Juve Stabia, azzerato il Cda: fuori Guerri, Alfonso Morrone nuovo presidente

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’era di Alfredo Guerri al vertice della Juve Stabia si è chiusa in meno di tre mesi. Il Consiglio di Amministrazione del club campano è stato azzerato per «giusta causa» su disposizione del Tribunale di Napoli Nord, che ha accolto le valutazioni della Procura partenopea. A formalizzare la misura è stato Giovanni Montaperto, amministratore giudiziario e legale rappresentante della Domus srl, la società che detiene il 100 per cento delle quote delle Vespe, a loro volta sottoposte a sequestro preventivo.

La decisione del gip Caterina Anna Arpino risponde all’esigenza di garantire l’autonomia del management sia dalla proprietà sia dalla precedente governance, assicurando una gestione trasparente e conforme alle prescrizioni dell’autorità giudiziaria.

Il nuovo assetto societario

Alla presidenza arriva Alfonso Morrone, manager con una consolidata esperienza nel settore sportivo, chiamato a guidare la società in una fase di estrema delicatezza. Nel nuovo Cda siederanno anche Salvatore Scarpa e Mario Ferrara, entrambi già impegnati da circa un anno come amministratori giudiziari del club e confermati per garantire continuità operativa. Scarpa assume il ruolo di vicepresidente e porta con sé una conoscenza diretta delle dinamiche societarie e dei rapporti istituzionali; Ferrara continuerà a occuparsi della gestione sotto il profilo amministrativo.

L’azzeramento del precedente organo di gestione ha determinato l’uscita di scena di Guerri, della vicepresidente Francesca Sosti e del consigliere Vittorio Carratù, le cui cariche sono state revocate con effetto immediato.

L’inchiesta sui crediti d’imposta

Il ribaltone ai vertici societari è la conseguenza diretta dell’inchiesta della Guardia di Finanza di Napoli su presunte irregolarità nella generazione di crediti legati al Superbonus 110 per cento. Secondo la Procura di Napoli, diretta da Nicola Gratteri, l’imprenditore avrebbe accumulato crediti d’imposta ritenuti non dovuti per un valore di quasi 153 milioni di euro attraverso due società edili a lui riconducibili. Le contestazioni riguardano lavori che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati in alcuni casi mai iniziati o realizzati soltanto in parte.

A Guerri è stata inoltre notificata un’interdittiva della durata di un anno dall’esercizio dell’attività d’impresa. La Juve Stabia è estranea al procedimento penale, ma le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il patron avevano già portato, nei mesi scorsi, alla perdita del controllo da parte dell’imprenditore a soli due mesi dal suo insediamento e all’amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Napoli.

La penalizzazione in classifica

Sul fronte sportivo, il Tribunale Federale Nazionale ha inflitto alla Juve Stabia due punti di penalizzazione da scontare nella corrente stagione di Serie B. La sanzione è arrivata per non aver prodotto la documentazione relativa ai requisiti di onorabilità e solidità finanziaria, unitamente alla copia dell’atto di acquisizione, in relazione alla cessione del 100 per cento delle quote societarie alla neocostituita Stabia Capital srl, perfezionatasi il 17 aprile scorso.

Si tratta di una penalizzazione che si aggiunge a quella già comminata prima dell’inizio del campionato, contribuendo a collocare le Vespe nelle zone basse della classifica.

Le infiltrazioni nello stadio e il contesto cittadino

La vicenda societaria si inserisce in un quadro territoriale complesso, segnato dall’inchiesta che a novembre scorso aveva portato alla luce l’infiltrazione del clan D’Alessandro nello stadio Romeo Menti. Secondo gli inquirenti, il gruppo criminale stabiese avrebbe cercato di imporre la propria presenza economica nel servizio di ristoro durante le partite casalinghe delle Vespe, tentativo ricostruito dagli investigatori anche attraverso un episodio di tentata estorsione ai danni del responsabile della sicurezza del club.

Nello stesso periodo, il Comune di Castellammare di Stabia è stato sciolto per la seconda volta in quattro anni per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata, con una relazione della commissione d’accesso che ha descritto un apparato amministrativo privo di adeguati presidi di vigilanza e attraversato da rapporti di prossimità con ambienti criminali.

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