La guerra dei microchip tra Stati Uniti e Cina

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La tensione tra Stati Uniti e Cina sul fronte tecnologico ha raggiunto un nuovo picco con la recente decisione della Cina di bloccare l'export di componenti chiave per la produzione dei microprocessori, come gallio, antimonio e germanio. Questa mossa, annunciata dal ministero del Commercio cinese, prevede anche revisioni più severe delle esportazioni di grafite, con controlli rigorosi sugli utenti e sugli usi finali. Le organizzazioni e gli individui che violeranno le normative saranno ritenuti responsabili secondo la legge cinese.

Questa decisione arriva in risposta alle nuove restrizioni imposte dagli Stati Uniti, che hanno inserito oltre 140 aziende cinesi nella cosiddetta entity list, limitando drasticamente la capacità delle imprese statunitensi di vendere componenti e tecnologie avanzate alle aziende cinesi senza specifiche esenzioni. Questa è la terza stretta in poco più di un anno, e mira a ostacolare ulteriormente gli sforzi della Cina per sviluppare un'industria avanzata dei microchip, essenziali per il progresso tecnologico, economico e militare del Paese.

Il Dipartimento del Commercio americano ha annunciato che le nuove restrizioni riguardano macchinari per i chip e memorie a grande ampiezza di banda, con l'obiettivo di impedire alla Cina di acquisire tecnologie cruciali per il suo sviluppo. Questa mossa è stata definita come una delle "ultime trumpate" dell'amministrazione Biden contro la Cina, in riferimento alle politiche commerciali aggressive adottate dall'ex presidente Donald Trump.

La risposta cinese, che prevede il blocco immediato delle esportazioni di componenti chiave per la produzione dei microprocessori, rappresenta un ulteriore escalation nella guerra dei microchip tra le due superpotenze.

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