Il dramma di Tania non è un episodio isolato, ma il tragico epilogo di un copione che Dino Keber aveva già messo in scena con altre donne, molto prima di conoscerla. Dalle indagini è emerso che Keber, noto alle forze dell'ordine, era stato querelato per violenza in almeno tre altre occasioni da precedenti compagne: le denunce risalgono al 2002, al 2010 e al 2021.
A queste si aggiunge quella di un'altra ex compagna, una donna che lo aveva subito per sei anni e che è stata contattata da Tania il 20 aprile, la quale ha raccontato di essere finita al pronto soccorso tre volte e di averlo denunciato una sola volta, spinta più dalla paura di una sua contro-denuncia che dalla volontà di fermarlo. Un'altra ex vittima, che definisce se stessa una "miracolata", lo aveva incontrato quando aveva solo 16 anni, nel 2002, ed è stata la sua prima vittima conosciuta.
Eppure, nonostante questo preoccupante quadro di recidività, tutte le querele erano state ritirate e archiviate, ma il loro peso, la loro esistenza stessa, era un'informazione disponibile nelle carte della questura.
"Mi ha quasi uccisa, dà la colpa a me": la dinamica della violenza
La dinamica della violenza agita da Keber, come emerge dalle testimonianze delle sue ex compagne, segue un pattern riconoscibile e devastante. La risposta che Tania ricevette al suo messaggio è agghiacciante e rivelatrice: "Sì, mi metteva le mani addosso, e l'ha fatto con tutte. Alla madre di sua figlia ha spaccato tutti i denti. È pericoloso, può succedere di nuovo, dando poi la colpa a te".
Una profezia che si è tragicamente avverata con la stessa Tania, che nell'aprile del 2024 aveva raccontato ai carabinieri di essere stata aggredita alle spalle e presa per il collo fino a perdere i sensi, un tentativo di strangolamento che le è valso un referto medico. Una delle ex compagne, per giustificare la propria scelta di non denunciare e di non andarsene, ha raccontato un meccanismo psicologico perverso: "Quando sei dentro a quel vortice, però, non capisci cosa sta succedendo.
Credi di essere tu quella sbagliata: pensi che lui ti abbia picchiata perché te lo meritavi". Un'altra ancora ha spiegato come Keber usasse la sua malattia, il diabete, come scusa: "Diceva che non era colpa sua se diventava violento, che lui era una persona buona, ma la sua malattia lo trasformava in 'Mr. Hyde'".
L'ammonimento e l'allarme sottovalutato
Nonostante le denunce di Tania e il tentativo di strangolamento, la risposta istituzionale si era fermata a un ammonimento del questore di Venezia, emesso a giugno, la misura di prevenzione più blanda prevista dalla legge. Non furono disposte misure cautelari più stringenti come il braccialetto elettronico o l'obbligo di dimora. Questo aspetto è al centro della bufera politica e delle richieste di chiarimenti.
Il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, ha definito il femminicidio di Tania Terrin "una sconfitta per lo Stato" e ha annunciato che, insieme al ministro Carlo Nordio, valuterà "l'invio di ispettori del ministero della Giustizia in Procura a Venezia per capire cosa non abbia funzionato". Anche il presidente del consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ha parlato di un "fallimento", sottolineando come non ci si possa limitare al cordoglio ma sia necessario chiedersi cosa non abbia funzionato.
Le senatrici del Partito Democratico hanno annunciato un'interrogazione parlamentare, mentre i legali della famiglia si sono costituiti parte civile per fare piena luce sulle omissioni che hanno reso possibile questa tragedia.
Una "tragedia annunciata" che non si doveva consumare
A rendere ancora più amaro il caso è la consapevolezza, espressa da tutte le parti coinvolte, che la morte di Tania Terrin era una tragedia annunciata e, forse, evitabile. Una delle sue ex compagne ha dichiarato: "Non si doveva arrivare a questo. Con il braccialetto elettronico, l'obbligo di dimora e il divieto di avvicinamento Tania si poteva salvare". Lo stesso Keber, secondo quanto riportato, era stato in cura presso i centri di salute mentale e si era fatto ricoverare volontariamente un mese e mezzo prima del delitto, uscendo poi con una semplice firma.
La madre di Tania, Marinella Forner, ha riferito che l'uomo mostrava spesso alla figlia un cappio, minacciando di uccidersi. La scia di sangue non si ferma a questo caso: da Ferragosto, l'Italia ha registrato almeno altri cinque femminicidi, riaccendendo i riflettori su un'emergenza che le parole e le leggi non sembrano ancora riuscire a fermare.
A Camponogara, giovedì sera, si è tenuta una manifestazione dal titolo "Facciamo rumore", per ricordare Tania e tutte le donne che non ci sono più, un grido di rabbia e dolore che chiede risposte e giustizia.
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