La morte di Tania Terrin: la famiglia chiede i fascicoli sulle violenze
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Redazione Interno
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La morte di Tania Terrin, la 39enne uccisa a Camponogara la sera di Ferragosto, ha portato la sua famiglia a chiedere l’accesso agli atti del fascicolo aperto per le violenze denunciate contro Dino Keber, il suo ex compagno accusato dell’omicidio e morto dopo essersi tolto la vita nella sua abitazione di Dolo. La richiesta è stata presentata tramite l’avvocato Massimo Pavan e riguarda il procedimento da “codice rosso” compilato dalla pm Monica Guzzardi. L’obiettivo indicato dai familiari è capire se fosse possibile intervenire prima e se Tania potesse essere protetta da ulteriori rischi.
La domanda centrale che accompagna la richiesta della famiglia riguarda infatti la possibilità di salvare Tania Terrin e di comprendere se fossero state adottate tutte le misure necessarie dopo la denuncia nei confronti dell’ex compagno 43enne. Secondo quanto riportato, Dino Keber avrebbe ucciso Tania nella sua casa di Camponogara prima di raggiungere il proprio appartamento a Dolo, dove si sarebbe tolto la vita. L’accesso al fascicolo consentirebbe ai familiari di ricostruire i passaggi della vicenda e di esaminare gli elementi raccolti nell’ambito della denuncia.
La richiesta della famiglia di Tania Terrin dopo il femminicidio
La richiesta di consultare gli atti nasce dalla necessità della famiglia di conoscere il percorso seguito dopo la segnalazione presentata contro Dino Keber e di avere maggiore chiarezza sugli interventi previsti nei casi di violenza. Il fascicolo da “codice rosso” rappresenta il punto centrale della ricostruzione perché contiene gli elementi relativi alla denuncia e agli accertamenti svolti. La vicenda di Tania Terrin si inserisce in un contesto di attenzione verso le donne vittime di violenza, con la famiglia che cerca risposte attraverso gli strumenti previsti dal procedimento giudiziario.
Il tema della violenza sulle donne è stato richiamato anche a Castelfranco Veneto, dove si è svolto un flash mob davanti alla Torre civica contro i femminicidi. All’iniziativa ha partecipato Nicola Ballan, fratello di Vanessa Ballan, uccisa dopo avere denunciato il proprio stalker. La presenza della famiglia Ballan, con anche la mamma e il papà di Vanessa, è arrivata dopo un periodo dedicato all’elaborazione del lutto e ha rappresentato un momento di testimonianza pubblica contro altre violenze.
Il flash mob a Castelfranco Veneto e l’appello della famiglia Ballan
Durante il momento di riflessione e vicinanza organizzato a Castelfranco Veneto, Nicola Ballan ha rivolto un appello ai presenti chiedendo di non voltarsi dall’altra parte e di agire contro la violenza sulle donne. L’iniziativa ha coinvolto circa 200 persone e ha riunito storie segnate da perdite legate a uomini che avevano dichiarato di amare le vittime. Nel suo intervento, Nicola Ballan ha spiegato che il dolore per la perdita di Vanessa resterà sempre, ma che esiste anche un momento in cui è necessario portare una testimonianza e impegnarsi.
La vicenda di Tania Terrin e quella di Vanessa Ballan sono state ricordate insieme nel corso della manifestazione, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulle storie delle donne uccise. Il fratello di Vanessa ha sottolineato la necessità di trasformare il dolore vissuto dalla famiglia in un progetto e in un’azione pubblica. La richiesta degli atti da parte della famiglia di Tania e la presenza dei familiari di Vanessa al flash mob mostrano due percorsi diversi ma collegati: da una parte la ricerca di risposte sul procedimento, dall’altra la volontà di testimoniare contro la violenza.
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