Agricoltori in rivolta contro la riforma della Pac, governo e opposizione uniti nel no

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La proposta della Commissione europea di accorpare i fondi della Politica agricola comune in un unico strumento finanziario, destinato a inglobare anche altri programmi comunitari, ha scatenato una reazione senza precedenti. Agricoltori, sindacati e forze politiche – di maggioranza e opposizione – si sono schierati compatti contro quello che definiscono un attacco alla stabilità del settore primario.

Bruxelles, che nei prossimi giorni presenterà la prima bozza della Pac post-2027 insieme al bilancio pluriennale 2028-2034, sembra orientata a ridurre le risorse destinate all’agricoltura, deviandone una parte verso altre priorità, come la difesa. Una mossa che, secondo le organizzazioni di categoria, rischia di compromettere la sicurezza alimentare dell’Ue e di riportare le politiche agrarie sotto il controllo nazionale, svuotando il ruolo comunitario.

«La centralità della Pac va difesa a ogni costo», ha avvertito la Copagri, sottolineando come l’ipotesi di un taglio ai finanziamenti e di un fondo unico rappresenti una «tempesta perfetta» per il settore. Anche il Copa-Cogeca, il potente sindacato agricolo europeo, ha espresso forti preoccupazioni, mentre in Italia il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – insieme a tutte le forze parlamentari – ha ribadito una netta opposizione alla riforma.

Non è un caso che, in un clima già teso per l’aumento dei costi di produzione e le conseguenze della crisi climatica, la protesta degli agricoltori stia montando in tutta Europa. Le piazze si riempiono, e la mobilitazione rischia di crescere ulteriormente se la Commissione insisterà su una linea che molti giudicano punitiva.

Intanto, tra i socialisti europei si alza una voce critica: «Come possiamo sostenere gli agricoltori tagliando i fondi?», si chiede l’eurodeputato Paolo Laureti, evidenziando come politiche chiave – dalla coesione al sociale – abbiano bisogno di risorse specifiche. Il nodo, però, resta quello della distribuzione: la possibile introduzione di un tetto agli aiuti per le grandi aziende aggrava le tensioni, dividendo chi chiede equità e chi teme di vedersi privare di risorse vitali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.