Auto elettriche obbligatorie per noleggi e flotte aziendali dal 2030: l’Ue ci pensa
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Redazione Economia
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La Commissione Europea starebbe lavorando a un piano che, a partire dal 2030, imporrebbe alle società di noleggio e alle flotte aziendali di acquistare esclusivamente veicoli elettrici. La proposta, riportata dal Bild am Sonntag, potrebbe essere presentata già in autunno al Parlamento e al Consiglio europeo, segnando un ulteriore passo verso la transizione green, seppur con approcci più graduali rispetto al divieto totale di motori termici previsto dal 2035.
Ursula von der Leyen, pur ribadendo il principio di neutralità tecnologica – che lascia spazio a tutte le soluzioni sostenibili – sembra voler trovare un compromesso con quella fr politica che spinge per un’accelerazione verso l’elettrico, nonostante le criticità emerse nel settore automotive. Le difficoltà infrastrutturali, i costi elevati e i tempi di adattamento delle case produttrici hanno infatti sollevato dubbi sulla fattibilità del “tutto e subito”, rendendo più plausibile una road map articolata.
L’ipotesi, che riguarderebbe in prima battuta le auto in leasing e quelle delle compagnie di autonoleggio, mira a creare un effetto traino sul mercato, spingendo la domanda di elettriche attraverso canali commerciali già strutturati. Se approvata, la misura costringerebbe le aziende a rinnovare i parchi auto in tempi stretti, con ripercussioni significative sui modelli di business e sulle scelte dei consumatori, che troverebbero sempre meno veicoli a benzina o diesel disponibili a noleggio.
Non mancano, però, le resistenze. L’Aniasa, l’associazione italiana di settore, ha già espresso opposizione, definendo l’eventuale obbligo “irrealistico” e dannoso per un comparto che, negli ultimi anni, ha già dovuto affrontare crisi di supply chain e cali di domanda. Senza adeguati incentivi e una rete di ricarica capillare, avvertono gli operatori, il rischio è di rallentare anziché accelerare la diffusione delle elettriche.
Intanto, mentre Bruxelles valuta i prossimi passi, resta da capire come reagiranno i governi nazionali, alcuni dei quali – come la Germania – hanno già mostrato perplessità sulle scadenze troppo rigide. Quel che è certo è che la partita si giocherà anche sul piano industriale: per i costruttori, l’eventuale nuova norma rappresenterebbe un’ulteriore spinta a riconvertire gli impianti, ma potrebbe acuire le tensioni con i sindacati, preoccupati per l’occupazione nei comparti legati ai motori tradizionali.




