F1, il motore termico torna sovrano: nel 2027 meno elettrico e più spinta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un dato, emerso dopo appena quattro gare e tre sessioni di test pre-campionato, che racconta meglio di ogni altra dichiarazione ufficiale lo stato d’animo dei tecnici e dei piloti: il regolamento 2026, quello pensato per ridisegnare l’equilibrio tra termico ed elettrico, ha già mostrato crepe profonde. Così, venerdì 8 maggio, la FIA ha convocato una riunione decisiva – alla quale hanno preso parte i Team Principal, i rappresentanti di Formula One Management e i delegati tecnici dei cinque costruttori di Power Unit – e l’esito, a sorpresa solo per chi non segue il paddock da vicino, è stato un dietrofront parziale ma sostanziale.

L’accordo di principio, raggiunto dopo Miami, modifica il rapporto di potenza delle power unit a partire dal 2027, allontanandosi definitivamente da quell’utopia del 50/50 che aveva rappresentato il fulcro del nuovo ciclo tecnico voluto dai costruttori. In pratica, si incrementa la potenza del motore a combustione interna di 50 kW – equivalenti a circa 67 cavalli – attraverso un aumento del flusso di carburante, e si riduce dello stesso valore il contributo massimo dell’MGU-K, che passerà da 350 a 300 kW. Il nuovo equilibrio si avvicina così a un rapporto 60/40 a favore del termico.

Power unit 2027, l’addio al matrimonio impossibile tra elettrico e termico

Se volessimo usare una metafora letteraria, verrebbe in mente il rifiuto di Don Abbondio nel romanzo di Manzoni: «Questo matrimonio non s’ha da fare». E in effetti, la Formula 1 ha deciso che quel matrimonio forzato tra motore endotermico e parte elettrica, con pari dignità di potenza, non solo non funzionava, ma rischiava di compromettere la sicurezza e la guidabilità delle monoposto. I piloti, nelle prime uscite stagionali, avevano segnalato una gestione troppo complicata dell’energia, con continui bilanciamenti tra accumulo e rilascio che finivano per penalizzare lo spettacolo in gara.

La riunione dell’8 maggio, quindi, non è stata una semplice verifica tecnica, bensì un vero e proprio cantiere di revisione. I cinque costruttori di Power Unit hanno portato dati concreti, i delegati tecnici hanno analizzato le simulazioni, e i Team Principal – nessuno escluso – hanno concordato sull’urgenza di intervenire. Nessuna rivoluzione, ma un ritocco sostanziale: l’aumento del flusso di carburante permetterà al termico di tornare sovrano, o quasi, riducendo la dipendenza dalla parte elettrica e restituendo ai piloti quella spinta lineare che era stata sacrificata sull’altare dell’efficienza.

Meno gestione, più gara: la svolta che cambia la strategia in pista

Le conseguenze pratiche di questa modifica, che entrerà in vigore dal 2027, sono immediate anche sul piano della guida. Con una potenza termica incrementata e un MGU-K depotenziato, i piloti dovranno preoccuparsi meno della ricarica delle batterie e delle mappature complesse, potendo invece concentrarsi sull’attacco e sulla difesa delle posizioni. È un ritorno a una concezione più tradizionale della gara, dove il motore a combustione interna torna a essere il protagonista assoluto, mentre l’elettrico diventa un supporto – importante, ma non più paritario.

La decisione, per quanto annunciata come un punto d’incontro, ha già scatenato un intenso lavoro nei reparti tecnici: i costruttori dovranno rivedere i progetti delle power unit 2027, adattando non solo la parte elettrica ma anche i sistemi di raffreddamento e le architetture degli scarichi. Nessuno, però, ha chiesto di tornare indietro sull’introduzione dei carburanti sostenibili, né sull’obiettivo generale di riduzione delle emissioni. Si tratta, piuttosto, di una correzione di rotta – netta e senza troppi giri di parole – imposta dai fatti.

La cronaca di un cambiamento annunciato: quattro gare sono bastate

Tre sessioni di test pre-campionato e quattro gare: questo il lasso di tempo sufficiente alla Formula 1 per accorgersi che il regolamento 2026, sulla carta ambizioso, nella pratica risultava ingestibile. Le voci dal paddock, nelle settimane precedenti all’8 maggio, parlavano già di un malcontento diffuso, ma è stato l’incontro convocato dalla FIA a trasformare quel malessere in un accordo formale. Non si tratta di un ripensamento ideologico, bensì di un adeguamento pragmatico: la sicurezza dei piloti e la qualità dello spettacolo hanno prevalso sulle visioni politiche di lungo termine.

La notizia, arrivata dritta dal paddock dopo Miami, ha fatto rumore proprio perché smentisce la narrazione di una Formula 1 sempre più elettrica. In realtà, i costruttori hanno mantenuto il controllo della situazione, riuscendo a far valere le ragioni della sostanza contro quelle della dichiarazione d’intenti. E il risultato – un motore termico più potente e un MGU-K ridimensionato – rappresenta un compromesso che, per una volta, non lascia insoddisfatti né i tecnici né i piloti. Almeno per ora.

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